domenica, Luglio 25

Gli errori dei magistrati costano 600 milioni

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Sì, avete ragione voi. I radicali e in primis Marco Pannella hanno davvero proprio rotto le scatole con questo loro ossessivo e ossessionante parlare di carcere, di giustizia; e che diamine! Quella Rita Bernardini, Segretario dei Radicali italiani poi, ti pianta uno sciopero della fame una settimana sì, l’altra pure. Non si stanca mai? Avete ragione voi, ad esserne stanchi, ad averne pieni i santissimi… Però, vedete, accadono cose che vanno al di là di Pannella, di Bernardini, dei radicali. Loro lasciamoli perdere, facciamo finta non ci siano… Ascoltiamo quello che dicono senza occuparci di loro, leggiamo le loro dichiarazioni e comunicati, senza tener conto che sono loro a dichiarare, a comunicare. Occupiamoci del ‘testo’, solo del ‘testo’.

Un “testo”, per esempio, parla di Antonio C., detenuto attualmente in coma. L’avvocato di Antonio C. a maggio scorso presenta un’istanza all’ufficio di sorveglianza, perché il suo assistito, detenuto nel carcere di Modena, ha seri problemi di salute mentale. E’ pazzo? Simula? Succede. Ma non lo sappiamo, perché il giudice di sorveglianza non risponde all’istanza in questione. E perché non risponde? Per il semplice fatto che quello previsto in organico non c’è da ben due anni. Cosa accade? Accade che Antonio C., caso segnalato e conosciuto (che era in cura al centro di igiene mentale di Sassuolo), un giorno si impicca nella sua cella; si impicca male, fanno in tempo a salvarlo in qualche modo. In qualche modo: perché è in coma.

Cosa si ricava da questo episodio? Intanto si può osservare che si è avuto cura di fare il possibile perché la notizia di questo tentato e quasi riuscito suicidio non trapelasse. Poi vien da chiedersi perché in due anni non si è trovato tempo e modo di risolvere la questione del carcere di Modena e dei suoi organici deficitari. Il presidente del tribunale di Sorveglianza di Bologna, dottor Francesco Maisto, ripetutamente ha richiamato l’attenzione su questo problema. Inascoltato. Non si sapeva? Si sapeva benissimo, perché il vice-presidente della Camera dei Deputati Roberto Giachetti il 7 luglio scorso presenta una dettagliata interrogazione sulla vicenda. Interrogazione che attende ancora risposta, ma che certamente è finita sulla scrivania del ministro della Giustizia e dei suoi collaboratori.

Anche il Consiglio Superiore della Magistratura è stato investito del caso. Sicuramente ne è a conoscenza il vice-presidente del CSM Giovanni Legnini. Ma i tempi “biblici” del CSM sono poco compatibili con le “urgenze” della giustizia italiana. E ora, anche se uno non vuole, e ha cercato di dribblare i radicali, a un certo punto te li trovi comunque davanti. Perché la denuncia della situazione dell’organico del carcere di Modena è Bernardini ad averla sollevata e denunciata; perché sono i radicali ad aver fornito a Giachetti gli elementi per la sua interrogazione; perché è Bernardini, assieme a Pannella e al dottor Massimo Brandimarte, fino a poco fa giudice di sorveglianza a Taranto, ad essere andata da Legnini; ed è sempre Bernardini che ha iniziato uno sciopero della fame sulle questioni riguardanti i macroscopici buchi della sorveglianza. Uno ci prova ad ignorarli; ma alla fine ci sbatti il grugno anche se non vuoi.

Come dite? Non bisogna fare un caso da un caso isolato? Parliamo allora più in generale. Sapete quanto ci costano (denaro contante e sonante) le “azioni disciplinari per i giudici che sbagliano”? I dati sono fermi a luglio 1995: oltre 600 milioni di euro di pagamenti per riparazioni per ingiusta detenzione dal 1992, anno delle prime liquidazioni. Per l’esattezza 601.607.542,51 euro.

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