giovedì, Agosto 11

Golan: al via l’occupazione trasformativa di Israele Il Primo Ministro Naftali Bennett ha dato il via al piano volto a raddoppiare la popolazione ebraica del Golan, area occupata e annessa illecitamente dal 1981. “E' una violazione grave del diritto internazionale sostituire o anche solo 'aggiungere' popolazione del Paese colonizzatore”, spiega l'internazionalista Giancarlo Guarino

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In Israele cambiano i governi, cambiano i primi ministri, ma non cambia la politica, quella che fa dell’annessione il suo core business.
Ieri, il Primo Ministro Naftali Bennett, in una seduta straordinaria del Consiglio dei Ministri tenuta nel kibbutz Mevo Hama, ha annunciato che il governo israeliano ha deciso di raddoppiare la popolazione ebraica del Golan negli anni dal 2022 al 2025 e di stanziare a questo fine circa 285 milioni di euro -183 milioni di dollari per la pianificazione degli alloggi entro cinque anni, e altri 51 milioni di dollari per infrastrutture e trasporti, al fine di migliorare la qualità della vita nelle alture del Golan.
Nell’annuncio, Bennett ha ricordato il riconoscimento dell’ex Presidente Donald Trumpdella sovranità israeliana sul Golan, e «il fatto che l’Amministrazione Biden ha chiarito che non vi è alcun cambiamento in questa politica», oltre ai dieci anni di guerra civile in Siria, sostenendo che «ogni persona comprende ormai che occorre preferire alture tranquille, verdi e prosperose sotto Israele che non ogni altra alternativa», e ha detto che una delle circostanze che hanno influito sulla decisione è legata alla crisi del Covid «che ha mostrato a molti israeliani che non è obbligatorio vivere nel centro del Paese e che è possibile anche lavorare da casa». A costoro il governo offrirà infrastrutture adeguate. «Questo è il nostro momento. Questo è il momento delle alture del Golan», ha detto Bennett ai ministri. «Dopo anni lunghi e statici in termini di portata degli insediamenti, il nostro obiettivo oggi è raddoppiare gli insediamenti nelle alture del Golan».

Bennett ha precisato che la città israeliana di Katzrin (7.000 abitanti) sarà estesa con due nuovi quartieri. Inoltre, saranno creati due nuovi insediamenti ebraici: Assif e Meitar, ciascuno con circa 2.000 unità abitative. Il piano del governo mira a migliorare le infrastrutture, stabilire nuove comunità e quartieri e creare 2.000 nuovi posti di lavoro trasformando la regione nella «capitale delle tecnologie energetiche rinnovabili di Israele». Il piano prevede una serie di progetti di tecnologia agricola, inclusi progetti agro-voltaici in cui i pannelli solari sono montati sui campi coltivatiper facilitare la crescita delle colture e generare elettricità allo stesso tempo.

Israele ha a lungo sostenuto che il Golan è stato, a tutti gli effetti, completamente integrato in Israele e che il controllo dell’altopiano strategico è necessario come protezione dall’Iran e dai suoi alleati in Siria. Oggi sulle alture del Golan risiedono circa 53.000 persone: 27.000 coloni ebrei, che si identificano come israeliani, 24.000 drusi, che si considerano cittadini siriani, e circa 2.000 alawiti (un gruppo etnoreligioso originario dell’Islam sciita e setta minoritaria a cui appartiene la famiglia regnante siriana, gli Assad).

Il piano, dunque, è volto a incoraggiare la crescita demografica in un’area strategica da sempre e che ancor di più lo sarà nei prossimi anni. Obiettivo finale, raggiungere i 100.000 residenti nei prossimi anni.
Con la decisione di ieri, il governo israeliano in qualche modo ufficializza che per parte sua non si torna indietro, anzi, prova a rafforzare e cristallizzare lo status quo. Il che si traduce in ulteriore ostacolo per qualsiasi futuro tentativo di pace con la Siria, che rivendica la regione, avendo dalla sua il diritto internazionale.

La mossa di Bennett arriva quasi tre anni dopo che gli Stati Uniti, sotto l’ex Presidente Trump, hanno riconosciuto la sovranità di Israele sul Golan. Infatti, Trump, il 25 marzo 2019, dopo due anni di pressione da parte del governo israeliano di Benjamin Netanyahu, ha riconosciuto l’annessione delle alture del Golan da parte di Israele, avvenuta nel 1981, 14 anni dopo che, nel 1967, Israele aveva conquistato il territorio. Annessione mai riconosciuta da nessuno. Trump, nel proclama firmato, concede ufficialmente agli Stati Uniti il riconoscimento del Golan come territorio israeliano, un cambiamento drammatico rispetto a decenni di politica statunitense.
La dichiarazione di Trump venne condannata dal resto della comunità internazionale.
A parte gli Stati Uniti, la comunità internazionale considera il Golan come parte integrante della Siria.Secondo il diritto internazionale, la regione è considerata territorio siriano occupato da Israele.
Questo cambiamento di posizione deciso da Trump, su un territorio altamente conteso e strategicamente prezioso sia per Israele che per la Siria, oltre incontrare la condanna dalla comunità internazionale, al tempo suscitò un intenso dibattito tra i favorevoli e i contrari nel contesto del più ampio conflitto arabo-israeliano, esattamente come era accaduto per il riconoscimento di
Gerusalemme come capitale di Israele.

