martedì, Settembre 21

Gli sceicchi sbarcano su Marte field_506ffbaa4a8d4

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Ora è facile dire che queste teorie sono state del tutto superate, ma è verosimile sostenere che esse sono entrate nella tradizione in maniera imperativa, consolidata anche dall’imposizione di numerose denominazioni di corpi celesti che viene proprio da quelle genti: una tra tutte la doppia stella formata da Mizar e Alcor (nomi persiani i cui significati sono rispettivamente “cavallo” e “cavaliere”). Ma una divagazione storica spesso non serve ad altro che orientare un piano per scopi da concretizzare in una realtà attualizzata: oggi gli scienziati dell’emiro Rashid stanno lavorando alla messa a punto della sonda Al Amal -Speranza- che sarà lanciata a luglio del 2020 per entrare in operatività l’anno dopo, ovvero nella concomitanza con il cinquantesimo anniversario della creazione degli Emirati.

La missione è stata progettata per studiare i cambiamenti nell’atmosfera di Marte durante i cicli giornalieri e stagionali, misurando le variazioni di temperatura, polveri, ghiaccio e gas nei diversi strati dell’atmosfera. Propositi perché il progetto possa contribuire a svelare qualche mistero del Pianeta Rosso. Per questo l’agenzia spaziale degli Emirati Arabi Uniti ha firmato un accordo di collaborazione con le agenzie spaziali della Gran Bretagna e della Francia con un investimento che supera i cinque miliardi e mezzo di euro.

Un’azione filantropica? Difficile crederlo. Dopo la corsa a due iniziata a metà anni Cinquanta tra Stati Uniti ed Unione Sovietica per raggiungere la supremazia della conquista spaziale, negli anni seguenti si sono maturati interessi per l’esplorazione ultra-atmosferica secondo un modello chiazzato come il manto di un leopardo di Giava. Come sappiamo, anche l’Italia fu tra i pionieri dello spazio mondiale, raggiungendo le regioni suborbitali della Terra dalla base americana di Wallops Flight Facility e poi dalla piattaforma dell’oceano indiano – a partire dal 15 dicembre 1964 (missione San Marco).

I motivi che hanno spinto e pressano le nazioni a investire risorse immense in questa disciplina sono molteplici e non sono mai fini a se stessi. Bisogno di affermazione, di dimostrazione della propria capacità tecnologica, dell’opportunità di schieramento di dispositivi militari all’esterno della cintura atmosferica. La conquista della Luna e la corsa per giungere primi sul satellite naturale ha sicuramente sintetizzato questi tre elementi ma, dato il costo dei programmi e le condizioni politiche indubbiamente modificate, molte ambizioni nazionaliste hanno dovuto portare ad una ineluttabile battuta d’arresto.

Ora la competizione ha deformato i suoi perimetri: un maggior scambio di riservatezze tecnologiche ormai mature e la indubbia necessità di commercializzare produzioni altamente costose stanno portando anche le potenze più riluttanti agli scambi commerciali. Nel caso di Marte poi la meta sembra troppo ambita per lasciala ad una sola minuscola aristocrazia tecnologica. Ancora non è chiaro cosa si svilupperà da un’ipotetica colonizzazione del pianeta accanto ma è palese a tutti coloro che possono investire che partecipare alla grande avventura dell’aggancio marziano è un obiettivo insostituibile.

E infine, ma non è certo l’ultimo punto da tenere in evidenza, appartenere al club dei conquistatori spaziali oltre ad essere una nota di prestigio per ogni nazione che ne detiene la tecnologia, pone anche importanti e preoccupanti condizioni di autonomie militari che dovranno essere sempre più sorvegliate. Ma questa è una posizione che i singoli stati, pur nella loro immensa potenza, non potranno amministrare da soli.

 

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