domenica, Aprile 11

Gli sceicchi sbarcano su Marte field_506ffbaa4a8d4

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Gli Emirati Arabi Uniti – secondo un lancio di ‘Euronews‘ di qualche giorno fa – stanno consolidando un progetto per la realizzazione di una sonda da inviare lungo l’orbita di Marte. Molto al di sopra dei grattacieli che stanno tirando su a colpi di pane e petrolio, a quel che sembra!

E così si comprende perché il Primo Ministro degli Emirati, Sua Altezza Mohammed bin Rashid Al Maktoum (66 anni appena compiuti, studi di economia in Gran Bretagna) abbia voluto investire una cifra astronomica in un centro spaziale che da lui prende il nome (MBR Space Centre) quale parte integrante di un’iniziativa finalizzata, secondo le dichiarazioni ufficiali, all’innovazione scientifica e allo sviluppo sostenibile della potente regione mediorientale.

Va detto che durante la sua breve vita, il centro di Dubai ha già messo a segno una serie di risultati interessanti, tra cui il lancio dei due piccoli satelliti da osservazione DubaiSat 1 e DubaiSat 2, posizionati in orbita rispettivamente il 29 luglio 2009 e il 21 novembre 2013.

Quella di raggiungere Marte è un’idea, diciamocelo francamente, che non vede i sudditi degli Emirati Arabi primi nella formulazione dell’intento ma che sicuramente sta spingendo la giovane agenzia spaziale del Golfo a propositi assai ambiziosi.

A parte infatti gli Stati Uniti che si cimentarono con sonde automatiche dal lontano 1964 (la prima fu Mariner) e l’ex Unione Sovietica che precedette gli esperimenti a partire dal 1960 con Mars, anche il Giappone (sonda Nozomi il 4 luglio 1998), l’Unione Europea (Mars Express il 2 giugno 2003, non esattamente un successo) e l’India (Mangalyaan il 5 novembre 2013, in fase di attuazione della sua missione) hanno tentato e seguitano l’obiettivo di avvicinarsi al Pianeta Rosso nell’aspettativa di uno sbarco umano e forse di una futura colonizzazione di un pianeta che ha diverse affinità con la Terra.

Tuttavia fino a questo momento si è parlato sempre della promessa di grandi potenze e di Paesi in grado di utilizzare una tecnologia molto sofisticata: l’India per esempio, pur nella sua complessità castuale e non sempre trasparente agli occhi degli occidentali, da tempo copre un ruolo di grande peso nella comunità tecnologica mondiale e se è una delle nazioni che ha raggiunto la capacità di lancio già dal 18 luglio 1980 ha anche il potere nucleare (alla fine del 2012 le stime davano un totale di 80 – 100 testate nucleari disponibili nell’arsenale indiano); nel Sol Levante la Japan Aerospace Exploration Agency è l’agenzia governativa che si occupa dell’esplorazione spaziale dal 1º ottobre 2003 e quanto alle altre nazioni, è anche superflua ogni descrizione.

Quindi ha destato giustamente un po’ di stupore immaginare che un piccolo emirato nascosto tra dune sabbiose e pozzi gonfi di oli pieni di fango stia puntando ad una meta così lontana.

La sorpresa poi è ingigantita dall’andamento del prezzo del greggio (linfa vitale per i paesi del Golfo) che sembra in caduta libera grazie al fracking, la frantumazione idraulica delle rocce, una tecnica adottata negli Stati Uniti che se permette uno sfruttamento sempre più intenso dei grandi giacimenti di gas da scisti, sta costringendo ad un finanziamento aggiuntivo gli emiri pur di non uscire dal mercato energetico. Ma evidentemente la ragione e l’attenzione per la tecnologia oltre l’orizzonte sta avendo la meglio in quelle società che sotto un aspetto fortemente tradizionalista, compiono un balzo verso il futuro. Altro paese è l’Iran, ovvero l’antica Persia.

D’altro canto il mondo arabo qualche primato nell’osservazione dei cieli lo vanta da lungo tempo. E fin qui non ci sono dubbi: la nascita dell’astronomia araba si può datare dallo scambio di informazioni tra i saggi indiani con i dotti della corte di Al Mansour, califfo di Bagdad avvenuta nel 744 e alla divulgazione, agli inizi del IX secolo del primo trattato di astronomia araba scritto da Ibn Mussa al Khwarizmi, l’autore del saggio che si riferisce al procedimento risolutivo delle equazioni alfanumeriche. Insomma, diciamo grossolanamente, l’inventore dell’algebra.

Quindi parliamo di conoscenze molto antiche in quel mondo così misterioso e pieno di contraddizioni, che ha aperto una strada assai audace alle scienze esatte. In sostanza il contributo allo sviluppo della conoscenza astronomica araba si deve al contatto con tre diverse culture: quella indiana, quella persiana ma anche quella greca, che conglomerò gli aspetti teorici e cosmologici dell’astronomia della scienza aristotelica e di revisione con il modello tolemaico (immobilità della Terra rispetto all’universo).

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