Bennett ha riconosciuto che la decisione di ieri è stata favorita dal riconoscimento di Trump e dall’indicazione dell’attuale Amministrazione statunitense che non contesterà a breve le prese di posizione della precedente Amministrazione.

La decisione di Trump ha invertito decenni di coerente politica statunitense che richiedeva che qualsiasi riconoscimento territoriale fosse il risultato di negoziati diretti, piuttosto che di dichiarazioni unilaterali. In secondo luogo, è in contrasto con il diritto internazionale, che non riconosce la sovranità israeliana sui territori occupati durante la guerra del 1967».
Della mossa di Trump si disse che era è un gesto simbolico, piuttosto che legale, che rientrava nello stile del personaggio, e che però il riconoscimento degli Stati Uniti poteva conferire una certa legittimità alla controversa politica di annessione di Israele. Oggi Bennett prende a pretesto quella mossa, la usa per avvallare la sua decisione,proprio come se la decisione USA potesse smentire il diritto internazionale. Per altro, il Primo Ministro israeliano pare ignorare l’intervista rilasciata da Trump al giornalista israeliano Barak Ravid, nel contesto della quale afferma più volte di essersi convinto che Netanyahu «non voleva fare la pace. Mai voluto». E: «Pensavo che i palestinesi fossero impossibili e che gli israeliani avrebbero fatto di tutto per fare la pace e un accordo. Ho scoperto che non è vero». 

Proviamo ricostruirne la vicenda, con l’aiuto di Dina Badie docente di Politica e Studi Internazionali presso il Center College del Kentucky. «Israele ha conquistato cinque territori di tre Paesi durante la guerra del 1967:la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai dall’Egitto, Gerusalemme Est e la Cisgiordania dalla Giordania e le alture del Golan dalla Siria. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha risposto approvando la cosiddetta risoluzioneterra per la pace‘, o risoluzione 242, che prevedeva che Israele scambiasse i territori occupati per la pace e il riconoscimento dagli Stati arabi circostanti. Tutti i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite hanno approvato la risoluzione, compresi gli Stati Uniti. Prima della guerra del 1967, circa 150.000 siriani vivevano nelle alture del Golan, ma molti furono sfollati a causa del conflitto», oggi ne sono rimasti circa 24.000. Tutti i residenti nel territorio hanno diritto alla cittadinanza israeliana dal 1981.
«
Alla fine della guerra, le due parti in conflitto non erano d’accordo su chi avrebbe dovuto agire per primo. Gli Stati arabi si sono rifiutati di negoziare fino a quando Israele non si fosse ritirato dai territori occupati, mentre Israele ha rifiutato di ritirarsi fino a quando gli Stati arabi non avessero negoziato un accordo di pace. Di conseguenza, Israele ha continuato a occupare i cinque territori e ha costruito insediamenti su di essi poco dopo la conclusione della guerra.
Nel
1973, Egitto e Siria lanciarono una guerra contro Israele, avanzando nella penisola del Sinai e nelle alture del Golan nel tentativo di riconquistare i territori occupati. Con l’aiuto americano, Israele riuscì a mantenere il controllo sul territorio.
Alla fine del conflitto, gli Stati Uniti hanno mediato i colloqui tra Israele, Egitto e Siria nel tentativo di risolvere le continue controversie territoriali. Successivamente, gli accordi di Camp David restituirono formalmente la penisola del Sinai all’Egitto in cambio della pace, in conformità con la risoluzione 242. Ma i restanti quattro territori, comprese le alture del Golan, rimasero sotto il controllo israeliano.

