lunedì, Settembre 20

Gli strani eventi del Randall’s Island Rock Festival

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Martedì 14 luglio 1970 la Brave New World Productions, società organizzatrice del Randall’s Island Rock Festival, convoca una conferenza stampa a New York per denunciare un fatto, a suo dire, gravissimo. I responsabili della società spiegano ai giornalisti di avere prove fondate che i guevaristi del White Panther Party, una delle tante formazioni d’estrema sinistra americane nate in quel periodo, vogliano disturbare i concerti per protestare contro la mercificazione della musica. I giornalisti presenti alla conferenza stampa, in gran parte specializzati in manifestazioni musicali, esprimono qualche perplessità e fanno notare come nessuna contestazione, neppure la più accesa, fino a quel momento abbia mai avuto nel mirino le esibizioni degli artisti. Dalla Brave New World Productions rispondono che però l’obiettivo non è quello di bersagliare gli artisti ma di sabotare economicamente l’evento. Per questo chiedono aiuto alle Autorità per garantire l’ordinato svolgimento di tutto.
All’inizio del Festival mancano solo quattro giorni e, per la verità, sull’area destinata a ospitare la manifestazione, sono accampati alcune centinaia di giovani, in gran parte membri di varie Comuni del ‘Movement’, il variegato arcipelago delle organizzazioni d’estrema sinistra nate dopo la grande fiammata del 1967 e del 1968. Si calcola siano presenti ventuno organizzazioni radicali. Di per sé non è, però, un fatto strano. Tutte le manifestazioni musicali di quel periodo vedono molti giovani affluire in zona con largo anticipo e le organizzazioni politiche utilizzare l’evento per fare pubblicità, raccogliere fondi e allargare la cerchia degli aderenti. La stessa disposizione delle tende sul terreno, che vede ciascun gruppo occupare una porzione separata dagli altri non è una novità, anzi come sperimentato in altre occasioni, evita discussioni e liti tra le varie organizzazioni.
I giornalisti presenti sul posto, in gran parte abituali frequentatori di questo tipo di situazione, sono scettici ed evitano di dare risalto all’allarme. Non manca chi sospetta che la denuncia sia una trovata pubblicitaria per far parlare dell’evento. La conferenza stampa, però, crea una situazione nuova perché  le Autorità, accusate di inerzia, decidono di intervenire. L’area del Festival viene sgomberata dalla Polizia. I giovani non oppongono resistenza e si accampano fuori dal perimetro della manifestazione, mentre gli organizzatori rafforzano la recinzione. Lo sgombero si conclude rapidamente, senza tensioni, e non succede nulla nemmeno nei giorni successivi, quando i ragazzi delle Comuni ricevono la solidarietà di due gruppi in cartellone: gli Elephant’s Memory e gli Steppenwolf.
Sembra tutto finito, ma la calma è apparente.

La vera resa dei conti arriva il 18 luglio, giorno d’inizio del concerto. Fin dalle prime ore dell’alba piccoli gruppi di militanti del White Panthers Party e della Weather Underground Organisation, le due organizzazioni più strutturate, fingono vari tentativi di sfondamento degli ingressi ufficiali per impegnare e distrarre il servizio d’ordine. Contemporaneamente il grosso dei giovani delle Comuni rimuove parti intere di recinzione in punti precisi e indicati su volantini passati di mano in mano nei giorni precedenti.
Il Festival ha un grande successo di pubblico, ma è un fiasco sul piano economico: si calcola che solo uno spettatore su cinque abbia pagato regolarmente il biglietto. I cronisti riferiscono una frase colta al volo tra i giovani delle Comuni: «L’idea del piano per far fallire la manifestazione era una balla da paranoici. Noi siamo arrivati qui per divertirci e basta, ma dopo le accuse della conferenza stampa ci siamo detti: perché non farlo davvero?».
Nel 1977 il regista Bert Tenzer ha realizzato sull’evento il documentario ‘The day the music died‘.

 

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