domenica, Ottobre 17

Gli italiani e l’effetto coronavirus A colloquio con Loris Pinzani, noto psicoterapeuta, sulle ragioni del rifiuto di parte della popolazione a seguire le disposizioni comportamentali contro l’epidemia. “Non è solo per stupidità, il nodo è vietarsi la consapevolezza del problema”

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Che il nostro Paese sia dentro una situazione drammatica, senza precedenti, difficile da gestire, è fin troppo chiaro dalle notizie che  ininterrottamente inondano tg e programmi televisivi, accompagnate da  un decalogo comportamentale che è il minimo che possa essere seguito dai cittadini, di ogni ordine grado ed età, affinché l’ espandersi del contagio da coronavirus possa essere circoscritto rallentato e, possibilmente, bloccato.  Questo per consentire al sistema ospedaliero di riorganizzarsi dopo il primo  traumatico impatto con gli effetti dell’epidemia. Mai come in quest’ora buia ( per dirla con Conte, che non a caso si è richiamato al Churchill del momento più drammatico della guerra per l’Inghilterra), ) il Paese è chiamato a dare una risposta responsabile, ad assumere comportamenti adeguati, ad attenersi a quelle  poche norme che personaggi dello spettacolo cercano di indurci a seguire con maniere accattivanti e persuasive. Evidentemente, l’appello quotidiano di virologi, medici, sanitari, pubblici amministratori, non ha sortito l’effetto dovuto. Le notizie di queste ore raccontano di un Paese in preda allo sgomento o   menefreghista e strafottente di ciò che accade, mostrando immagini di rave-party  notturni nella centralissima Piazza d’Azeglio a Firenze, o a Pozzuoli, fino alle 3 di notte. Nel capoluogo fiorentino c’è stata subito la reazione della popolazione della zona e poi del Sindaco Dario Nardella, che dal suo domicilio dove sì è ritirato in quarantena per precauzione, ha preannunziato severe misure, altrettanto ferma la denunzia delle autorità comunali   del centro napoletano: “Qui si sta mettendo a rischio la salute  di un’intera comunità”. Ma stupiscono anche le immagini degli sciatori accalcati agli accessi delle ovovie dell’Abetone e della montagna pistoiese, riportate  dalla stampa: “Nessuno vigila sul confine della zona rossa modenese, stabilita dal decreto coronavirus…. E i gestori si difendono: “ Se diciamo di stare a un metro ci ridono in faccia”. In altre città d’Italia non sono mancate scene di feste di compleanno   nei pubblici locali. Altro che contatti ridotti al minimo e a un metro di distanza l’uno dall’altro!  Rincuorano le  reazioni  risentite e fortemente critiche apparse anche sui social. Alcuni scrivono: “La scuola è chiusa per evitare il contagio, ma se i vostri figli stanno tutti insieme appassionatamente al Mc Donald, si rende vano il sacrificio scolastico e si aumentano i rischi. Teneteli a casa!”” Qualcuno sentenzia: “Nei libri di storia scriveranno: E il coronavirus avanzò a causa dell’ignoranza, della negligenza o strafottenza e della profondissima mancanza di rispetto che avevano gli uni verso gli altri.” Anche noi ci siamo chiesti, perché tanta strafottenza, negligenza e mancanza di rispetto verso gli altri?  Che cosa induce parte dei connazionali a simili comportamenti che potremmo definire stupidi?  Tema non nuovo, già se ne occupava Eraclito e uno studioso contemporaneo dotato di grande ironia come Carlo M-Cipolla che, individuando le leggi della stupidità,  ne indicava il massimo livello   quando il   comportamento di chi la pratica nuoce oltre che agli altri anche allo stesso soggetto. Per capirne di più, ci siamo rivolti a Loris Pinzani, noto psicoterapeuta fiorentino che si divide tra il capoluogo toscano e Milano, autore di vari saggi ( il più recente è ‘Il Processo Anevrotico in psicoterapia’ per Alpes Italia Editore) e di libri di narrativa a  carattere sociologico.

 

Perché molta gente rifiuta comportamenti virtuosi, anche di fronte a  situazioni di grande allarme sociale? Non ne comprende la pericolosità? E’ solo stupidità?

Non vuol vedere. E se non vede non se ne occupa. Quante immagini vengono date di bambini  che muoiono in mare o muoiono di fame?  Ebbene, costoro le evitano, non le guardano per non esserne emotivamente coinvolti. Perché siffatto mondo non è sopportabile alla ragione. 

Eppure è bastata la voce, prima ancora dell’annuncio ufficiale, della Lombardia zona a rischio, che la gente  ha preso d’assalto i treni diretti al Sud. 

Questo è l’ aspetto fobico del soggetto che non riesce o non vuol vedere la realtà e prima assume un atteggiamento  sprezzante, di disprezzo verso  l’informazione ufficiale, che è stata onesta, e poi  se ne fugge.

Ma è un atteggiamento questo che caratterizza soltanto noi italici? E perché?

Premesso che non siamo pazienti né abituati alla disciplina come i cinesi, per diversità di storia e  attitudini, né abbiamo il senso dello Stato, sempre per ragioni storiche di altri, il nodo della questione non è quello della disobbedienza ma quello di vietarsi di avere  consapevolezza del problema. Una delle nostre caratteristiche   antropologiche è non solo il  nostro individualismo esasperato, ma anche il nostro indipendentismo, non sappiamo camminare insieme   agli altri. Il meccanismo è quello di considerarsi il centro attorno al quale ruotano gli altri, quindi non accetto dipendenze. “Prima  gli italiani” è un’ espressione  di questo modo di pensare. E’ chiaro che questo atteggiamento cade in contraddizione.

Come quando si è finito per invocare l’uomo forte, a cui delegare tutto? Poi sappiamo com’è andata.

Sì, è finita in una catastrofe umana e sociale, eppure la tentazione non è mai sopita. Ma eventi come quello che stiamo affrontando, con maggiore o minore senso di responsabilità o percezione della gravità della situazione, ci riportano brutalmente a quella condizione di egualità naturale che la strutturazione sociale tende a nascondere, negare: lo chiarisce la metafora della “livella”.

Ma come consideri allora il fatto che  taluni operatori sanitari, di fronte alla limitatezza dei posti  nelle sale di terapia intensiva, parlino di dover dare la priorità a soggetti più giovani, operando una discriminazione per età?

Un’aberrazione, ma non è una novità e nell’emergenza si pone sempre il problema di scegliere: sulla base di quali criteri e valori? Anche nella mitologia greca venne a porsi tale problema.

Quali prevedi saranno gli  effetti sul piano comportamentale di questa epidemia?

Mi auguro si abbraccino le ragioni del comune sentire, di superare insieme la fragilità anche psicologica del presente periodo, che si  prenda atto della realtà in  cui siamo immersi, senza chiudere gli occhi. Non sarà cosa semplice. Ma già in queste   ore vengono ripensati comportamenti che non si e volevano modificare. Dovremo abituarci per un periodo non breve a ridurre i contatti,  a modificare abitudini e a ritrovare quella dimensione essenziale della vita che nel tempo e nella storia si è smarrita.

Ringraziando il dottor Pinzani non si può fare a meno di osservare con piacere che due nuovi fatti si sono manifestati in poche ore: la chiusura degli impianti sciistici e la volontà sempre più manifesta dello stesso mondo del calcio di interrompere i campionati: gli stadi vuoti  appaiono surreali e snaturano lo sport, la sola tv non potrà mai sostituire il pubblico. Quando i cambiamenti toccano il mondo dello sport e agonistico, è segno che  qualcosa si muove anche al fondo della società.

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