martedì, Settembre 28

Gli shopper della camorra

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shopper camorra

“Chi è lui?” dice un ragazzo longilineo con voce appena sussurrata al mio Virgilio dopo avermi guardato con sospetto. Lo sguardo è di quelli non abituati a tollerare visi sconosciuti, i modi anche. Siamo alle porte di Napoli, estrema periferia Nord, in uno dei templi del commercio illegale della camorra. Si vende tutto ciò che normalmente si trova nei negozi di casalinghi ma soprattutto si smerciano shopper di plastica. Al corriere che è con me basta poco per tranquillizzare lo strano figuro che titubante ci sbarra il passaggio “Tranquillo, è un amico”.

Le condizioni poste da Corrado, per farsi accompagnare durante una sua normale giornata di lavoro sono poche e semplici. Assoluta garanzia di anonimato e niente scherzi, quando si ha a che fare con certe persone un passo falso può costare caro.

Il Nostro è un commerciante della provincia di Caserta che da qualche tempo ha deciso di arrotondare i guadagni rifornendo i negozianti del Litorale Domizio consegnando a domicilio pacchi di shopper di plastica. Sacchetti che normalmente si usano alla salumeria sotto casa per mettere il pane piuttosto che la frutta o i detersivi.

Per capire il volume di affari generato dal commercio di questi prodotti basta leggere gli ultimi dati disponibili. Secondo Plastic Consult, società leader nelle analisi di mercato del settore delle materie plastiche, nel solo 2013 il comparto in esame ha generato un volume di affare di 373 milioni di euro ripartito in circa 95 aziende. Di queste, il 35% si trova al Sud e nelle Isole, il 23% al Centro, il 19% nel Nord Est ed il 23% al Nord Ovest. Niente male per un settore che sembrava dover soggiacere alla batosta data dall’Unione Europea nel 2010 e che invece sembra essere riuscito a rigenerarsi alla grande.

L’Unione Europea quattro anni fa ha stabilito la riduzione del 50% in tre anni dei sacchetti di plastica non biodegradabili. Cifra che dovrebbe raggiungere l’80% in 5 anni. Stando sempre ai dati pubblicati da Plastic Consult, il nostro Paese è riuscito a raggiungere una riduzione dell’ordine del 50% in tre anni del volume degli shopper in circolazione, passando da circa 180 mila tonnellate nel 2010 a poco più di 90 mila nel 2013. Qui si fermano i dati ufficiali. Molto diverse sono altresì le cifre riguardanti il sommerso ed il mercato illegale. In questo caso il giro di affari a cavallo delle province di Napoli e Caserta ammonta ad oltre 5 milioni di euro all’anno. Una media di 450 mila euro mensili.

“Prima di entrare nel giro ho fatto due conti” ragiona il commerciante  “quasi tre volte al mese ero costretto a spendere 10 euro per ogni pacco di buste.  Mi sono rivolto a chi di dovere e così ho ottenuto un piccolo appalto. Adesso ogni pacco me ne costa solo 5.  In terra di camorra funziona così. Il libero mercato degli shopper è gestito da cartelli criminali che decidono chi e quando può entrare nel giro. I margini di guadagno, circa 300 euro al mese per due o tre giorni di lavoro a settimana, sono quanto basta per ammortizzare le spese di gestione di un negozio piuttosto che arrotondare la paga di chi fa il dipendente o il venditore ambulante. Il pagamento, 5 euro a pacco, è rigorosamente in contanti. “Porto con me solo delle ricevute che strappo poi a fine giornata, giusto per avere ordine nei conti”. Corrado infatti è solo uno degli anelli della lunga filiera che porterà a far lievitare il prezzo delle 650 buste di plastica, tante ne sono contenute in un cartone, dai 5 euro iniziali ai 10 finali. 

Caricati i pacchi in auto ci dirigiamo verso Mondragone.  Un paesone del Litorale Domizio un tempo nota località balneare, ora regno incontrastato della camorra. Ad attenderci lì c’è un altro contatto.  “Di lui” dice Corrado “so che fa il rappresentante di casalinghi. Oltre il nome di battesimo ed il numero di cellulare, non conosco più nulla”. Uno squillo al telefonino ed ecco materializzarsi dinanzi a noi Pasquale. Un omone dai capelli rasati e dall’eleganza sciatta. E’ sudato, l’appuntamento a due passi dal municipio avviene solitamente in orari poco affollati; sono le 14 di un assolato pomeriggio di luglio. Prende il carico e versa a sua volta il pagamento in contante. Dai 5 euro iniziali siamo arrivati a 7, altri due passaggi ed ecco che al negoziante il pacco costerà il doppio del prezzo iniziale.

Regole criminali ma anche eccezioni. “Grazie ai miei buoni contatti” spiega la nostra fonte “sono riuscito a ritagliarmi  una piccola esclusiva  c’è un negozio dove posso consegnare la merce direttamente io. In questo caso, il pacco non costa più 10 euro ma 8, mentre il mio guadagno da 2 sale a 3 euro”. Sottrarsi al giogo criminale è impossibile. “Provi ad acquistare in queste zone shopper di plastica attraverso canali diversi dai nostri, se non fai parte della grande distribuzione, sarà impossibile. Le aziende del posto” dice  “non vendono direttamente ai piccoli negozianti”.

Il viaggio di ritorno verso casa è un susseguirsi di colori splendenti squarciati dall’incuria dell’uomo e dalla noncuranza di chi potrebbe opporsi e non lo fa. Abusivismo edilizio, prostituzione, piccola criminalità organizzata sono solo alcuni dei mille bubboni che affliggono questi luoghi fino a renderli piccoli avamposti di invisibili eserciti del male. “La colpa non è certo nostra, ma della politica e di uno Stato che non c’è, né mai c’è stato”. Chiedergli il perché una persona come lui, incensurata, gestore di un’attività legale con moglie e figli, si presti a vivere borderline l’esperienza del crimine organizzato e un po’ come domandare allo scorpione perché punga la rana mentre lo trasporta verso l’altra sponda del fiume. “Sono nato qui e queste sono le regole per poter vivere in questa terra. Che piaccia o meno, qui si campa così”.  Il percorso in superstrada continua, alla nostra destra passano veloci i cartelli che indicano paesi tristemente noti: Villa Literno, Casal di Principe, Frignano; il sole, violento, penetra il parabrezza fin quasi a bruciare il viso “Crede davvero che se non ci fosse la camorra si vivrebbe meglio? La camorra produce ordine e da ricchezza. Ma come tutte le cose esige un prezzo. E quello” sottolinea “va pagato. Sempre”.

La giornata di lavoro termina dinanzi al suo negozio, un bimbo, sorridente gli corre incontro, è suo figlio.  Tra 48 ore si ricomincia ma “Non chiamatemi complice della camorra. E’ solo un lavoro”. Certo, un lavoro che uccide il libero mercato e stupra una terra stroncando sul nascere il futuro dei propri figli. 

 

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