lunedì, Settembre 20

Gli elettori dicono NO a Renzi e Berlusconi

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Hai un bel dire, come pure hanno provato a dire, che si tratta di elezioni per il sindaco, che non hanno alcuna rilevanza in campo nazionale; che la vera partita la si gioca in autunno, quando saremo chiamati a pronunciarci sul referendum confermativo delle riforme costituzionali volute dal trio Giorgio Napolitano, Matteo Renzi, Maria Elena Boschi. Ha un bel dire, Renzi, che lui tira dritto per la sua strada, che quello che accade a Roma, Milano, Napoli, Torino e’ affare di romani, milanesi, napoletani, torinesi… Tutta fuffa. Guardateli, i risultati elettorali snocciolati con esasperante lentezza dal ministero dell’Interno. Ovunque e’ il trionfo del ‘basta’, del ‘ci avete rotto le scatole, possibile che non l’avere ancora capito? E allora beccatevi questo‘.

Politologi a un tanto al chilo diranno che e’ il trionfo dell’antipolitica, che si segue un trend comune ad altri paesi, dagli Stati Uniti al Regno Unito, dalla Austria ai paesi dell’Est europeo; diranno… Lasciateli dire, son balle, non ci credono neppure loro. E’ un voto che piu’ politico non potrebbe essere. La verita’ e’ che hanno seminato vento per anni, e ora raccolgono tempesta. Anzi, veri tornadi. Non ci sarebbe nulla di male e anzi, forse qualcosa di bene, se non fosse che di mezzo ci si va tutti. Per dire: e’ evidente che votare, in un paese normale, dovrebbe essere considerato un diritto da esercitare, non un dovere da adempiere; e i diritti non si impongono. Se dunque uno non si sente di votare, e’ bene che non voti, lo faccia chi si sente. Pero’ in questa situazione anche il diritto di non voto viene espropriato, perche’ subito gli si attribuisce un significato politico. Che puo’ senz’altro esserci, ma forse no. E invece ecco che per un paio di giorni il consueto, logoro balletto dell’esprimere grave preoccupazione per la disaffezione dei cittadini che rifiutato tutti in blocco. Una presa in giro. La verita’ e’ che se ne fregano di chi non vota e del perche’ lo fa. Anzi, ne sono stra-contenti: meno votanti, piu’ sono liberi di fare quello che vogliono. Non votare, in questo contesto diventa una beffa che si aggiunge al ‘danno’ di lasciarli liberi di fare quello che vogliono. Vogliono, lavorano perche’ si creda sempre meno allo strumento del voto, si rinunci a scegliere e giudicarli. ‘Meno siamo, meglio stiamo’ e’ il loro motto.

