venerdì, Maggio 7

Gli Stati Uniti all’assalto di Deutsche Bank

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Una consapevolezza condivisa con gli alti funzionari del Dipartimento di Giustizia Usa, della Federal Reserve e della Security and Exchange Commission, che nel corso degli anni hanno dedicato un’attenzione particolare a Deutsche Bank. Nel 2014, la Federal Reserve di New York bacchettò pubblicamente il colosso tacciandolo di avventurismo e sostenendo che la sua enorme esposizione ai derivati rappresentava un ‘rischio sistemico’, provocando una forte flessione borsistica del titolo. Non una critica fu mossa agli istituti bancari statunitensi con una esposizione dello stesso ordine di grandezza. Nell’ottobre 2015, Deutsche Bank è finita nuovamente nel mirino delle autorità Usa, la quali ritennero il colosso tedesco responsabile di riciclaggio con la Russia attraverso triangolazioni che avrebbero aggirato le sanzioni. Secondo il ‘Financial Times’, alcuni clienti russi avevano acquistato titoli in rubli tramite la filiale di Mosca della Deutsche Bank per poi rivenderli a Londra incassando oltre 6 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti assunsero allora la giurisdizione del caso a causa dell’utilizzo di dollari nelle operazioni e del coinvolgimento di Tim Wiswell, cittadino americano ed ex dipendente di Deutsche Bank.

Circostanze critiche che hanno impedito alla banca di superare gli stress-test eseguiti dalla Banca Centrale Europea nel marzo 2015 e costretto l’istituto a profondersi in una ricerca disperata di liquidità, culminata con la svendita di 8 miliardi di titoli al 30% di sconto. Le enigmatiche dimissioni dei manovratori Jürgen Fischen e Anshu Jain, considerato quasi unanimemente un mago della finanza spericolata, non sono altro che la conseguenza di ciò. È interessante notare che poco prima che la Fed sferrasse la bordata contro Deutsche Bank, il sito ‘Zero Hedge’ si domandava profeticamente: «dal momento che il più grande avversario alle sanzioni russe in Europa è, di gran lunga, la Germania – nonostante quello che la Merkel dichiara ogni giorno – e dal momento che la Russia è sicura di contrastare gli Stati Uniti nei prossimi mesi, quale sarà la rappresaglia giuridica che gli Stati Uniti monteranno nei prossimi mesi nei confronti della Deutsche Bank, prima come ricatto e poi come ‘punizione’ per aver osato avvicinarsi al più odiato avversario della superpotenza americana?  Dopotutto, se è successo con Bnp Paribas, potrebbe accadere ovunque in Europa – un continente che, nel bene o nel male, è vincolato al gas di Putin». A nemmeno un anno di distanza, scoppiava lo scandalo Diseselgate che travolse la Volkswagen. Segno inequivocabile della forte tensione montante tra le due sponde dell’Atlantico, tradottasi sul piano pratico in uno scontro incrociato tra regolatori e grandi imprese di Europa e Stati Uniti (caso Apple in primis).

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