sabato, Maggio 15

Gli stivaletti fracassaossa di Kim Song-un

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L’altro giorno ho fatto un ennesimo volo. No, non sono una pilota dilettante; non mi lancio col parapendio e non sto neanche allenandomi per fare concorrenza a Tania Cagnotto. Semplicemente, fra testa fra le nuvole e andatura incerta, cado ogni tre per quattro.

C’è qualcuno che mi canzona e mi ha ribattezzata la sua ‘disgraziata amica’, beccandosi un po’ di mie risposte piccate, mentre in cuor mio lo so benissimo che ha mille e una ragioni. Almeno tante quanti sono stati i ‘crolli’, persino da ferma, che da sempre sono la specialità della casa.

Da quando ho imparato a camminare (intorno all’anno di età, ero leggerina e agile e, già allora, piuttosto distratta) le cadute che ho fatto sono innumerevoli. E le foto infantili non mancano mai dell’accessorio di vistose medicazioni alle ginocchia.

Se sono ancora qui a scriverne, quasi vantandomene, è perché, pur avendo corteggiato il disastro totale, me la sono quasi sempre cavata.

Il quasi è rappresentato dalle quattro volte che mi son fracassata un piede (due a destra, due a sinistra: pari opportunità!) in situazioni persino rocambolesche, comprese una pattinata sul pavimento marmoreo della hall dell’Hotel Excelsior di via Veneto a Roma, bagnato dalla pioggia degli ombrelli dei clienti e non asciugato, un giorno d’agosto con l’acquazzone. Risultato: 40 giorni d’immobilizzazione (allegramente bigiata) e costosissima terapia alla Clinica Valle Giulia.

Ma non son qui a fare le rimembranze sospirose delle mie cadute, pur se, a causa dell’ultima, ho il palmo della mano sinistra sbucciato, che mi duole da due giorni.

Il fatto è che, a causa del mio impicciment (non impeachment) quotidiano alla caccia di ispirazioni per l’articolo di prammatica, mi son trovata di fronte ad una news che mi fa scoprire di avere un insospettabile compagno di duolo: Kim Song-un.

Rinnego l’esistenza di una proprietà transitiva, che mi possa far trovare accomunata anche ad Antonio Razzi e a Matteo Salvini, cosa che mi garba punto – ormai, il toscaneggiare fa cult -.

No, non ho ucciso uno zio facendolo sbranare dai cani (mi pare di avercene in vita uno solo, disperso in fuitine esotiche e l’unico cane di famiglia, Cookie, è un pasticcione che non mangerebbe neanche una formica); e neanche ho fatto fucilare un fidanzato colpevole di aver girato un film porno: ne ho avuto uno solo, l’ho sposato, ma smentisco che fosse Rocco Siffredi, dunque l’originale l’ho graziato, restituendogli persino la libertà.

Facendo una ricerca per quest’articolo, mi è capitato di scoprire che sia la storia dello zio che quella della fidanzata parrebbero inventate di sana pianta dalla stampa sud-coreana per gettare discredito sul pargolo di casa Kim.

Tanto, da quella monade che è diventata la Corea del Nord smentite non possono arrivarne e si può fantasticare a volontà su ciò che avviene al di là della nuova Cortina di Ferro. Anzi, più incredibilmente sadiche sono le rivelazioni, più è accreditata la macchina del fango.

Cosicché vi sottopongo con un minimo di cautela – potrebbe far parte di queste fole screditanti, stavolta ridicolizzante – la notizia che mi fa sentire gemella diversa di Kim Song-un: la sua sparizione dalla ribalta politica sarebbe causata dal fatto che ha entrambe le caviglie fratturate, a causa dei cosiddetti stivaletti col tacco cubano, che indossa per apparire più alto.

Cosa sono gli stivaletti col tacco cubano? Sono delle calzature col rialzo segreto. Mi risuona nella mente il ricordo che c’è stato un altro premier a farne uso: uno che circolava sul nostro territorio e che, però, l’ha scansata dall’inciampare a causa delle scarpe ‘truccate’. Almeno questa…

Se non sbaglio, una volta, prima di lasciare la Veronica, che cara gli costò, a Villa Certosa, attraversando uno spinosissimo roseto, ne uscì col faccione striato di graffi, che potevano anche, per i maligni, essere il risultato di un incontro ravvicinato con artigli femminini.

Ed un’altra, a Palazzo Grazioli, costipato, si rovesciò sul petto una boule di acqua bollente, col tappo mal chiuso, provocandosi una scia di scottature piuttosto doloroso (e mille sospetti di pratiche estreme in stile cannibali).

Ma torniamo al nostro baby dittatore con gli occhi a mandorla. Parrebbe che il tutto dipenda da una iniziale slogatura alla caviglia destra, trascurata perché – noi con Mussolini insonne ci siamo già passati e sappiamo che è un vezzo dei dittatori – Kim Song-un non riposa mai e ha continuato a tourbillon-are per il Paese, fra visite a caserme e a fabbriche.

Il che ha prodotto un progressivo peggioramento, fino a fargli fratturare entrambe le caviglie. Forse – in quelle lande non si sa mai – sono stati persino convocati una serie di chirurghi ortopedici dall’Europa, il che renderebbe le caviglie del dittatore preziose come se fossero di diamanti. Mica saranno stati risparmiosi questi luminare della meccanica delle caviglie…

Naturalmente, anche queste notizie appaiono velate da un certo mistero. Nei regimi del passato (Unione Sovietica, Cina), i grandi capi morivano all’improvviso – dopo che era stato diffuso un bollettino medico che ne testimoniava un raffreddore – e le patologie, mortali o, alla fine, curate, rimanevano un segreto di Stato.

Non è stato da meno Kim, giacché questa storia delle caviglie fratturate è filtrata solo quando si erano sparse le voci più disparate rispetto alla sua reiterata assenza dal palcoscenico politico.

In realtà, essendo il giovinotto piuttosto obeso – in tre anni avrebbe preso di botto 20 chili – potrebbe essere colpito da patologie varie, fra cui quelle ereditarie, come il diabete alimentare, l’ipertensione, la gotta; in più, fuma e beve smodatamente (insomma… non si sa se anche questa sia una mitologia negativa made in Corea del Sud); dunque, questa sparizione avrebbe potuto essere stata causata da mille ragioni.

In tutti i modi, la doppia frattura delle caviglie lo rende buffo, ma quasi umano, e non la belva assetata di sangue dipinta da chi gli vuol male.

Non possiamo, però, dimenticare che minaccia e tuona con le bombe atomiche che ha accumulato nei suoi arsenali, gigioneggia e fa il miles gloriosus contro USA, Occidente e la condomina Corea del Sud; cosicché la solidarietà annega miseramente nell’indignazione del mondo.

E gli stivaletti cubani fanno venire in mente gli antichi predecessori, gli stivaletti cinesi o malesi, strumenti di tortura che tendevano, appunto, a fratturare le caviglie e a stritolare i piedi.

Che esista un contrappasso per Kim Song-un?

 

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