venerdì, Ottobre 22

GMG 2016: Francesco incontra la Polonia field_506ffbaa4a8d4

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«Per Francesco è una novità la Polonia, non la conosce, non c’è mai stato», al contrario dei suoi predecessori: San Giovanni Paolo II c’è stato 9 volte e Benedetto XVI l’ha visitata dieci anni fa, con tappa anche ad Auschwitz. Così padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, illustrando il programma del 15° viaggio internazionale di Papa Francesco, da oggi, e fino al 31 luglio, in Polonia in occasione della 31esima Giornata Mondiale della Gioventù (GMG 2016), «scopo principale, ma non unico del viaggio». Infatti, Francesco, domani, al santuario di Czestochowa, celebrerà il 1.050 anniversario del battesimo della Polonia, un appuntamento il cuisaporepolitico sovrasta quello religioso. Un significato politico tracciato dal cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, grande amico e segretario privato di Giovanni Paolo II, tra gli artefici della Polonia di oggi, nel corso di una conferenza stampa riservata ai media italiani della Cei.
Dziwisz, ha tra il resto affermato: Francesco sarà a Czestochowa «per ricordare quello che non si è potuto fare per i mille anni, per mostrare come dopo 50 anni finalmente è possibile testimoniare un fatto importantissimo per la storia della Polonia. Con il battesimo, la Polonia è entrata nella comunità dei Paesi cristiani dell’Europa, si è unita alla cultura cristiana». E prosegue: «Paolo VI è stato sul punto di venire, ma non è stato possibile, e per Giovanni Paolo II non è stato facile il suo primo viaggio: ci sono state tante discussioni, difficoltà, e il Governo si è convinto soltanto dopo lo straordinario successo del viaggio in Messico». Del resto, ha ricordato Dziwisz, quando Karol Wojtyla è stato eletto «il Governo non sapeva come annunciarlo, hanno aspettato a lungo. Mosca aveva paura di Giovanni Paolo II, ed oggi possiamo dire che avevano ragione».
La Polonia, la Russia, l’Unione Europea, la Chiesa cattolica: è il perimetro politico del viaggio di Francesco.
«La Chiesa è viva in Polonia», prosegue Dziwisz, «ma la fede si deve rinnovare e fortificare sebbene la frequenza alla messa domenicale sia altissima. Dopo la caduta del Comunismo non c’è stata perdita di valori, di fede. E lo stesso è accaduto dopo l’ingresso nell’Ue. Oggi i giovani sono ancora vicini alla Chiesa». Grazie anche all’insegnamento e alla catechesi. «Nelle scuole, di ogni ordine e grado la percentuale degli studenti che studia religione supera in media il 90%. L’insegnamento è importante, l’ignoranza invece pericolosa».
Una Chiesa cattolica forte, i cui valori costituiscono la solidità della popolazione -è il Paese più religioso d’Europa, quasi il 90% della popolazione è cattolica e il 50% praticante con punte, nelle campagne, del 70%-,  in un Paese figlio dellarivoluzioneconservatrice di Giovanni Paolo II, che, nell’arco di pochi decenni, abbattuto il Comunismo, dopo l’ubriacatura europeista, nell’autunno 2015 ha svoltato definitivamente in direzione russofoba, euroscettica, nazionalista, autoritaria secondo alcuni osservatori, tanto da convincere la UE, a gennaio di quest’anno, a decidere un procedimento di valutazione dei criteri di democraticità nei confronti del Governo polacco, per accertarsi che i criteri di libertà e democrazia vengano rispettati, in virtù dell’art. 7 del Trattato dell’Unione Europea relativo allo stato di diritto. «L’Occidente è deluso dalla Polonia, perché i casi di aborto sono pochi, perché non c’è interesse sulle unioni civili. Qualcuno pensa che in Polonia non ci sia libertà, ma non è così», parola dell’segretario personale di Papa Wojtyla.
E’ con questa Polonia che Bergoglio s’incontrerà. Un Bergoglio il cui pontificato, dice ancora Dziwisz –intervistato da ‘Vatican Insider«è legato inscindibilmente a quello di papa Benedetto XVI e a quello di san Giovanni Paolo», e però anche segnato da posizioni che mal si conciliano con l’ultraconservatorismo della piattaforma del gruppo di Visegrad, da novembre in Polonia interpretato dalla Premier Beata Szydlo. Un tema su tutti: l’accoglienza dei migranti, Papa Francesco ne ha fatto una sua battaglia distintiva, dalla quale, per altro, discende una precisa idea di convivenza tra i popoli di religioni diverse e di Europa. Tema che è al centro dello scontro tra Bruxelles e Varsavia –una delle capitali della nuova Guerra Fredda. La Chiesa polacca esprime in pieno questa ambivalenza, trovandosi in linea con il Governo conservatore su alcune tematiche (per esempio le politiche a sostegno della famiglia) e in opposizione su altre, altresì al suo interno vi sono posizioni diverse, anche in contrasto con la linea di Francesco.

«L’Europa è davanti a un bivio politico, ma non solo», afferma Dziwisz, «un’unione basata solo sull’interesse economico viene meno quando non funziona l’economia o si dà più di quanto si riceve… E peggio ancora quando ci sono tentativi di omogeneizzazione culturale contro le radici cristiane di molti Paesi europei. Questi momenti di difficoltà ci suggeriscono di tornare allo spirito dell’unificazione europea, promosso da veri cristiani come Alcide de Gasperi, Robert Schuman.  In questo senso, mi ricordo del messaggio di Giovanni Paolo II da Santiago de Compostella nel 1983: “Europa, sii te stessa!” L’ha detto benissimo Francesco qualche mese fa da Strasburgo: solo tornando ai nostri valori l’Europa potrà dare un contributo valido in primo luogo ai suoi abitanti, e poi al resto della terra».

 

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