martedì, Settembre 21

Gli errori dei magistrati costano 600 milioni

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Dal 1992 sono state complessivamente 23.998 le persone indennizzate per essere state ingiustamente private della libertà personale. In concreto e in solido, chi paga per questi “errori”, chi sbaglia? No, paga lo Stato. E’ cosi? “Pare proprio di sì e questa lacuna va colmata”, si lascia sfuggire il vice-ministro della Giustizia Enrico Costa. “Di fronte a un indennizzo riconosciuto in via definitiva e liquidato non vi è alcuna norma che stabilisca che questo provvedimento finisca sulla scrivania di titolari dell’azione disciplinare per valutare se vi siano le condizioni per avviarla nei confronti di chi ha sbagliato”.

Ad ogni modo, per restare ai numeri: sono state 772 le riparazioni effettuate nei primi sette mesi del 2015, per un totale di 20.891.603,50 euro. In tutto il 2014 erano invece stati spesi 35.255.030,59 per 995 provvedimenti, Quindi, nel 2015 si registra una tendenza all’aumento dei casi e dei pagamenti. “Di fronte a questi numeri”, commenta Costa, “mi spiace dover tornare per l’ennesima volta sulle medesime considerazioni, ma se un magistrato toglie ingiustamente la libertà a un uomo e una Corte riconosce a quella stessa persona un’indennità per il carcere ingiustamente subito, oggi nessuno valuta se il comportamento di quel magistrato debba essere sanzionato sotto il profilo disciplinare”.

Eppure, vi ricordate, sotto l’emozione della vicenda che colpì ingiustamente Enzo Tortora, vennero raccolte le firme per un referendum per ‘la giustizia giusta’; quel referendum si tenne, e gli italiani votarono in modo inequivocabile. Ricordate? Poi in Parlamento i partiti di allora votarono una legge che andava in senso diametralmente opposto a quella che era stata la volontà popolare…Perbacco, eccoli ancora, quei rompiscatole di radicali. Sono stati loro a candidare Tortora al Parlamento Europeo; è stato Tortora a scegliere di essere presidente dei radicali e a dimettersi rinunciando all’immunità che il Parlamento Europeo gli aveva accordato, per poter affrontare ‘nudo’ il processo; e sono stati i radicali con i socialisti e i liberali a raccogliere le firme per quel referendum sulla ‘giustizia giusta’. Ancora loro, ancora una volta, maledizione!

Dite che sono vecchie storie? Vecchie, sì, ma ce ne sono di nuove che sono perfino peggiori, e magari ci facciamo meno attenzione, perché non si chiamano Tortora. Per esempio: un uomo di 35 anni, di Gela, il signor Mirko Eros Felice Turco, accusato da ben sette ‘pentiti’ di un omicidio, dopo 17 anni di processi, dopo la condanna definitiva all’ergastolo, dopo aver trascorso ben 11 anni in carcere, viene dichiarato del tutto innocente e scarcerato. Forse è il caso di ripetere: 11 anni di carcere, processi che si trascinano per 17 anni; alla fine innocente. I-N-N-O-C-E-N-T-E. E quei sette ‘pentiti’? E chi, in nome del popolo italiano ha condannato? Come si fa in casi come questi a liquidare il tutto con la formula ‘errore giudiziario’? No, spiegate un po’ che tipo di professionalità si è trovato davanti il signor Turco. Spiegate come sia possibile che sette ‘pentiti’ si consorzino per formulare una identica accusa nei confronti di uno che poi viene riconosciuto innocente… Una volta esistevano gli ispettori ministeriali, che appunto andavano a verificare come e perché certe situazioni si erano potute verificare. Persone di cui i magistrati non dovrebbero aver alcun timore: sono magistrati anche gli ispettori, che lavorano al ministero della Giustizia…

Come uscirne? Si può provare a chiedere consiglio al professor Giuseppe Di Federico, professore emerito di Ordinamento Giudiziario dell’Università di Bologna, ex membro laico del CSM, un’autorità in materia, riconosciuta a livello internazionale. E’ necessario, dice, “operare migliori controlli sulla qualità della giustizia. Negli altri Paesi dell’Unione Europea ci sono verifiche più accurate sui magistrati, soprattutto nei primi anni della carriera. Se sono bravi oppure no oggi si viene a sapere nell’ambiente della magistratura, ma non emerge dalle valutazioni, perché vengono promossi tutti. Quasi la totalità di essi raggiunge i massimi vertici della carriera, anche quelli che non si impegnano troppo. Quella dei magistrati è una corporazione, una casta, potente e autoreferenziale”. In sostanza “c’è poca sorveglianza sulla professionalità dei magistrati e questo produce in molti mediocrità e lassismo”.

Nelle prigioni e nei palazzi di giustizia si consuma quotidianamente una strage di diritto e di legalità; e di persone. Sono almeno 32 i suicidi nelle carceri dall’inizio dell’anno. 78 i detenuti morti nel corso degli ultimi otto mesi. Dal 2000 e fino al 31 agosto 2015, in 875 si sono tolti la vita; 2.450 i decessi, considerando anche le morti per cause naturali e incidenti. Già due anni fa lo aveva detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Una realtà che ci umilia in Europa e ci allarma».

‘Ci umilia e ci allarma’. Una pietra tombale su quella che un tempo si vantava d’essere la patria del diritto e della civiltà giuridica.

 

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