lunedì, Agosto 2

Gli inaspettati errori di Draghi Le imbarazzanti scelte dei Sottosegretari e il trattamento riservato a Arcuri minando la sua autorevolezza e capacità di agire bene

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Si completa il Governo Draghi, con qualche ritardo, a dire il vero, e con la tristissima cerimonia funebre per due connazionali uccisi ‘per stupidità’ come ha giustamente detto il Cardinale De Donatis (ma che vergogna quel sottile scaricabarile di Di Maio in Parlamento!). E quindi potrebbe essere pienamente operativo. Come avete capito, credo che questo Governo sia l’unica soluzione possibile, data la situazione di sfascio in cui si era ridotto il nostro Paese, auspice il ‘magistrale’ Giuseppe Conte e gli stellini, specie Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede: la quintessenza non dell’anti-politica (come amano definirsi, pfuiiiii) ma della non-politica.

Sta in fatto che a Governo fatto, abbiamo tutti ben capito che Mario Draghi si è tirato fuori dalla caciara dei sottosegretari e ha lasciato i partiti a scannarsi tra di loro: una scena rivoltante. Certo che le scelte talvolta sono a dir poco imbarazzanti. La mitica Teresa Bellanova, declassata a sottosegretario, ha seppellito l’ascia di guerra (beh, la zappa: lei ama molto e sa tutto di Agricoltura) per passare ai trasporti. E poi i renziani, ufficiali e non, si lamentano perché Andrea Orlando passa con disinvoltura dalla Giustizia al Lavoro, passando per non ricordo che altro.
Mah: un politico è un politico se è competente in politica, torniamo sempre allo stesso discorso, anche se, certo, in alcuni ministeri tecnici un minimo di competenza anche tecnica è utile per non dire necessaria. Ho già detto che mi è sembrata una scelta infelice quella del Ministro alla Pubblica Istruzione, innamorato delle discipline STEM, che piacciono tanto a Grillo (vedi quanto scrivevo ieri) ma anche a Draghi, come penso che creda il Ministro, che, a mio giudizio, ha male interpretato le parole di Draghi nel discorso programmatico. Voglio dire che scienza e tecnologia vanno benissimo, ma solo, ripeto solo, se ampiamente condite, intrise di umanità, di umanesimo, insomma di cultura. Guai ad avere un Paese di tecnocrati, poco consapevoli del mondo in cui vivono e da cui arrivano, ma specialmente di quello in cui sono diretti, finendo poi per essere eterodiretti -il sogno di Grillo. Ma poi, quando come sottosegretario il Ministro si troverà Rossano Sasso, che confonde Dante Alighieri con Topolino, sarà lecito domandarsi se anche il Ministro non abbia dubbi in merito, sempre che sappia chi è Topolino! Certo, mai come Dario Franceschini, il re della barba inutile, che come sottosegretario si troverà la gentile signora Lucia Borgonzoni, che ormai da almeno cinque anni non legge un libro, visto che da tre non ne leggeva quando cercava di soffiare il posto a Stefano Bonaccini.
Ma, ironizzare su ciò sarebbe troppo facile. Il tema è un altro: a mio parere Draghi ha fatto male a lasciare che accadesse tutto ciò, perché, secondo me, sottovaluta i rischi. È vero, quel gruppo di Ministri e sottoministri assortiti sono poco più, in generale, che nani e ballerine, ma si rende conto Draghi di quanti danni, ma specialmente di quanti intralci, gente simile può creare al Governo? Mi pare di capire di no e questo molto mi preoccupa.


