martedì, Aprile 20

Gli Stati Uniti allungano la permanenza in Afghanistan field_506ffbaa4a8d4

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È notizia recente l’annuncio relativo all’ennesimo allungamento del piano per la cosiddetta exit strategy dall’Afghanistan elaborato dall’amministrazione Obama verso la fine del 2014. Il governo Usa ha infatti deciso di limitare il numero delle forze di occupazione dalle 9.800 attuali a 8.400 entro l’inizio del 2017, e non a 5.550 come era stato prestabilito. Washington ha posto particolare enfasi sull’impreparazione delle forze dell’ordine e dell’esercito locale a garantire la sicurezza per giustificare la permanenza di addestratori presso le basi di Bagram, Kandahar e Jalalabad, nonché di soldati da impiegare nelle operazioni antiterrorismo contro i talebani e altri gruppi armati che operano nel Paese.

L’Afghanistan è ormai da tempo considerato una sorta di Vietnam moderno per gli Usa, che mai nella loro storia si sono ritrovati invischiati in un teatro di guerra così tanto a lungo e senza peraltro capitalizzare obiettivi strategici di rilievo, nonostante gli sforzi militari – oltre 2.300 soldati uccisi – ed economici – quasi 700 miliardi di dollari – profusi a sostegno di questa missione.

In base all’intesa originaria, raggiunta dagli Usa con il neoletto presidente Ashraf GhaniHamid Karzai si era rifiutato di sottoscrivere l’accordo – il 30 settembre 2014, gli Stati Uniti hanno ottenuto la possibilità non solo di far ricorso a droni, elicotteri d’assalto e cacciabombardieri per lanciare le loro operazioni in Afghanistan, ma anche – punto su cui Karzai era in netto disaccordo – di irrompere nelle abitazioni dei civili afghani senza rispondere di eventuali abusi ai sensi delle leggi locali, in quanto l’articolo 13 riconosce «agli Stati Uniti l’esclusivo diritto di esercitare la giurisdizione» sui propri militari che «commettano qualsiasi reato criminale o civile» in Afghanistan. Il patto, che rimarrà in vigore fino al 2024, autorizza inoltre gli Usa a potenziare le proprie basi operative, trasferendovi materiali militari ed equipaggiamenti, e a costruire nuove installazioni militari, specialmente nei «punti ufficiali di imbarco e di sbarco» delle forze statunitensi, nel novero dei quali figurano ben 7 basi aeree (Bagram, Kabul, Kandahar, Shendand, Herat, Mazar-e-Sharif, Shorab) e 5 terrestri (Toorkham, Spinboldak, Toorghundi, Hairatan, Sherkhan Bandar). Grazie ad un accordo siglato pochi mesi dopo con i rappresentanti della Nato, i Paesi membri dell’Alleanza Atlantica che più si sono impegnati per implementare la missione si sono visti riconoscere il diritto a posizionare un contingente di circa 5.000 soldati a supporto delle forze statunitensi.

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