sabato, Maggio 8

Gli emigrati d'Italia Le parole di Maria Carolina Brandi dell’IRPPS e dell’ingegnere biomedico della FDA Maria Ida Iacono

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Quando e perché hai lasciato l’Italia?

Ho lasciato l’Italia a marzo del 2010. In realtà, in quel periodo, l’Italia non mi “stava ancora stretta” dal punto di vista lavorativo e ciò che mi ha spinto a partire è stata la mia sempre vivace curiosità intellettuale, la mia ambizione e le mie aspirazioni professionali. Sono sempre stata attratta dalle culture straniere e ho sempre amato viaggiare, imparare nuove lingue e conoscere cose nuove e persone diverse da me. A questo si aggiunge il mio amore per la ricerca, la tecnologia e per i posti all’avanguardia. Sin da quando ho iniziato il dottorato al Politecnico di Milano sognavo di partire per uno di questi centri avanzati di ingegneria biomedica degli Stati Uniti di cui parlano i mass media. Sognavo di confrontarmi con le grandi menti dei nostri tempi e sognavo, nel mio piccolo, di poter dare un contributo alla ricerca. I miei sogni si sono avverati quando ho vinto una borsa di studio del Progetto Rocca, finanziato dalla Fondazione Rocca, che eroga un finanziamento di 250.000 dollari annui sotto forma di borse di studio per giovani dottorandi, postdoc e ricercatori allo scopo di favorire la circolazione di cervelli tra il Politecnico di Milano e il Massachusetts Institute of Technology (MIT) a Boston.

Nel 2010 mi sono trasferita a Boston, dove ho iniziato la mia avventura americana in uno dei più prestigiosi centri del mondo di biomedical imaging, il Martinos Center for Biomedical Imaging, un laboratorio associato tra Harvard Medical School, Massachusetts Institute of Technology (MIT) e Massachusetts General Hospital (MGH).

Da cosa nasce la tua passione per l’ingegneria biomedica?

La scelta di studiare ingegneria biomedica nasce dalla mia passione per la medicina. Terminato il liceo classico cercavo una facoltà che conciliasse il mio interesse per la clinica e quello per la tecnologia. Cercavo qualcosa che non fosse puramente cognitivo; aspiravo ad una carriera professionale estremamente pragmatica che mi permettesse di mettermi in gioco. Al Liceo ero molto brava in greco antico e pensai che in fondo non ci sarebbe stata così tanta differenza nel risolvere un problema di matematica o fisica, piuttosto che una versione di greco. Così` intrapresi il mio percorso di studi in ingegneria biomedica al Politecnico di Milano. Immediatamente dopo la laurea magistrale ho lavorato come ingegnere clinico all’ospedale San Matteo di Pavia.

Nel 2008 ho iniziato il mio dottorato al Politecnico di Milano. La mia tesi aveva come scopo lo sviluppo di algoritmi di elaborazione di immagini quali segmentazione e registrazione/fusione di immagini tridimensionali di risonanza magnetica per la caratterizzazione e il follow-up di lesioni. Tra i vari progetti, mi sono occupata di sviluppare un modello utile al monitoraggio dei gliomi cerebrali attraverso la definizione di parametri che descrivessero sinteticamente le variazioni volumetriche e morfologiche del tumore.

Qual è stato il tuo percorso dopo aver vinto la borsa di studio?

Mi sono trasferita a Boston. Ho lavorato al Martinos Center per l’ultimo anno del mio dottorato, ho completato la mia tesi e subito dopo ho ricevuto un’offerta di lavoro come postdoc nello stesso centro. Il Martinos Center è un posto incredibile, dove si respira scienza in ogni angolo. Oltre a vantare i migliori sistemi di Risonanza Magnetica del mondo, tra cui magneti ad alto campo statico (7 Tesla e oltre) e sistemi ad alto gradiente (per il famoso progetto “Human Connectome”), si vanta di avere accolto grandissimi scienziati quali il padre della risonanza magnetica funzionale. I due anni e mezzo a Boston sono stati molto intensi dal punto di vista lavorativo ma estremamente gratificanti.

Nel 2012 ho ricevuto un’offerta di lavoro alla Food and Drug Administration (FDA) a Washington DC. Ho iniziato con una posizione da postdoc e poi sono cresciuta: la mia autonomia e le mie responsabilità sono aumentate, a Settembre 2014 ho avuto una promozione e sono stata assunta ufficialmente come impiegato federale.

Di cosa ti occupi attualmente e dove ti trovi?

Adesso mi trovo a Washington DC e lavoro per FDA, un’agenzia del Department of Health and Human Services (HHS) (il corrispettivo del Ministero della Salute). FDA è l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione e approvazione di tutti i dispositivi medici degli Stati Uniti. Quando un’ azienda vuole lanciare sul mercato un nuovo dispositivo, ad esempio un pacemaker, deve dimostrare che il dispositivo sia sicuro e sia efficace. Per farlo si serve di esperimenti di laboratorio, modelli computazioni, studi su animali e trial clinici. Noi ci occupiamo di revisionare tutti i protocolli e i risultati degli studi e verificare che siano scientificamente validi. Lo scopo ultimo di FDA e` quello di promuovere la salute pubblica e di salvaguardare la salute del paziente.

La mia attività di ricerca è principalmente volta a supportare le decisioni regolatorie di FDA. Creo modelli computazionali tridimensionali (CAD) di “pazienti virtuali”, dispositivi biomedici e bobine di risonanza magnetica e “simulo” quello che succede quando un paziente con un impianto si sottopone a risonanza magnetica. Quello che succede è che il campo elettrico indotto nel paziente si accoppia elettromagneticamente con l’impianto metallico (che si comporta come un’antenna), generando surriscaldamento dei tessuti e potenziali lesioni sul paziente. Oltre a studiare la sicurezza degli impianti esposti a campi elettromagnetici, mi occupo anche di studiare la stimolazione profonda del cervello (deep brain stimulation) su pazienti (anche questi virtuali) affetti da Parkinson’s. In generale la mia attività si può riassumere nello studio della propagazione dei campi elettrici nel corpo umano, abbia questa un effetto negativo come nel caso della risonanza magnetica in presenza di un impianto metallico, o positivo come nel caso dell’ effetto benefico della stimolazione cerebrale.

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