Passiamo ora ai ‘votati’. Dalle urne esce un quadro impressionante: Silvio Berlusconi ne esce con le ossa fracassate. E’ vero: puo’ dire che la sua formula a Milano e’ vincente; che il candidato del centro-sinistra Parisi dato per vincente al primo turno, ora invece se la dovra’ vedere con Sala; ma vincera’ con tutta probabilita’ Parisi, la ‘casamatta’ della cosiddetta un tempo ‘capitale morale’ non sara’ espugnata. Inoltre un po’ ovunque le truppe dell’un tempo Cavaliere sono in umiliante rotta: a Roma (bye bye sogni di gloria di Marchini) a Torino… Tiene Napoli, ma piu’ per la politica suicida e masochista di un Partito Democratico dilaniato in mille fazioni, incapace di esprimere un candidato credibile; cosi’ il centro-destra e’ visto come unico antidoto a un Masaniello di quart’ordine come l’uscente sindaco De Magistris. Tiene un po’ a Bologna, ma per merito di un grigio e soffocante PD la cui classe dirigente e digerente passa con sconcertante disinvoltura da D’Alema a Bersani a Renzi via Prodi…e comunque li’, nella rossa capitale della rossa Emilia Romagna, il centro-destra e’ guidato da una leghista…
Passiamo poi a Roma. Il candidato piu’ serio, con maggiore competenza, credibilita’ e potenzialita’, caso raro perfino di personale onesta’ e nessun cadavere o scheletro nell’armadio, e’ Roberto Giachetti: che deve patire un umiliante testa a testa con una Meloni, espressione di un partito (Fratelli d’Italia) la cui consistenza e’ da prefisso telefonico, ed espressione di una desta rapace che ha amministrato in un modo che restera’ agli annali: Alemanno non e’ piu’ un nome, e’ un sostantivo. Eppure la Roma paciosa e sonnolenta, che si vanta di sopravvivere a barbari e barberini, ha detto quattro NO secchi: non andando a votare; votando la candidata Del Movimento 5 stelle Raggi-il-mio-nome-e’-nessuno; votando Meloni; non votando PD, pur riconoscendo le indiscutibili qualita’ e doti del candidato Giachetti. E la Lega di Matteo Salvini? Pompata mediaticamente come raramente accade, ha mostrato tutti i suoi limiti. Non esce dai suoi ristretti confini geografici, e’ di fatto ininfluente. Coagula una protesta e una insoddisfazione incapace di trasformarsi in proposta di governo dei problemi reali. Diciamolo: fa perfino rimpiangere la Lega dei ‘soci’ fondatori, gli Umberto Bossi e tutti gli altri della vecchia guardia accantonati da un capo-lega che abbaia ma non morde.
Il Movimento 5 Stelle: privo di Gianroberto Casaleggio, con Beppe Grillo che non si espone, con esperienze di governo nelle amministrazioni dove si sono gia’ affermati che lasciano a desiderare, dilaniato tra capi e capetti che fanno a gara a chi dice piu’ sciocchezze, eppure raccolgono quel che raccolgono. Quel voto di protesta che non si traduce in proposta non e’ comunque, esso stesso, un voto politico, che pesa, destinato a pesare? Quel ‘basta’ non e’ un urlo di cui bisogna tener conto, un rantolo, un gemito, un grido che va ascoltato?

Tutto questo per Renzi non ha importanza, non ha influenza, non conta politicamente? Come dicono a Roma, facce’ ride’, Matteo. Per non piangere.
Non sara’ l’inizio della fine (Renzi ha ancora parecchie carte di potere reale da giocare), ma e’ la fine del promesso e non mantenuto inizio. Renzi e’ percepito ormai come un appartenente al ‘club’ dei ‘soliti noti’. I poteri reali, di questo paese e non solo italiani, corrono ai ripari: guardano con preoccupazione a quello che avviene, e preparano “piani B” alternativi. Come a suo tempo si ‘invento” Monti e il suo governo “tecnico”, si stanno studiando soluzioni alternative ai ‘rottamatori’, che saranno a loro volta “rottamati”, una volta esaurita la loro funzione. In natura il vuoto non esiste, in politica meno che mai.
Dalle urne domenica sono venuti chiari e forti segnali. Altri ne verranno, in questa estate che si annuncia rovente, e in autunno, che sara’ caldo e pesante. In nome di una stabilita’ e di una ‘ragione di stato’ in passato si sono fatte cose ripugnanti, indicibili. Lo hanno fatto, e i responsabili di quelle ‘operazioni’ sono ancora ben presenti, operanti e operative.

Quel ‘basta’, quel legittimo, sacrosanto ‘ci avete rotto le scatole’, puo’ essere l’innesco, il pretesto, l’occasione per soluzioni stabilizzanti: perché, gattopardescamente, tutto cambi, per non cambiare nulla. niente di meglio di una perenne emergenza, per garantire una stabilita’ di potere.
Piaccia o no, la partita che si gioca e’ questa: un ‘nuovo’ quanto mai ‘vecchio’, contro un ‘vecchio’ che si presenta come ‘nuovo’. Si’, ne vedremo delle belle per ancora molto tempo.

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