venerdì, Ottobre 22

Gli interessi di Al-Sisi in Libia

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La Libia è un territorio soggetto alla massima attenzione, da quando ormai due anni fa si concretizzarono due entità distinte che sostanzialmente sancirono lo spacchettamento interno e di conseguenza definirono uno status di ingovernabilità permanente. Nel frattempo questo grado di ingovernabilità è aumentato a causa dell’inasprimento del conflitto e dalla comparsa nel territorio libico di nuovi attori, uomini del Califfato Islamico su tutti.

L’instabilità libica, unita a quella siriana è un elemento di forte criticità per le potenze occidentali, le quali palesemente non riescono a indirizzare la situazione mediorentale verso una prospettiva di equilibrio. E’ notizia di poche ore che il Governo di unità nazionale ha varato una nuova lista di Ministri i quali nei prossimi mesi dovranno tentare di gestire la situazione. Seppur questo Governo di unità nazionale può risultare uno sforzo apprezzabile da parte della Comunità Internazionale, tuttavia se si inquadra in una prospettiva realista, le probabilità che il nuovo Governo nazionale riesca a gestire la situazione interna tra le mille divisioni e interessi, risultano abbastanza scarse.  E’ invece più probabile che al di là del Governo di unità nazionale, sempre secondo una prospettiva realista, la situazione continui a rimanere ostaggio di interessi degli attori regionali che sono funzionali a più ampie prospettive.

Senza ombra di dubbio uno di questi attori regionali che ha interessi sia particolari che generali in Libia è l’Egitto di Al-Sisi. Gli interessi del Presidente egiziano in Libia sono sostanzialmente tre e hanno come obiettivo sia la gestione della situazione egiziana interna, sia in funzione di una prospettiva regionale.

Il primo interesse di Al-Sisi è sicuramente di carattere economico. Nonostante siano ormai due anni che le forze armate governano il Paese dei Faraoni, non sembra che le risposte alla situazione economica abbiano dato i risultati sperati. Due elementi su tutti che si legano alla crisi libica: il primo è quello dei migranti che dall’Egitto si sono trasferiti in Libia per questioni lavorative soprattutto. Pur non essendoci dati ufficiali, sembra che gli egiziani stazionati in Libia per motivi lavorativi siano tra i 700 mila e il milione e mezzo attualmente, da marzo 2014 sembra che siano circa 300 mila gli egiziani ritornati in patria a causa della insostenibilità della situazione. Ovviamente questa tendenza al rientro aumenta le difficoltà economiche interne, e la situazione sociale egiziana non è per niente rosea e priva di conflitti.

Il secondo fattore economico di interesse è dato dalle consistenti risorse energetiche di cui la Libia dispone. Dal 2013 sembra che l’Egitto abbia accumulato debiti per importazioni energetiche per una cifra vicina ai 5 miliardi di dollari. Come noto, al pari di quello iracheno, il petrolio libico ha caratteristiche che rendono i costi di raffinazione molto più bassi rispetto per esempio al petrolio dell’Arabia Saudita. L’interesse nel mantenimento di importanti rapporti con il Governo di Tobruk che controlla ancora la maggior parte della Cirenaica, foriera di notevoli risorse energetiche, nonché l’importanza dei porti di Ras Lanuf e Sidra, risulta quindi evidente. In questo quadro si inserisce l’interventismo egiziano in favore del Generale Khalifa Haftar, iniziato dopo il massacro dei 21 copti egiziani avvenuto sulle coste libiche.

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