giovedì, Maggio 13

Gli emigrati d'Italia Le parole di Maria Carolina Brandi dell’IRPPS e dell’ingegnere biomedico della FDA Maria Ida Iacono

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Nel 2014 oltre 100mila persone hanno lasciato il nostro paese, per lo più giovani. A cosa sono dovuti questi numeri? Ti impressionano?

No, non mi impressionano affatto. I numeri sono dovuti ad un sistema politico statico, obsoleto e incapace di investire sui giovani e sull’innovazione. Penso che il sentimento che caratterizza i giovani d’oggi sia la sfiducia nei confronti del sistema italiano, un sistema corrotto che non premia le idee, non premia chi è bravo e si impegna, ma appiattisce tutti sullo stesso livello, anzi a volte premia i disonesti e i fannulloni.

Lombardia e Sicilia sono le regioni con più uscite verso l’estero, in Sicilia sicuramente incide la mancanza di possibilità e di sbocchi lavorativi, fa effetto invece vedere tutte queste emigrazioni da una Regione più strutturata come la Lombardia…

Purtroppo, a questo punto, il problema è di tipo globale, non locale. Anche in una regione come la Lombardia, che è sempre stata il fiore all’occhiello dell’Italia dal punto di vista economico e lavorativo, le prospettive di lavoro lasciano a desiderare. Le posizioni disponibili sono poche, poco stimolanti, e mal pagate. Il percorso naturale di un dottore di ricerca in Italia è quello di essere “parcheggiato” in dipartimento con borse di studio da postdoc che permettono a stento di pagare un affitto in attesa (a volte a vita) di un posto da ricercatore. Alcuni perdono la speranza e si accontentano di una cosa diversa da quella che desideravano, i più ostinati non demordono e riescono ad ottenere l’agognata posizione a 40 anni o più. A quel punto inizia l’infinita attesa per la posizione da Professore associato e così via.

Cosa può fare l’Italia per sbloccare questa fuga di talenti e sfruttare al meglio le risorse umane che ha? Credi sia possibile invertire la tendenza?

Io sono un’ottimista e credo molto nel motto “volere è potere”. Forse sono stata influenzata da Obama su questo, però, sì, credo che “we can”. Mi piacerebbe vedere meno politici e più gente competente a dirigere il paese. Mi piacerebbe vedere gente altamente specializzata, professionale e sensibile a tematiche come la ricerca, l’innovazione, il progresso. Mi piacerebbe anche vedere gente che ci creda davvero, gente pronta a cambiare il mondo. Questo credo aiuterebbe. Questa ovviamente è la risposta da sognatrice, la risposta da persona con i piedi per terra è: bisogna investire sulla ricerca.

Quando eri un po’ più piccola ti immaginavi mai di poter lasciare la tua terra? Come vivi questa situazione? Hai nostalgia e voglia di tornare?

No, non pensavo che avrei mai potuto lasciare l’Italia. Cerco di vivere la situazione al meglio ma amo follemente il mio Paese e non c’è giorno in cui non mi manchi. Forse sono un po’ arrabbiata con l’Italia e con gli italiani. Sono stanca di leggere sui giornali notizie di frodi, corruzione, inefficienza, malasanità, etc. etc. Conosco benissimo il potenziale dell’Italia: siamo la culla dell’arte e della cultura, siamo un popolo di creativi. Penso non esista un altro paese al mondo con tante risorse e potenzialità.  Mi fa male vedere che non siamo capaci di sfruttare quello che abbiamo, di risollevarci e di cambiare le cose. Io penso che le cose si possano cambiare a partire dalle piccole azioni di tutti i giorni. Azioni come l’evitare di buttare una carta a terra o rispettare una fila o cercare di fare al meglio il proprio lavoro cercando di offrire al prossimo un servizio quanto più efficiente possibile…. sono queste le cose che cambiano il mondo, sono queste le cose che rendono un paese civile e avanzato. Vorrei che la gente, soprattutto i giovani, la pensassero come me, vorrei che si prendesse coscienza e si avesse voglia di contribuire a creare un’Italia migliore.

C’è chi dice che non bisogna abbandonare la propria Terra e combattere per cambiarla, facile a dirsi, un po’ più difficile a farsi, se si pensa che con la crisi, addirittura intere famiglie abbandonano la loro terra…

È molto difficile restare e combattere quando non si hanno risorse. In tutta onestà mi piace pensare che nessuno di noi abbia veramente abbandonato l’Italia, voglio pensare che un giorno una percentuale dei cervelli in fuga tornerà in Italia a portare qualcosa di buono.

Quanto coraggio ci vuole, nonostante, evidentemente, le grandi opportunità, per lasciare tutto?

Sì, ci vuole coraggio. La mia vita non è facile, gratificante dal punto di vista professionale, ma lontana dagli affetti più cari. È pur sempre una vita in un paese straniero con usi e costumi lontani anni luce dai miei. Quello che mi fa star bene è sapere che è tutto mio, che tutto quello che ho l’ho costruito con fatica, impegno e perseveranza e che nessuno può togliermelo. Il mio cuore resta sempre in Italia, ma sono debitrice agli Stati Uniti per avermi dato la possibilità di realizzare il mio personale sogno americano.

Dove ti vedi in futuro? 

Mi vedo in un paese dove trionfi la meritocrazia, dove le potenzialità dei giovani abbiano il giusto riconoscimento e dove chi aspira a migliorare la propria professionalità non si veda tarpare le ali. La mia speranza è che questo paese possa essere l’Italia. Vedremo.

 

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