domenica, Maggio 9

Gli stipendi d’oro dei sovrintendenti field_506ffb1d3dbe2

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Abbiamo già detto tutto il male possibile della legge ‘Valore cultura’ varata da qualche mese con l’intento (dichiarato) di portare ordine e nuove risorse al disastrato settore culturale italiano (Opera, Musica, Teatro, Cinema, Musei etc.). Dicemmo che è una legge superstatalista che avrebbe creato cataclismi soprattutto nel mondo della Lirica, dove prevede il possibile licenziamento di gran parte del personale (fino al 50% di quello tecnico ed amministrativo), riduce i cda a semplici organi di “indirizzo”, fa nominare i sovrintendenti esclusivamente dal Ministero, riduce il numero dei consiglieri d’amministrazione diminuendo la presenza dei privati e dei loro apporti finanziari, etc. Il tutto in cambio di piccoli mutui trentennali erogati da un supercommissario, se i bilanci rispettano i parametri fissati da questa legge.

Dicemmo che non era questa la strada per risanare un settore dove le spese sono folli in nome di programmazioni che vogliono essere ‘alla moda’ e ‘di qualità’ (anche se al pubblico non piacciono), dove viene costantemente ‘massimizzata la spesa’ per motivazioni impronunciabili (ma facilmente intuibili), dove i compensi sono troppo alti, dove i dirigenti sono spesso incompetenti e soprattutto sono sempre gli stessi anche se dimostrano di non saper fare il proprio mestiere… Dicemmo che la montagna, invece di un topolino, aveva partorito un ingegnere (idraulico), nominando un manager senza alcuna esperienza di teatro, ma consulente economico di Letta (il Nipote), a supercommissario per le erogazioni destinate ai Teatri d’Opera.

Abbiamo detto molto. Quasi tutto. Non avevamo parlato, però, di un unico dettaglio positivo, fornitoci proprio da codesta legge, dettaglio per il quale le retribuzioni dei vertici dei Teatri devono essere pubblicate sul sito di ciascuna Fondazione e comunicate al Ministero entro il 31 gennaio di ogni anno (cosa, peraltro, già bella che avviata dalla legge sull’’amministrazione trasparente’, precedente di alcuni mesi), insieme al curriculum vitae di ciascuno dei dirigenti ed agli estremi dell’atto di conferimento dell’incarico.

Alla pubblicazione dei dati le sorprese non sono mancate: per certi compensi osceni, per la disparità dei trattamenti delle stesse figure tra i vari teatri, per la remunerazione mediamente più bassa dei direttori artistici rispetto a quella di direttori amministrativi o direttori marketing o direttori del personale od altre figure amministrative, per la mancanza di qualificazione e di titoli specifici di chi è stato assunto nei vari ruoli, per la disparità dei dati tra il sito del Ministero e i siti delle varie Fondazioni.

Al primo posto per il compenso più alto (oseremmo dire abnorme), si è classificato il sovrintendente francese del Teatro alla Scala, Stéphane Lissner, che con un emolumento annuo lordo di 817.338,82 euro (dato del Ministero), surclassa tutti gli altri sovrintendenti. Del resto La Scala è La Scala e non si può pensare di compensare un sovrintendente (che, tra l’altro, avrebbe rifatto un bel ‘rosso’ di milioni se non fossero intervenuti il Comune di Milano ed il Ministero) con un piatto di lenticchie. La cosa ha lasciato interdetto anche il personale del Teatro, che ha espresso il proprio disappunto sindacale, peraltro basato sul dato pubblicato sul sito del Teatro, cioè 507.076,22 euro, che, come si può notare, è assai più basso di quello apparso sul sito del Ministero. Forse sul sito del teatro è indicata la retribuzione al netto dei vari benefici (autisti, rimborsi, affitti case, eventuali pensioni etc)? Crediamo sarebbe opportuno che il Ministero desse delle direttive più chiare ed omogenee, e che i compensi venissero indicati nella loro interezza, specificando le varie voci che concorrono a determinarli.