Nel 1981, il governo israeliano dichiarò che stava annettendo Gerusalemme Est e le alture delGolan, estendendo permanentemente i propri confini per coprire i due territori conquistati. Inrisposta, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 497, che condannava l’annessione del territorio siriano,dichiarandola violazione del diritto internazionale».
«Israele e Siria si sono impegnate in diversi round di negoziati sulle alture del Golan, inclusi
colloqui segreti fino al 2010, che avrebbero portato al completo ritiro israeliano. L’inizio della guerra civile siriana nel 2011 ha interrotto quei negoziati.
Tuttavia,
la Siria continua a chiedere il pieno ritorno delle alture del Golan» in forza del diritto internazionale. Infatti, l’occupazione israeliana delle alture del Golan è illegale secondo il diritto internazionale. Il perchè è chiaramente espresso nelle tre risoluzioni cruciali approvate dal Consiglio di sicurezza dell’ONU: UNSCR 242 (1967),UNSCR 338 (1973) e UNSCR 497 (1981). Nella sua prima clausola, l’UNSCR 242 chiede chiaramente il «ritiro delle forze armate israeliane» dai territori occupati nella Guerra dei sei giorni, ovvero la penisola del Sinai, la Cisgiordania e le alture del Golan. L’UNSCR 338, approvata durante la guerra dello Yom Kippur/Ramadan, invita tutte le parti coinvolte ad attuare l’UNSCR 242 «in tutte le sue parti». L’UNSCR 497 va oltre, ed evidenzia esplicitamente l’illegalità dell’occupazione israeliana: «La decisione israeliana di imporre le sue leggi, giurisdizione e amministrazione nelle alture del Golan siriane occupate è nulla e priva di effetti giuridici internazionali».

L’intero territorio che costituisce le alture del Golan è poco più di un fazzoletto di terra, un territorio che misura «circa 40 miglia da nord a sud, e una media di 12 miglia da est a ovest», 1.800 km quadrati. Dimensioni a parte, le «alture del Golan sono un altopiano d’alta quota strategicamente prezioso che si affaccia sulla Siria e sulla Valle del Giordano. È considerato militarmente significativo sia per la Siria che per Israele, e Israele considera anche il territorio una ‘zona cuscinetto’ che contribuisce alla sua autodifesa». L’alta quota delle alture del Golan fornisce punti di osservazione in profondità nella Siria.
Ma c’è di più. «Oltre al suo valore militare,
le alture del Golan sono anche una risorsa strategica per le sue risorse idriche e la terra fertile. L’area ospita il bacino idrografico del fiume Giordano, il lago di Tiberiade, il fiume Yarmuk e falde acquifere sotterranee. Israele estrae un terzo della sua acqua dalle alture del Golan. In una regione del mondo relativamente arida, il controllo sulle riserve idriche del Golan ha un valore inestimabile. E inoltre, la perforazione esplorativa fa ritenere che i giacimenti di petrolio del territorio potrebbero produrre miliardi di barili».

La politica di Israele è sempre stata quella di usare aree come le alture del Golan per avviare un processo di negoziazione che lo legittimasse implicitamente come Stato. Gli accordi di Abramo hanno sicuramente soddisfatto questo bisogno di ‘legittimità’. Bisognerà capire se, come sembra, la decisione di ieri significhi che, soddisfatto questo ‘bisogno’, ora Israele stia facendo un passo avanti, sempre in violazione del diritto internazionale, questa volta verso l’acculturazione forzata, la sostituzione etnica della popolazioneche lentamente, e neanche troppo, andrà a modificare l’identità del Golan.
Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, editorialista de ‘L’Indro‘, spiega così la questione dal punto di vista tecnico: “E’ una violazione grave del diritto internazionale sostituire o anche soloaggiungerepopolazione del Paese colonizzatore, o (come si diceva una volta) ‘suzerain’, con la popolazione locale. Tanto più se oltre alla popolazione si sostituiscono le istituzioni amministrative e non solo (cosa vietata dalle convenzioni dell’Aja e di Ginevra, tra l’altro). Qualcuno oggi la chiama occupazione trasformativa‘, che in termini di diritto equivale a crimine internazionale. Si parla di ‘divieto di sostituire istituzioni e popolazione locali‘. Il termine ‘occupazione trasformativa’ è una invenzione recente, disgustosa, perchè sembra che uno lo fa…per il bene dei locali! Ma è un classico della falsa coscienza.
Il caso più noto, e ovviamente nessuno dirà mai che è un crimine (tranne il sottoscritto che lo ha scritto!) è quello dell’Iraq, dove gli USA hanno rovesciato Governo e istituzioni per sostituirle con Governo e istituzioni create da loro…che esploderanno appena se ne andranno. Un altro caso meno noto è quello del Kossovo, anche se la Corte internazionale di Giustizia dice che può andare, ma anche lì appena gli europei se ne vanno, si massacrano. Noi italiani siamo stati accusati di farlo durante il fascismo quando facilitavamo il trasferimento di ‘italiani’ in Alto Adige. Nei casi estremi, si può tranquillamente parlare di genocidio: come in USA con gli ‘indiani’ e in Australia con gli ‘aborigeni
‘”.
Nessuna reazione al momento si è registrata né da parte degli USA, né da parte UE.

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