giovedì, Maggio 6

Gli Stati Uniti verso il rilancio della deregulation? La riforma del Dodd-Frank Act può innescare effetti dirompenti

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Il Congresso statunitense ha implementato la prima fase della nuova deregolamentazione del settore bancario, che l’amministrazione Trump si era detta disposta ad appoggiare con lo scopo dichiarato di permettere a Wall Street di liberare tutto il proprio potenziale. Nella fattispecie, si tratta di una riforma del Dodd-Frank Act, la legge che reintroduceva alcune limitazioni in relazione ai requisiti di capitale e alla negoziazione dei titoli in conto proprio senza tuttavia affrontare il problema alla radice, consistente nella mancanza di una netta separazione tra banche commerciali e banche d’investimento. Il divieto di investire i risparmi dei clienti (Volcker Rule), inserito nel corpo nella legge per volere soprattutto della senatrice democratica del Massachusetts Elizabeth Warren, è stato reso alquanto inefficace dalle tante eccezioni introdotte nel corso del tempo per volontà di Wall Street e quindi pubblicamente sconfessato dal suo stesso ideatore, l’ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker. Il Dodd-Frank Act, che i senatori John McCain (repubblicano dell’Arizona) e Maria Cantwell (democratica dello Stato di Washington) cercarono senza successo di emendare per reintrodurre le disposizioni basilari del Glass-Steagall Act, non ha impedito a Goldman Sachs di riunire singoli enti privati ed altri potenti colossi finanziari per continuare ad operare esattamente come prima attraverso il Multi-Strategy Investing (Msi, una sorta di hedge fund di cui sono entrati a far parte alcuni dei più aggressivi speculatori di Wall Street) – anche l’accordo noto come “Basilea 3”, che si proponeva ufficialmente di ridurre l’effetto leva e, soprattutto, di irrigidire complessivamente le regole per quanto riguarda l’operato degli hedge fund, è sostanzialmente naufragato. Senza contare che il Dodd-Frank Act non si applica al cosiddetto sistema bancario-ombra, di cui fanno parte fondi di investimento ed hedge fund che adempiono a pressoché tutte le funzioni dei tradizionali istituti di credito ma non sono tenuti a conformarsi ad alcuna regolamentazione perché non operano nel settore dei depositi e conti correnti. Il che ha permesso loro di impiegare liquidità, credito e transazioni ad alto rischio senza preoccuparsi di accantonare capitali commisurati a copertura.

Nonostante la misura comportasse limitazioni piuttosto blande per gli operatori di Wall Street,  le autorità hanno comunque deciso di soddisfare le ulteriori pretese di deregolamentazione avanzate dal settore finanziario esentando gli istituti di credito di piccole e medie dimensioni dai controlli più stringenti e dall’obbligo di conformarsi ai requisiti di capitale più severi. In dettaglio, la legge contempla che la supervisione capillare della Federal Reserve potrà esercitarsi soltanto sugli istituti titolari di asset per non meno di 250 miliardi di dollari, i quali saranno chiamati a sostenere periodici stress-test e a conformarsi a vincoli significativamente più rigidi a quelli che si applicano alle banche di dimensioni inferiori. Al di sotto di questi istituti di rilevanza sistemica si classificano le banche dotate di asset compresi tra i 100 e i 250 miliardi di dollari, nei confronti delle quali la Fed potrà svolgere attività di controllo a discrezione del suo board. Gli istituti che controllano asset compresi tra i 50 e i 100 miliardi di dollari saranno completamente sottratti alla giurisdizione della Federal Reserve, mentre quelli con non più di 10 miliardi di dollari di asset (e trading asset e liability non superiori al 5% delle attività consolidate) godranno del vantaggio supplementare di non doversi conformare alla Volcker Rule.

Analogamente a quanto accaduto nel corso degli anni ’90 con l’introduzione del Gramm-Leach-Bliley Act (che andava d abolire il fondamentale Glass-Steagall Act), la riforma del Dodd-Frank Act è stata introdotta in risposta alla necessità dichiarata di agevolare la funzione creditizia di cui sono titolari le banche, con grandi vantaggi per i consumatori. Il problema è che, proprio come allora, la misura rischia di innescare un processo di deregulation tale da ripristinare il modello di ‘finanza casinò’ che contribuì in maniera essenziale a far scivolare l’economia statunitense sul piano inclinato dello sfacelo.

Ciò che colpisce della vicenda che ha portato all’approvazione della riforma del Dodd-Frank Act è il suo carattere bipartisan, cioè il fatto che la norma sia stata votata sia dai repubblicani che da un cospicuo numero di democratici ostili all’ala ‘neorooseveltiana’ facente capo a Bernie Sanders. Questi ultimi hanno per lo meno ottenuto che dal progetto di revisione della legge promulgata a suo tempo da Barack Obama venissero escluse le clausole più oltranziste volute dai repubblicani: i poteri speciali d’intervento attribuiti al governo e alcune limitazioni per i derivati rimangono infatti in vigore, ma Trump può comunque dirsi soddisfatto per aver smussato gli angoli di una legge che a suo dire ostacolava l’esercizio di una corretta ed efficiente attività bancaria riconoscendo al governo e alle autorità di vigilanza poteri di controllo e di intervento assolutamente eccessivi.

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