Per una incredibile disparità, gli altri sovrintendenti appaiono, rispetto a quello della Scala, “sottopagati”, visto che il meglio remunerato dopo Lissner è Bruno Cagli, dell’Accademia di Santa Cecilia, dove cumula le cariche di Presidente (onorifica, cioè gratis), Sovrintendente e Direttore artistico, e percepisce 300.000 euro stando al sito della Fondazione, 320.000 secondo quello del Ministero, sempre annui e sempre lordi. Praticamente poco più di un terzo del compenso del sovrintendente scaligero. A seguire il sovrintendente di Verona che arriverebbe a 250.000 euro per un emolumento comprensivo del ‘premio risultato’, altrimenti dovrà “accontentarsi” di 200.000 euro; il decaduto sovrintendente di Firenze ne prendeva 246.000, mentre l’attuale Commissario ministeriale è compensato con il 30% di quella cifra. Si, i Commissari si accontentano, visto che, addirittura, quelli di Napoli e di Palermo, dove i teatri sono, appunto, commissariati, prestano la loro opera gratuitamente! Poi, c’è Vergnano a Torino che dichiara 187.000 euro, mentre Orazi a Trieste, per fare anche il direttore artistico, prende solo 105.000 euro.

Infine Fuortes, fanalino di coda nelle retribuzioni, che percepisce dall’Opera di Roma un compenso di soli 13.000 euro, ma contemporaneamente è Amministratore delegato di ‘Musica per Roma’ dove percepisce 230.000 euro l’anno (come dal sito della Fondazione). Dove troverà il tempo per seguire, sostanzialmente, due sovrintendenze?…

Capitolo a parte quello dei Direttori musicali. Quali i loro appannaggi per ricoprire il ruolo? Quello di Pappano all’Accademia di Santa Cecilia è di 150.000 euro, quello di Barenboim alla Scala è di 112.000, quelli di Metha a Firenze e di Muti a Roma non sono indicati (forse gratis?). Le cifre sembrano abbastanza contenute rispetto a quelle dei sovrintendenti, ma si deve dire che poi, i direttori musicali, percepiscono il compenso per gli spettacoli diretti, e considerando che questo si aggira intorno ad alcune decine di migliaia di euro per sera, è facile fare due conti visto che Barenboim dirigerà dieci spettacoli, Muti dodici, Pappano circa 25 concerti.

I direttori artistici, poi (Ortombina, in carica a Venezia, sbaraglia la concorrenza con 165.000 euro annui, quasi quanto il locale sovrintendente, ed è coadiuvato da un segretario artistico a quota 80.000), prendono mediamente meno, come già detto, dei direttori amministrativi o dei direttori marketing ed in qualche caso dei direttori dell’allestimento scenico che dovrebbero essere a loro sottoposti. Segno che, ormai, quello che è sempre stato considerato un ruolo quasi paritario con quello del sovrintendente (ai tempi della Prima Repubblica si spartiva: l’uno ai Socialisti e l’altro ai Democristiani oppure ai Comunisti, a seconda dell’orientamento della giunta comunale) è diventato un ruolo di contorno, quasi insignificante.

Del resto alcuni dei direttori artistici non sono in possesso di alcun titolo musicale, vengono nominati dai sovrintendenti e si dividono i compiti con ‘direttori dell’area artistica’, consulenti artistici del sovrintendente, segretari artistici, responsabili vari, evidenziando che il ruolo non viene certo assegnato per capacità musicali e competenze professionali. Ci domandiamo: in base a quale perizia tali soggetti possono fare audizioni ai cantanti, scegliere i titoli da programmare, definire programmi ed interpreti di concerti, valutare eventuali nuove composizioni da eseguire in Teatro, interloquire con il personale artistico etc?

Calma, ragazzi, non fate troppe domande, questa è tutta roba da decidere altrove … Intanto la cultura musicale affonda, aumentano i debiti degli enti, diminuisce la produzione, si prospettano licenziamenti di artisti e lavoratori molto qualificati, aumenta la disoccupazione artistica, si distrugge un patrimonio che il mondo ci invidia … Aiuto!

 

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