sabato, Ottobre 16

Gli Zeta: quelli che con la tecnologia desiderano costruire un futuro migliore Abbiamo intervistato Patrizia Martello per conoscere più da vicino le attitudini e le aspirazioni lavorative dei giovani Zeta

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La Generazione Z, circoscritta ai nati tra la seconda metà degli anni ’90 e il 2010, può definirsi figlia del Web’. È composta da giovani contraddistinti da peculiari caratteristiche che si possono così riassumere: iperconnessi, informati e istruiti, parsimoniosi, globe trotter, orientati alla condivisione, desiderosi di costruire un mondo migliore, industriosi e motivati, più realistici e prudenti dei Millennials e imprenditori di se stessi. Molto pragmatico è l’approccio al mondo del lavoro da parte degli ‘Zeta’, come evidenziato da una ricerca di Accenture Strategy nella quale emerge che i nativi digitali ritengono fondamentale l’esperienza pratica acquisita durante il percorso lavorativo del periodo universitario.

Gli Zeta’, ben consci di rappresentare la chiave di volta del cambiamento e dell’innovazione della società, grazie al loro ricco e distintivo bagaglio di competenze digitali, sognano la grande azienda quale porta d’ingresso principale nel futuro mondo del lavoro. Per ben tre neolaureati su dieci è questo il più grande desiderio nel momento in cui s’impegnano a cercare un’occupazione. Tra le principali abilità, ritenute dalla Generazione Z fondamentali per essere attrattivi nei confronti delle aziende, oltre alle conoscenze tecnologiche acquisite con percorsi di formazione ad hoc, rileviamo: nel 39% dei casi, la particolare propensione alla comunicazione, nel 31% le capacità organizzative e, nel 36%, il problem solving. Due terzi dei neolaureati sono pronti a rimboccarsi le maniche, con una certa dose di flessibilità – maggiore rispetto ai loro predecessori Millennials – per ricoprire ruoli all’interno dell’odierna forza lavoro digitale.

Ma quali sono le attese, in termini di sviluppo personale e professionale, dei giovani della Generazione Zeta? Per conoscerli meglio, dato che sono ancora pochi gli studi su di loro, abbiamo intervistato Patrizia Martello, Consumer Culture Consultant di Omnicom PR Group Italia, una delle principali realtà del settore delle PR in Italia, che si è occupata della ricerca ‘Engaging Gen Z’, studio internazionale condotto da Ketchum-Omnicom PR Group nel 2016.

Da alcuni studi è emerso che, rispetto ai Millennials, la Generazione Z ha un approccio più pragmatico e un maggiore spirito di adattamento. Quali sono i tratti distintivi di questa generazione?

Gli Zeta sono nati e cresciuti in un mondo difficile, complesso e allo stesso tempo piatto e a portata di mano, pieno di innovazioni futuribili ma altrettanto pieno di piccole apocalissi. Circondati dalla tecnologia, sono i veri nativi digitali, almeno i più piccoli che come primo device hanno avuto in mano uno smartphone. Le loro caratteristiche distintive e originali sono le seguenti: pragmatismo, autonomia, maturità, riservatezza, impegno, controllo delle proprie scelte, un certo disincanto verso il consumo e l’universo mediale. La lettera ‘Z’, l’ultima dell’alfabeto, in questo senso fa ben sperare. Non può che preludere a un nuovo inizio. Gli Zeta potrebbero rappresentare la generazione di un turning point, che fa ripartire il mondo da una nuova lettera ‘A’. La loro attitudine verso il mondo è da ‘presentisti’, vivono in un ‘qui e ora’ eterno, dove è naturale che tutto succeda subito, che tutto finisca e tutto ricominci, come le storie di Instagram.

La Generazione Z è caratterizzata da un forte spirito di intraprendenza e il 29% dei futuri laureati sogna di lavorare in una grande azienda. Dal suo punto di vista, quali sono le aspettative nel momento in cui avverrà l’ingresso di questi laureati nel mondo del lavoro?

La più grande aspettativa, in termini culturali, è trovare uno ‘Human environment’, un ambiente lavorativo cioè che bilanci le dimensioni professionali con quelle relazioni e personali. Un ambiente stimolante e nutriente per la mente e lo spirito, una comunità di pratiche, basata sul fare insieme e sul piacere dei rapporti interpersonali dove la qualità delle persone fa la differenza, oltre che il ruolo. Anche dal punto di vista dell’ambiente fisico, le attese sono di ambienti progettati, arredati e concepiti a misura di umano, che incidentalmente è anche un lavoratore. Le regole d’ingaggio di questa generazione all’interno delle organizzazioni dovranno essere le stesse che regolano il mondo della comunicazione tra le loro cerchie amicali o con i brand. Si aspettano ascolto e velocità di feedback, meritocrazia e valutazioni del loro contributo; non si aspettano perfezione ma, anzi, la sperimentazione, la prova e l’errore sono a loro congeniali e associati alla vera innovazione.

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