sabato, Luglio 31

Gli errori di Allende field_506ffb1d3dbe2

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Era l’11 settembre 1973: un golpe militare guidato dal Generale Augusto Pinochet, realizzato con l’appoggio degli Stati Uniti, pose fine all’esperienza democratica portata avanti in Cile dal Presidente Salvador Allende e dalla formazione Unidad Popular  -coalizione formata dai socialisti, dal Partito Comunista, da una corrente della Democrazia Cristiana che aveva dato vita al Mapo e dal Partito Radicale-, la quale aveva vinto le elezioni nel 1970. ‘La via cilena al socialismo‘ si chiamava quel progetto politico che sperava di poter raggiungere la trasformazione sociale restando nei parametri della democrazia borghese.

Il golpe cileno dell’11 settembre 1973 fu un evento che segnò la storia del Paese latinoamericano, ma che ebbe riflessi sull’intera America Latina e sulla Guerra Fredda in Europa. Coinvolta, nel rovesciamento del tentativo socialista cileno, anche la Chiesa cattolica. “Un ruolo di primo ordine a favore di Pinochet lo ha ricoperto l’allora Nunzio Apostolico Angelo Sodano”, successivamente nominato da Papa Woytila Segretario di Stato, ricordava Italo Moretti, giornalista ‘Rai’ che in quegli anni viaggiava nel continente latino-americano nel tentativo di raccontare i cambiamenti di quella parte di mondo.

Quel giorno, Allende era a La Moneda -il palazzo presidenziale-, fece il suo ultimo celebre discorso a ‘Radio Magallanes’   -nel quale, tra il resto, disse di essere deciso a lottare fino alla fine e sicuro che il suo sacrificio non sarebbe avvenuto invano- poi si suicidò.

 

Leonardo Guzzo, analista ed esperto di politica internazionale, è tra coloro che hanno studiato la figura di Allende e il suo progetto di socialismo.

 

Guzzo, come giudica la politica condotta da Allende negli anni precedenti al Golpe?
Per capire il progetto politico di Allende bisogna partire dal              comunismo in Latino America, più precisamente da Cuba che era il ‘grande faro’, un modello politico per quel periodo. Si diceva, infatti, che c’era la necessità di fare rivoluzione. Allende era amico di Fidel Castro, ma a differenza del Presidente cubano non voleva imporre al suo Paese il comunismo. Pensò di instaurare la cosiddetta ‘Via cilena del socialismo’ che mirava a realizzare una società formata da classi sociali più eque. Si può dire che l’azione politica di Castro era più aggressiva, mentre Allende voleva sfruttare gli strumenti legali riconosciuti dalla Costituzione cilena. In breve, la linea politica attuata da Allende aveva una forte struttura teorica ma in termini pratici non teneva conto delle conseguenze. Inoltre, il Presidente cileno non tenne nemmeno conto degli Stati Uniti e del  quadro internazionale.

Qual’era il suo obiettivo, come voleva trasformare il Cile?
Allende si presentò alle elezioni del ’70 con una coalizione formata da socialisti, comunisti e altri partiti minori. La coalizione prese il nome di Unidad Popular. Una delle prime azioni di Allende fu la nazionalizzazione del rame, ossia l’espropriazione con pagamento di indennizzi. Già questo rappresentava un problema perché causava la diminuzione dei capitali stranieri nel Paese. Altra mossa del Presidente cileno fu la riforma agraria che prevedeva l’espropriazione e la ridistribuzione delle terre dai grandi proprietari terrieri alle cooperative agricole che nacquero in quel periodo.  L’obiettivo di questo progetto era l’aumento della produzione agricola, ma a questo punto sorse un problema in quanto gli agricoltori non possedevano grandi capitali e lo Stato non era in grado di finanziare il piano e così il calo dei capitali stranieri in Cile incominciò a pesare.  Nel suo programma di Governo Allende prevedeva anche la redistribuzione del reddito, ossia l’aumento di salario. Questo punto inizialmente si rivelò positivo per il Paese latinoamericano, poi, però, l’inflazione arrivò al 163%. Al momento della sua elezione Allende poteva contare sull’appoggio delle classi sociali più basse (contadini e operai) ma dopo l’aumento dell’inflazione questi si unirono agli scioperi già organizzati dal MIR (Movimiento de Izquierda Revolucionaria) che organizzò una serie di proteste e scioperi contro il Presidente, in quanto sostenevano il bisogno di attuare una politica più aggressiva in Cile. Durante la presidenza, Allende perse l’appoggio della Democrazia Cristiana e così decise di affidare alcuni Ministeri ai militari, questa, però, si rivelò una mossa avventata, perché così si fece più viva l’idea di realizzare un golpe.

Secondo lei fu determinante il ruolo dei Cristiano democratici nel governo Allende?
Sì, l’appoggio dei democristiani fu importante per i voti in Parlamento, ma quando si resero conto delle mancanze (la parte pratica) del progetto di Salvador Allende, decisero di togliere il loro appoggio ad Allende. Alle elezioni amministrative del 1972, Unidad Popular (UP) formato da tutti i partiti di sinistra, prese più voti rispetto alle elezioni precedenti (1970). Rodamiro Tomich, anima sinistra all’interno dei democristiani, aveva perso potere che era passato nelle mani di Eduardo Frei, il quale tendeva a destra. Un altro motivo per cui i democristiani non sostenevano più il Presedente Allende era perché lui non teneva più conto del programma politico dei democristiani.

Quale ruolo hanno avuto gli Stati Uniti nel golpe del 1973? E nella morte di Allende?
Gli Stati Uniti erano contrari ad Allende. In quel periodo gli USA avevano un altro fronte aperto, il Vietnam. Nonostante ciò, la Cia finanziò la propaganda politica contro Allende, incoraggiò i golpisti facendogli capire che non avrebbero avuto nemici a livello internazionale. Ma nessun documento prova la partecipazione ufficiale al golpe e nella morte di Allende da parte degli Stati Uniti.

Parliamo di Pinochet
Augusto Pinochet diventa la figura centrale del golpe in maniera subdola. Allende diede alcuni Ministeri ai militari quando perse l’appoggio dei democristiani. Ma ben presto i militari si resero conto del blocco che il Governo Allende aveva nell’azione parlamentare. E il 29 giugno 1973 organizzarono un primo golpe che però fallì. Il Ministro della difesa, Carlos Pratz, fece firmare ad Allende un documento dove c’era scritto che il Presidente avrebbe dovuto convocare un’assemblea costituente per sbloccare l’empasse in Parlamento. L’opposizione e la Cia incominciarono ad esercitare pressioni sui militari affinché abbandonassero Allende. Pratz si dimise da Ministro della difesa e Allende scelse Pinochet come sostituto. Quest’ultimo garantì il suo appoggio al Presedente, ma poi capì che il golpe era inevitabile. Pinochet guidava i militari che dovevano catturare il Presidente e quando si rese conto che Allende si fidava molto di lui e che poteva diventare la figura centrale del golpe decise di entrare a far parte dell’organizzazione.

 

 

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