giovedì, Agosto 5

Gli hidden champions ci salveranno dalla crisi? La chiave di svolta per uscire dalla crisi in Germania si nasconde in investimenti mirati alla qualità

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produzione industriale

Berlino – L’Autunno berlinese è arrivato ormai da tempo con i suoi colori caldi, la pioggia giornaliera e il sole tiepido. Come ogni anno precede la stagione invernale, che arriva quasi sempre all’ improvviso, con il calo della temperatura che irrimediabilmente segna l’arrivo del gelo e della neve. Ma, alla luce delle ultime stime e statistiche economiche, sembra che in Germania per quest’anno non saranno solo le temperature atmosferiche a scendere sotto lo zero. È delle ultime ore la notizia che anche il principale termometro della fiducia degli investitori in Germania, l’indice Zew (Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung), ad ottobre accusa un autentico crollo, dopo che i mesi scorsi sia i dati sulla produzione industriale sia quelli sulle esportazioni tedesche hanno mostrato una flessione verso il basso. I dati negativi sono dovuti principalmente alle tensioni geopolitiche globali e allo sviluppo economico debole in alcune aree dell’Eurozona e manifestano il bisogno evidente che il Paese teutonico necessita di nuove manovre economiche interne orientate agli investimenti. Il governo Merkel che punta i piedi in Europa per il pareggio di bilancio per l’anno prossimo, secondo gli esperti, dovrebbe invece concentrarsi di più negli investimenti in infrastrutture, scuola e occupazione.

Ma nonostante le previsioni di crescita futura della locomotiva europea vengano messe in discussione dai principali centri studi tedeschi, ci sono degli attori economici che sembrano non conoscere crisi. Si chiamano “hidden champions” (campioni nascosti). Il termine, coniato alla fine degli anni Ottanta dal provocatorio Herman Simon, ricercatore nonché fondatore della Simon-Kucher & Partners, società di consulenza globale in strategia e marketing, viene utilizzato per indicare quelle aziende di media grandezza, con ricavi inferiori ai cinque Miliardi di euro e che al tempo stesso si collocano tra i primi posti al posto nel loro settore specifico. Si tratta di aziende poco note al grande pubblico e la cui sopravvivenza dipende dal “fare una cosa e farla molto bene”. In Germania gli hidden champions rappresentano circa il 25 % delle esportazioni nonché un modello vincente a cui fare riferimento se si pensa alla competizione economica sempre più globale e che si gioca sempre di più sulla qualità e sull’innovazione.

Agli inizi degli anni Ottanta Simon ricorda che gli hidden champions venivano descritti come “piccole realtà artigianali, estremamente specializzate e appassionate fino al fanatismo che operavano in una nicchia ristretta di mercato, senza speranze di sopravvivere nel lungo periodo in un’era di grandi corporation, diversificazione e globalizzazione. Altri, invece erano dell’avviso che quelle imprese di calibro medio fossero condannate a restare piccole, all’obsolescenza tecnologica e infine soccombere alla mancata diversificazione del rischio, che era il rovescio della medaglia della loro focalizzazione ristretta”.

A distanza di anni la realtà ha dimostrato che non si tratta di piccole realtà economiche ma di veri e propri campioni. Queste aziende grazie ad una strategia chiara, ad una gestione ottimale delle risorse finanziarie, ad un’attenzione più che accurata verso il cliente finale nonché ad un impegno costante in investimenti in ricerca e sviluppo, rappresentano uno dei motori trainanti dell’economia globale e tedesca in particolare. Difatti la Germania con 1307 aziende, su un totale globale di 2746, è il Paese con il maggior numero di hidden champions nel mondo, in confronto all’Italia che, per esempio, nonostante abbia un sistema industriale simile a quello tedesco, ha solo 76 hidden champions operanti nel comparto industriale ed economico.

Come spiega Simon in una recente intervista «la principale differenza tra Italia e Germania non si deve ricondurre a ragioni strutturali ma piuttosto ad un fatto di mentalità. Le aziende tedesche pensano da molti anni in termini globali. Hanno già sposato l’idea che la partita ormai si gioca a livello mondiale e hanno quindi sviluppato delle strategie di sviluppo, soprattutto tecnologico, mirate: investimenti pensati per un ritorno sul lungo periodo piuttosto che immediato, supporto all’apprendimento di più lingue necessario per espandersi oltre i confini nazionali, esperienze internazionali, maggiori relazioni con le scuole per promuovere le realtà aziendali tra i più giovani».

Gli hidden champions hanno peculiarità innovative specifiche. Sono focalizzate su un settore particolare all’interno del quale sono le migliori a livello globale. Applicano una strategia che si basa sul valore creato dal loro prodotto o dal loro servizio e non sono interessate alla diversificazione. Non utilizzano la carta dell’outsourcing per le competenze relative al core business, perché unicità e qualità possono essere create solo internamente.  Investono in media il doppio di un’azienda normale in ricerca e sviluppo per mantenere costante sia la quota di mercato ma anche le aspettative dei clienti, con cui hanno un rapporto ottimale.

Senza considerare l’aspetto occupazionale. Negli ultimi dieci anni le hidden champions tedesche hanno creato circa un milione di nuovi posti di lavoro e basta dare un’occhiata alla sezione Careers dei loro siti internet aziendali per capire che le loro offerte si rivolgono a professionisti, “cervelli” altamente preparati e manodopera estremamente specializzata perché la competizione passa anche dal capitale umano che si inserisce all’interno dell’organizzazione.

Gli hidden champions si pongono obiettivi globali e ambiziosi e detengono la leadership nel mercato di riferimento, anche quando si evolvono diventando organizzazioni complesse. Alcuni esempi possono essere la Delo, azienda tedesca che produce speciali adesivi high-tech per apparecchi elettronici. L’80% di tutte le smart cards nel mondo e più del 50% dei dispositivi mobili, inclusi gli I-phone, è tenuto insieme da un adesivo Delo, a conferma della leadership di mercato dell’azienda. Oppure SAP, azienda che produce software integrati per la gestione aziendale, che nasce come hidden champion ma che, anche adesso che ormai è diventata un’azienda da 16 Miliardi di ricavi,  mantiene la leadership nel mercato di riferimento.

La sfida economica globale ormai si gioca sulla combinazione ottimale tra diversi elementi come la ricerca tecnologica, il tempismo commerciale, l’efficienza produttiva e finanziaria e la flessibilità organizzativa. Più sei piccolo, più sei snello e veloce per muoverti ed adattarti ad un contesto caratterizzato da repentini mutamenti e da una crisi che sembra non avere fine. La Germania e il mondo  hanno riconosciuto il valore di questi piccoli campioni nascosti. Investire per essere i migliori deve essere la carta vincente per aggiudicarsi e soddisfare le richieste del mercato e se il made in Germany nel mondo ormai è sinonimo di qualità e funzionalità è anche grazie all’operato e alla strategia degli hidden champions.

 

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