Anche perché, a mio parere, è caduto in una delle più classiche trappole della politica politicante: devo dire la verità, mi aspettavo che non ci cadesse, proprio così. Mi riferisco all’episodio (per quanto raccontato dalla stampa) di Domenico Arcuri.
Arcuri? Sì, Arcuri. Chi è Arcuri, che fa Arcuri, a chi risponde Arcuri? Non lo so e, francamente, non me ne importa nulla. Ma, c’è un ma grosso come una casa, anzi due: è odiatissimo da Matteo Salvini (che è invece innamorato di Bertolaso, nonostante il suo famoso mal di schiena) e finora ha svolto un ruolo centrale nella gestione della epidemia. Qui, secondo me, casca Draghi.
Si può certamente pensare che Arcuri faccia e abbia fatto male. Nulla da ridire, non lo so, ma sta a Draghi giudicare, a Draghi, non a Salvini. Se i vaccini non ci sono prendersela con Arcuri che non li somministra è cosa che solo Salvini … . E comunque, lo stile, io credo, è stile e va tenuto sempre ben dritto, se si vuole accreditare di sé l’immagine dell’uomo retto e rigido, ma leale. Non averlo platealmente invitato alla riunione dellacabina di regia‘ (della quale fa parte pure Franceschini e non so chi altri, che c’entrano come i cavoli a merenda) è stato uno schiaffo gratuito e, me lo permetterà il prof. Draghi, volgare.
Se Arcuri non va bene, visto che fino a ieri era parte vitale di quella ‘cabina’ (e poi smettiamola con questa nomenclatura da Monopoli) Draghi, secondo me, doveva, sì, doveva convocarlo, ascoltarlo con rispetto se non altro perché nel bene o nel male da mesi sta lavorando assai, e poi dirgli tranquillo e leale ‘caro Arcuri, a me non vai bene, grazie e arrivederci’.
Così, invece, i giornali sono pieni delle rodomontate di Salvini che gongola per avere cacciato Arcuri e, me lo si permetta, Arcuri si sentirà certo umiliato. Direte, ma quella è gente con la pellaccia dura. Certo, ma questo non è un buon motivo per umiliarlo e, sia chiaro, non è un motivo per nessuno e in nessun caso. È una cosa poco civile (oddio, che ho detto, ho parlato male di San Draghi!) e quindi non si fa, proprio e solo per quello.
Ed è anche, e qui temo c’è invece ingenuità di Draghi, un errore tecnico: lo sappiamo come vanno le cose in politica e specialmente come ragionano e agiscono i vari satrapi del nostro Paese, e dunque, visto che Arcuri è comunque a capo di una grossa e importante struttura di servizio del nostro Paese, è molto verosimile (non so se probabile, ma io penso di sì, per come vedo in genere agire questi superfunzionari) che Arcuri, o qualcuno dei suoi, da un lato potrebbe essere tentato di fare qualche saltafosso a Draghi, ma, specialmente, essendo ovvio che l’autorevolezza di Arcuri è stata messa gravemente in dubbio, la sua capacità di agire bene e con efficienza nei suoi compiti è gravemente lesa. Ma, insomma, questo è l’abc e non credo che Draghi non lo sappia.

Vedremo, ma ora come ora, a me pare che Draghi almeno due errori piuttosto gravi li abbia fatti e, ripeto, francamente non me li aspettavo da lui.

Ma ora, la festa è finita, ora si deve passare ai fatti. E uno va fatto e detto subito, lo sto ripetendo dal primo giorno in cui Draghi è stato scelto, anzi già da molto prima: Draghi e Mattarella ci devono fare capire che hanno in mente. Perché se Draghi vuole fare sul serio, visto il programma ha un orizzonte davanti di almeno tre anni e forse più se ci saprà fare. Ma se il suo obiettivo è solo la Presidenza della Repubblica, allora il suo limite è di meno di un anno. Secondo me ha il dovere preciso di farcelo sapere, di farcelo capire. E non solo per rispetto di noi cittadini-buoi, ma, specialmente, per sé stesso, perché lui sa benissimo come noi tutti sappiamo benissimo, che se il suo orizzonte è il prossimo Febbraio, qualunque cosa miracolosa voglia fare e cerchi di fare, sarà sordamente ostacolata, intralciata, minata, e poi, andato via lui, silurata.
Specialmente da quelle forze che, ringalluzzite dalla prospettiva di avere almeno un anno di tranquillità, perché se la vede Draghi anche se poi non farà il bene del popolo ma del popolo nessuno se ne frega, hanno scatenato una guerra senza quartiere e volgare a Nicola Zingaretti, l’unico che (se si liberasse di Bettini e della sua atavica mollezza) può davvero sostenere Draghi. Spero che quest’ultimo se ne renda conto, se non altro per la sua maggiore conoscenza dell’ambiente in cui si trova a nuotare. Mi ha infatti colpito (e non credo di essere il solo) l’attacco concentrico e violentissimo, sferrato in meno di due giorni da Bonaccini-filo-Renzi, il para-Renzi sindaco di Firenze, l’ex figliolo di Berlusconi ora diventato ‘di sinistra’ Gori-amico-di-Renzi, e il presidente dell’ANCI Decaro (che gli mette contro i sindaci, e scusate se è poco), sotto la supervisione paternalisticamente ambigua come sempre di Veltroni, l’altra sera dalla Gruber a dire tranquillizzante tutto e il contrario di tutto -non per nulla lo chiamano ‘ma anche’.
Viste queste premesse, io credo che, in questo momento, due personaggi abbiano bisogno l’uno dell’altro e di fidarsi l’uno dell’altro e si chiamano Draghi e Zingaretti. Spero solo, per l’Italia, non per loro, che se ne rendano conto prima che sia troppo tardi per l’Italia, non per loro.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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