martedì, Settembre 21

Gli Stati Uniti stanno rimuovendo la ‘Volcker Rule’? Il ritorno alla deregulation è ormai un dato di fatto

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Lo scorso maggio, la Federal Reserve ha predisposto un percorso a tappe finalizzato all’attuazione di una temperata e accorta ‘revisione’ della legislazione finanziaria introdotta sotto l’amministrazione Obama per evitare il ripetersi di crisi altamente distruttive come quella scoppiata nel settembre del 2008 con il crack di Lehman Brothers. Naturalmente, la Fed si è mossa in questa direzione dietro esplicita sollecitazione di Washington, che intende rimuovere i tanti ‘lacci e lacciuoli’ – per usare un’espressione dell’ex governatore della Banca d’Italia Guido Carli – di cui Wall Street denuncia da anni gli effetti negativi per quanto riguarda le forti limitazioni che comportano all’esercizio delle tradizionali attività bancarie.

Non a caso, l’opera di revisione del Dodd-Frank Act del 2010 (la legge federale entrata in vigore proprio per accennare un processo di ri-regolamentazione del settore finanziario) fu avviata nel 2015, quando Washington cedette alle pressioni del mondo della finanza incaricando ben cinque agenzie di approntare una strategia che risultasse soddisfacente per tutte le parti in causa. La Federal Reserve è stata la prima a consegnare la sua relazione focalizzata sui circa 40 gruppi dotati di asset e oneri da trading per oltre 10 miliardi di dollari che, nel loro complesso, gestiscono grosso modo il 98% delle attività di trading negli Stati Uniti.

A detta del governatore Jerome Powell, nominato da Trump come successore dell’uscente Janet Yellen, la squadra di esperti della Banca Centrale incaricata di mettere a punto la correzione del Dodd-Frank Act è stata molto attenta a far sì che le modifiche non tradiscano lo spirito profondo della legge in questione. Ciononostante, una delle indicazioni contenute nel documento stilato dagli specialisti della Fed era proprio quella di rimuovere quello che si configura come il principale bersaglio designato dai grandi istituti di credito Usa. Si tratta della cosiddetta ‘Volcker Rule’, un capitolo del Dodd-Frank Act che impediva alle banche di attingere ai depositi dei risparmiatori per finanziare i propri investimenti ad alto rischio. L’eliminazione di una norma che costituisce il cuore del pur blando e spesso disfunzionale Dodd-Frank Act è destinata con ogni probabilità a permettere nuovamente alle grandi banche di lanciarsi in operazioni ad alto rischio, quali il trading in conto proprio o gli investimenti speculativi di concerto con gli hedge fund, messe fuorilegge nel 2010 proprio grazie al Dodd-Frank Act.

Come conseguenza, Trump ha quasi immediatamente promulgato una proposta di revisione della legge che era stata approvata con voto bipartisan al Congresso, la quale sanciva la sottrazione dalla vigilanza della Federal Reserve di una miriade di banche di piccola e media stazza che venivano quindi esentate dal rispetto di alcuni vincoli relativi ad accantonamenti e condizioni patrimoniali e reddituali. Il presidente ha inoltre firmato un’altra legge che determinava la revoca di una normativa a tutela dei consumatori per quanto concerne l’erogazione dei prestiti.

Si tratta tuttavia di un timido abbozzo del piano generale di deregolamentazione concepito dalla Casa Bianca, che con ogni probabilità contemplerà anche l’attuazione delle raccomandazioni della Fed in relazione alla modifica degli stress-test, attraverso i quali viene verificata la capacità delle banche di far fronte e eventuali situazioni di crisi, e all’allentamento dei vincoli che disciplinano e limitano la possibilità dei grandi istituti di raccogliere denaro sul mercato interbancario.

Nell’arco dei prossimi due mesi, anche le altre agenzie che erano state incaricate di predisporre una revisione delle norme che disciplinano l’attività bancaria dovrebbero consegnare le loro relazioni ed esprimere la propria posizione su una questione – la deregulation – destinata a produrre enormi ripercussioni non solo all’interno dei confini statunitensi.

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