giovedì, Agosto 11

Gli studenti dell’Alta Scuola Politecnica progettano le case sulla Luna Il progetto studia un avamposto permanente sulla superficie lunare per consentire agli esploratori di vivere a 250.000 miglia dalla Terra con un'infrastruttura resiliente e sostenibile basata su alcuni pilastri fondamentali che sono intrinsecamente interconnessi

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Apollo, il programma lunare con equipaggio umano, svoltosi tra la fine anni Sessanta e inizio Settanta del secolo scorso fu tutto americano perché americana doveva essere la conquista lunare.

Dopo oltre mezzo secolo dalle camminate e mosse impacciate di Neil Armstrong, Buzz Aldrin e altri dieci astronauti, tra una manciata di anni torneranno a scendere sulla Luna donne e uomini e questa volta per trattenersi più a lungo, per eseguire ricerche, esperimenti e per iniziare concretamente a testare una missione più impegnativa e ancora lontana: lo sbarco su Marte. E sarà tutto diverso.

La prossima missione umana sulla Luna rientra nel programma Artemis della NASA, che prevederà una forte presenza italiana ed europea. Come abbiamo già scritto, Artemis sarà un programma particolarmente complesso. Ma oggi ci soffermiamo su un progetto interessante e con delle forti peculiarità: sarà possibile sostenere un’esistenza più o meno lunga sul nostro corpo celeste più vicino? E chi sta elaborando questo piano?

Non si può parlare ancora della visione di un’urbanizzazione extraterrestre ma certamente, poiché si prevedono permanenze di diversi giorni, è necessario studiare un sistema che possa accogliere gli astronauti e gli scienziati con il maggiore conforto possibile e assicurare loro la massima sicurezza proteggendoli dalle violente escursioni termiche e dalle non meno nocive radiazioni cosmiche.

Su questi cardini, si è spinto un gruppo di studenti dell’Alta Scuola Politecnica (la scuola di alta formazione dei Politecnici di Milano e Torino), guidati dalla prof. Valentina Sumini, titolare del corso ‘Architecture for Human Space Exploration’ per il Politecnico di Milano che per quest’anno è congiunto alla Webinar Series ‘Design Exploration: towards a Moon Architecture’ del Massachusetts Institute of Technology. La ricerca innovativa è L.A.D.E. Lunar Architecture Design Exploration che i ragazzi hanno presentato alla sede della Thales Alenia Space di Torino, alla presenza dell’amministratore delegato Massimo Claudio Comparini, del capo di Exploration & Science Walter Cugno e della prima linea del sito.

La sfida è interessante per degli allievi che così incrociano le discipline inerenti alle attività umane e alle risorse che le supportano sviluppando soluzioni architettoniche per la Luna che a loro volta faranno avanzare il pensiero sulle preoccupazioni terrestri su Terra.

Il progetto studia un avamposto permanente sulla superficie lunare per consentire agli esploratori di vivere a 250.000 miglia dalla Terra con un’infrastruttura resiliente e sostenibile basata su alcuni pilastri fondamentali che sono intrinsecamente interconnessi. Spiega la prof. Sumini: «Si tratta di un sistema abitativo agile e mobile, integrato dalle scienze spaziali, ingegneria, design industriale, ergonomia, medicina, psicologia e arte; sono le componenti del programma che consente agli studenti di pianificare una struttura integrata sulle conoscenze e le tecnologie sviluppate per le applicazioni spaziali».

Un’idea campata per aria? No, per tanti motivi. Il principale e forse al momento -come dicevamo- il più inerente alle nostre realtà quotidiane è che risolvere le problematiche per un insediamento umano nelle condizioni più estreme dello spazio consente l’impiego di metodologie più intelligenti per l’utilizzo terrestre, rispettando gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite dell’Agenda 2030.

L.A.D.E. sarà supportato da un comitato consultivo composto da architetti, strutturisti, tecnici Aerospaziali, docenti del Politecnico di Milano e del Politecnico di Torino e del Massachusetts Institute of Technology, tra cui l’ex astronauta della NASA Jeffrey Hoffman e in collaborazione con Thales Alenia Space.

E Comparini, a conclusione della presentazione, si è soffermato sullo scenario: «L’esplorazione spaziale sta entrando in una nuova dimensione. Nelle ultime due decadi abbiamo imparato ad operare e lavorare in microgravità all’interno della stazione spaziale internazionale, un bagaglio di conoscenze ed esperienze incredibilmente importante per affrontare le nuove sfide della presenza umana nello spazio. Torniamo sulla Luna per dare vita a un laboratorio di esplorazione planetaria ove una presenza più continua dell’uomo sarà necessaria per capire se potremo realmente mai dare vita a colonie lunari e in prospettiva su Marte. Di sviluppi tecnologici necessari ce ne sono molti al fine di operare in sicurezza, rendendo innanzitutto possibile convivere con un ambiente nel quale il livello delle radiazioni se non opportunamente schermate non sarebbe compatibile con una presenza continuativa dell’uomo. Dobbiamo però anche immaginare come costruire degli ambienti funzionali se non di pieno comfort, come attuare la mobilità sul pianeta, come generare in situ una parte delle risorse necessarie per il sostentamento e la vita degli astronauti, come imparare a collaborare con macchine automatiche, rover e robot dalla crescente “intelligenza”, come costruire infrastrutture direttamente sul pianeta. Una prospettiva affascinante, multi disciplinare per la quale vogliamo avere la conoscenza, la visione e la creatività delle nuove generazioni di ricercatori, di scienziati di tecnologi».

E per concludere, un compiacimento sull’incontro con gli allievi, le promesse di un futuro molto atteso: «Sono particolarmente contento che nell’ambito della nostra collaborazione storica con l’Alta Scuola Politecnica si stia conducendo questo bel progetto insieme, un progetto che guarda con visione e contaminazione di molte discipline alle sfide future».

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