lunedì, Aprile 19

Gli Usa corteggiano l’Europa in vista del confronto con la Cina Per Trump, i dazi sono un'arma economica impiegabile a fini politici

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Sergeij Glazijev, consigliere economico del Cremlino collocato su posizioni fortemente eterodosse, aveva suggerito di imboccare questa strada già nel giugno 2014, quando in un articolo per il quotidiano russo «Argumenti Nedelij» scrisse che «la superiorità economica degli Stati Uniti si basa su una piramide debitoria che da tempo ha raggiunto dimensioni insostenibili. Affinché essa crolli, occorre che i principali creditori degli Usa scarichino sul mercato i dollari e i Treasury Bond in loro possesso. Il collasso del sistema finanziario statunitense infliggerebbe indubbiamente grossi danni ai detentori di dollari e di titoli azionari Usa. Ma le perdite che subirebbero Russia, Cina e Europa saranno comunque di gran lunga più lievi rispetto a quelle patite a causa della strategia geopolitica portata avanti da Washington dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi. E le ripercussioni negative saranno tanto meno pesanti quanto più rapidamente si verificherà il crollo del mercato obbligazionario Usa. L’implosione della piramide finanziaria costruita sul dollaro fornirebbe inoltre l’opportunità di riformare il sistema finanziario internazionale su basi di giustizia e rispetto degli interessi di tutti».

Un altro strumento di ritorsione su cui Pechino può fare affidamento è dato dalla speculazione contro Wall Street, che secondo Mei Xinyu, ricercatore di un ‘pensatoio’ cinese molto vicino al Ministero del Commercio di Pechino, rappresenta una misura perfettamente congeniale perché diretta contro un simbolo del successo economico rivendicato da Trump. Il modo migliore per ottenere il risultato è quello «di seguire il principio di un attacco mirato, di precisione […], contro le imprese statunitensi che hanno sostenuto Trump nella sua corsa alla Casa Bianca del 2016».

In cima alla lista c’è Apple, uno dei giganti Usa che pur non avendo legami particolarmente stretti con l’amministrazione risulta maggiormente esposto in ragione della sua forte dipendenza dalla Cina, dove gran parte dei suoi dispositivi vengono assemblati e dalla quale la società trae oltre il 20% dei ricavi annui. In tale contesto, l’applicazione di tasse punitive sui prodotti Apple o di misure atte a colpire la sua catena di produzione potrebbero provocare il crollo in Borsa della società innescando una caduta generalizzata dei listini. Ed Apple, beninteso, è soltanto una delle decine di imprese statunitensi la cui floridità dipende in maniera essenziale dal mantenimento di rapporti cordiali con la Cina. Wallace Cheng, analista per la Cina presso il think-tank svizzero International Centre for Trade and Sustainable Development (Ictsd), ha osservato a questo proposito che «la Cina può imporre una marea di contromisure come ritorsione, per esempio riducendo gli ordini di Boeing, vietando le importazioni di soia e manzo, e così via».

Trump ha quindi bisogno del sostegno europeo per fronteggiare al meglio la Cina, e l’esenzione dai dazi su acciaio e alluminio sembra rispondere proprio all’obiettivo di ingraziarsi in favore di Parigi e Berlino mentre Pechino si prepara a rivalersi sugli Stati Uniti.

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