domenica, Maggio 16

Gli Zeta: quelli che con la tecnologia desiderano costruire un futuro migliore Abbiamo intervistato Patrizia Martello per conoscere più da vicino le attitudini e le aspirazioni lavorative dei giovani Zeta

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Il tratto distintivo dei rappresentanti della Generazione Z è la tecnologia, che avrà un ruolo fondamentale nel loro futuro lavorativo. Quali sono le altre soft skills che i nativi digitali possono offrire ai potenziali datori di lavoro?

Vivono la tecnologia come ‘implicita’ e ‘trasparente’, come un elemento naturale dell’ambiente, come l’arredo di casa o come un accessorio di moda, qualcosa che c’è sempre stato nelle loro vite. Questa naturalità e familiarità con la tecnologia, sia hardware sia software, li rendono cognitivamente agili nel gestire sfide e ‘giochi’ mentali complessi, predisposti alla sperimentazione per prova ed errore, e veloci nell’apprendere, per esempio quello che a tutti gli effetti è il nuovo ‘linguaggio’ di cittadinanza per padroneggiare la tecnologia digitale: il coding . Queste sono senz’altro competenze differenzianti e di valore. Aggiungiamo l’altrettanto naturale attitudine alla condivisione (sharing mindset, ricordiamoci che questa generazione non ricorda un mondo pre-social media) che dal punto di vista relazionale si traduce in collaborazione, co-progettazione e team-working come modalità progettuali convenienti e utili per raggiungere gli obiettivi. Poiché il digitale sta diventando e sarà l’ambiente economico del futuro, in cui ogni mestiere sarà digitale, la centralità delle competenze digitali è, di fatto, la grande, forse unica, certezza che gli Zeta hanno sul mondo del lavoro che li attende.

Gli Z ricordano molto gli uomini della generazione degli anni ’50: molto decisi, maturi e desiderosi di aiutare il proprio Paese. Ritiene che ci sia un ritorno ai valori tradizionali nell’approccio al mondo del lavoro da parte dei futuri laureati della Generazione Z?

Sì, noi possiamo leggerlo come una sorta di recupero di un set di valori, quali trasparenza, correttezza, onestà, solidarietà, etica che per questa generazione è un frame costitutivo. Per esempio, dal punto di vista etico, le aspettative sulle aziende, grandi o piccole, o sui brand in generale riguardano il fatto che queste ultime facciano la loro parte, ridistribuendo valore in azioni e iniziative concrete a favore del pianeta e della sua conservazione. Più che nella politica e nelle istituzioni, hanno la speranza che il mercato possa essere il vero player del cambiamento, che fa del bene al mondo, in termini di sostenibilità ambientale. E criteri come questo, guidano le scelte dell’invio dei cv, di application o d’ipotesi di start-up da fondare.

Com’è stato possibile, a suo avviso, questo repentino cambiamento di mentalità rispetto ai Millennials nel giro di pochi anni? La maturità che contraddistingue i ragazzi della Generazione Z è frutto e colpa della crisi in cui sono nati?

Possiamo definirli anche ‘Millennials al cubo’ nel senso di un’evidente radicalizzazione di una serie di valori guida: ipersensiblità ai temi ambientali, disillusione e disincanto, pragmatismo e concretezza, impegno e meritocrazia, iperselettività nelle relazioni, autenticità delle esperienze, il sogno di un mondo migliore. Sono cresciuti in un mondo complesso, pieno d’innovazioni e cambiamenti epocali (web, social media, innovazione sociale, digitalizzazione scolastica, accessibilità, e-commerce, sharing economy (https://it.wikipedia.org/wiki/Sharing_economy) ) e pieno anche di piccole apocalissi: 11 settembre e il terrorismo, la prima Dot-com Bubble , la crisi economica, la politica lontana e impotente, le continue micro-tragedie ambientali, le nuove povertà, i flussi migratori, gli aspetti deteriori della globalizzazione, un mondo ‘post-truth’ . Gli anni sono pochi da calendario ma sono tantissimi se guardiamo i cambiamenti, l’innovazione tecnologica e la trasformazione digitale. Mai come in questi ultimi ‘pochi’ anni la storia dell’umanità ha vissuto un’ accelerazione come quella che stiamo vivendo oggi. L’ecosistema digitale è il nuovo ‘brodo’ in cui siamo immersi e che plasma nuovi comportamenti. Siamo di fronte a un mutamento antropologico, che impatta il modo in cui viviamo, consumiamo e comunichiamo. I ‘piccoli’ assorbono e incorporano i vincoli e le possibilità di un cambiamento che è un vero salto evolutivo della specie.

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