lunedì, Luglio 26

Gli Italiani sono razzisti? Come stiamo cambiando

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 Il Film Il colore viola

 

Tutto inizia tanti anni fa, almeno venti.
Un amico americano arriva in Italia, e con lui chiacchiere varie. Poi si finisce a parlare di razzismo, come questo dramma sia al limite del tollerabile in una nazione, gli Stati Uniti d’America, che dalla loro nascita si sono posti nei confronti del resto del mondo come un esempio di Democrazia.
Il mio amico, che chiamerò Bob, però a un certo punto mi guarda serio e mi dice: “Tu parli bene, ti scandalizzi per il nostro razzismo e ti senti tranquilla nel tuo piccolo mondo, ma solo per un motivo: in Italia non c’è apparentemente razzismo perché non avete né neri né immigrati. Se li aveste, io credo, verrebbe fuori il vostro razzismo”.

Ecco, a ripensare a quella frase profetica di Bob, oggi, non posso purtroppo che riconoscere che aveva ragione. Il razzismo in Italia è ormai un dato di fatto, un agente patogeno che si diffonde e contamina quel popolo mite e bonario che erano gli Italiani.
La tendenza era sì, sottilmente ma anche pervicacemente, insita in una parte della popolazione e si esprimeva in giudizi di demerito ora verso il sud ora verso il nord, ma raramente arrivava a manifestarsi in modo cruento.
Negli ultimi mesi e poi, via via, con sempre maggiore frequenza nelle ultime settimane il razzismo ha iniziato ad essere una manifestazione sempre più frequente nelle parole e nei gesti degli Italiani.

Se da un Leghista, potevamo immaginare un atteggiamento razzista però, non eravamo affatto preparati a leggerlo e ad ascoltarlo in persone di Sinistra o in rappresentanti dell’attuale governo di Centrosinistra, guidato dall’ex-boyscout Matteo Renzi.
Così siamo rimasti senza parole di fronte al Ministro degli Interni, Angelino Alfano, il quale esprimendo la sua preoccupazione per i fastidi che i vacanzieri italiani potevano subire sulle spiagge dalle offerte di venditori di mercanzia varia, non ha esitato ad appellare questi pellegrini delle nostre spiagge come “Vu cumprà”. Mi sono sentita un pizzico, ed ho sperato che il capo del Governo prendesse provvedimenti o che comunque richiamasse il suo Ministro.
Invece Matteo Renzi si è limitato a dichiarare che lui si sarebbe espresso diversamente.
Tutto qui?
Una reazione, da parte del Premier italiano, più che timida, addirittura inesistente.
Così chi voleva lasciare libere le proprie intemperanze, i propri giudizi immorali e indegni, non ha più avuto remore né freni. E la stura abbiamo iniziato a leggerla quotidianamente, e più volte al giorno, sui nostri social network.
Post du FacebookC’è chi, prendendo ad esempio il discorsetto di Angelino Alfano, ha iniziato a relazionarci sui suoi cattivi rapporti con quelli che definisce ‘negri e c’è da aggiungere che a scrivere questo Post su Facebook è un mio ‘conoscente’, maschio di circa quarant’anni che si definisce di Sinistra.
E ad 11 Persone piace…
E c’è chi, quando mi legge difendere i migranti, mi richiama al realismo, a considerare come questi ‘esseri’ siano pericolosi per l’incolumità di tutti noi.
E ce ne sono per ogni gusto e per il mio totale disgusto.
Allora torno a considerare con un certo pessimismo questa specie umana, che le religioni hanno così ben compresa e poi indirizzata, questa specie che ha a cuore in realtà un nucleo sociale sempre molto ristretto, persino più ristretto di un clan, la propria famiglia, al di fuori della quale vale l’unica regola dell’homo homini lupus (l’uomo è un lupo per l’uomo).

Post su FacebookLo step successivo dei miei ragionamenti è quindi l’idea di Stato, di Nazione e poi di Unione Europea, di NATO e, infine, di ONU. Da anni sostengo che nessuno può farsi un vanto, né tantomeno un merito, di essere nato in un Paese Occidentale ed ‘Evoluto’, anziché in uno Stato del cosiddetto ‘Terzo Mondo’, in una di quelle regioni nei quali l’infibulazione è una tradizione da rispettare e si educano i propri figli alla jiahd. Il mio ideale è un pianeta senza confini o passaggi doganali, dove l’unico documento di ogni essere sia una tessera sanitaria che fornisca un’anamnesi corretta della persona cui appartiene, per consentire un intervento congruo in caso di ricovero, e basta.
E poi liberi per il mondo…
Mi hanno massacrata, insulti, cancellazioni di amicizia e qualcuno non soddisfatto mi ha anche bannata.
I pochi che mi hanno risposto, mi hanno rimproverata aspramente per mancanza di realismo, chiedendomi perché avrebbero dovuto rinunciare alla loro cultura, alle loro leggi, alla loro democrazia millenaria e dare adito alla barbarie di avere voce sulle nostre esistenze.
Non erano discorsi da Post ma hanno arricchito la mia riflessione.

Noi ci vantiamo della nostra cultura, delle nostre leggi e della nostra democrazia millenaria… quando fino a pochi decenni fa eravamo servi di una dittatura? quando fino a pochi anni fa una professione religiosa aveva il diritto di ‘porre all’Indice’ libri stampati sul territorio italiano? E la Shoah a quando risale? E i tribunali della cosiddetta Santa Inquisizione? E quando, in Italia, è stato concesso il diritto di voto alle donne?
La memoria umana è davvero molto corta, e dimentica anche ciò che compie la mano destra a insaputa della sinistra. Ma è bene cominciare a dirlo: siamo un popolo razzista.
Perché dirlo?
Per cercare, dopo averne preso coscienza, di porvi rimedio.
Un popolo che si infiamma per la decapitazione di un giornalista americano, ma poi vota per la vendita di armi a paesi terzi, per interventi democratici cui partecipa con il proprio esercito.
Lo stesso popolo è quello che si rassegna a non conoscere i nomi dei mandanti delle stragi che hanno mietuto vittime sul proprio territorio, ma si altera se questo accade nel Vicino Oriente ed esige ritorsioni armate.

Siamo sempre più Bipolari, o forse addirittura Schizofrenici o come dice da millenni il Libro dei libri: vediamo la pagliuzza nell’occhio dell’altro e ignoriamo la trave nel nostro.
Siamo alla mercé di consumismo e Mass Media, sventoliamo la bandiera di turno, quella che al momento ci sembra la più Politically correct e clicchiamo tanti “mi piace” sull’ultima frase ad effetto che incontriamo nel nostro girovagare sui social network, ma sia chiaro: senza neppure prenderci il disturbo di andare a leggere il contesto in cui quella frase è stata scritta, se è davvero condivisibile o se in realtà non è altro che la punta di un iceberg creato ad arte per mistificare la realtà e il nostro consenso.
Siamo razzisti e né la religione di Stato né le ideologie politiche con le quali siamo cresciuti possono aiutarci a non esserlo.
Ma prendiamone coscienza, è un primo passo che può aiutarci.

 

 

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