mercoledì, Ottobre 27

Gli egiziani, le loro speranze e il nuovo presidente field_506ffb1d3dbe2

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Abdul-Fattah-al-Sisi

Nei tre anni e mezzo che hanno portato alla recente elezione del presidente Abdel Fattah El-Sisi, gli egiziani hanno sofferto in molti modi per colpa dell’instabilità politica. Con l’economia in via di deterioramento e la situazione della sicurezza che continuava a peggiorare, i sogni egiziani per un domani migliore sono stati sostituiti dalla paura di un peggior futuro.

Un’economia in pericolo

Oggi il nuovo presidente deve misurarsi su un certo numero di sfide. L’economia è in una situazione tragica. Per il 2013, il FMI stima un PIL al 2,1% (molto più basso di quanto servirebbe al paese per emergere dalla crisi economica) e l’inflazione al 9,1%. L’agenzia centrale statistica stima che il tasso di povertà per l’anno fiscale 2012/2013 sia stata del 26,3% del totale della popolazione e valuta il tasso di disoccupazione per il quarto trimestre del 2013 al 13,4% della forza lavoro, con oltre 3 milioni e 650mila persone disoccupate. In breve, la situazione economica egiziana è una bomba a orologeria.

L’Egitto ha ricevuto un certo sostegno dagli stati del Golfo, Arabia Saudita, UAE e Kuwait, attraverso elargizioni, in beni e denaro, che hanno superato i 20 miliardi di dollari; lo ammette lo stesso El-Sisi. Con la caduta del presidente Morsi, le relazioni tra l’Egitto e i tre paesi hanno recuperato il calore che avevano perso durante il suo ultimo anno di governo. In aggiunta a questi prestiti e sovvenzioni, gli investitori di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e il Kuwait hanno avviato una serie di progetti nel paese. Ci si attende che tali progetti debbano stimolare la crescita e, se l’Egitto riesce a uscire dalla sua crisi, potrebbero portare significativi ritorni ai loro investitori, aprendo la porta a un ulteriore rafforzamento della cooperazione economica tra l’Egitto da un lato, e l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, e il Kuwait, dall’altro.

Allarme sicurezza

Dal mese di gennaio 2011, però, il Paese vive un grosso problema di sicurezza. Da principio si è sviluppato un clima di illegalità. Ora la situazione è stata aggravata da attacchi terroristici che si verificano sporadicamente, ma in molte città, tra cui Il Cairo. Inoltre, l’esercito egiziano è stato a lungo impegnato in una lotta contro gli jihadisti che hanno condotto attacchi terroristici nel Sinai. El-Sisi ha promesso di porre fine a questo problema. Molti egiziani restano comunque preoccupati all’idea che l’ondata degli attentati non si concluda facilmente, o in modo abbastanza rapido, e che abbia ripercussioni economiche tramite il peggioramento del clima imprenditoriale e turistico, che ha significativamente ridotto l’attrattiva dell’Egitto per gli investitori diretti stranieri e i viaggiatori.

Una società in crisi profonda

La società egiziana è molto differenziata, sotto tutti i punti di vista. La maggior parte degli egiziani sono musulmani sunniti, e c’è una forte minoranza cristiana copta. C’è anche una marcata diversità fra gli egiziani per quanto riguarda lo status socio-economico, le opinioni politiche, o la percezione del mondo. In Egitto convivono persone di varie provenienze e molti credo, ma non esattamente in pace reciproca. L’intolleranza di tutti i tipi, e, in particolare, quella che si fonda sul fanatismo religioso, ha continuato a crescere, per anni, fino alla caduta del regime di Mubarak. Le donne sono vittime della situazione e i casi di molestie, così come la violenza nei loro confronti, sono drasticamente aumentate.

Negli ultimi mesi, i funzionari del governo, gli intellettuali e i leader politici, tra cui lo stesso El-Sisi, hanno sollevato preoccupazioni sulla mancanza di coesione sociale nel paese, con l’eccessivo aumento delle manifestazioni di intolleranza e di comportamenti incivili, considerati estranei alla società egiziana.

Il nuovo presidente e i suoi progetti

Il presidente Abdel Fattah El-Sisi, che è entrato nell’esercito da giovane, nel 1970, ha avuto una lunga carriera militare, prima di lasciare il posto di ministro della difesa e correre per la presidenza. Oltre a ciò, è stato anche pilota militare, militare in Arabia Saudita, e capo dell’intelligence militare. È praticamente impossibile pensare a lui senza pensare all’esercito egiziano, dal quale è inseparabile. Insiste sulla sua appartenenza a valori e principi che -dice- guidano la sua vita personale e la sua presidenza. Questo lo mette in una posizione di vantaggio, già che in Egitto l’esercito è molto rispettato e molto popolare. Ma è un vantaggio relativo, in quanto vi sono anche egiziani stanchi dell’idea di un nuovo stato militare. Il primo anno di mandato presidenziale porterà sicuramente maggiore chiarezza, sulla scelta di comportarsi da civile o da militare. Guiderà comunque il paese sotto una nuova costituzione e ciò include una serie di garanzie senza precedenti per la democrazia egiziana.

Ci sono principalmente tre punti di vista sulla presidenza di Abdel Fattah El-Sisi, in Egitto. In primo luogo, quello dei tanti sostenitori che lo hanno aiutato a raggiungere un’immensa vittoria alle elezioni presidenziali (96,9 per cento dei voti), e che lo vedono come l’uomo che ha salvato l’Egitto dai pericoli del fanatismo religioso. In secondo luogo, c’è la visione dei Fratelli Musulmani, che lo vedono come il loro nemico giurato, lo considerano un presidente illegittimo, e attribuiscono a lui ogni sorta di intenzioni negative. In terzo luogo, ci sono i suoi avversari, che lo accettano come nuovo presidente del paese, ma sono completamente contrari all’idea di un altro presidente proveniente dalle istituzioni militari, così popolare come lo può essere lui.

I sostenitori di El-Sisi costituiscono la grande maggioranza degli egiziani, e fanno sentire la loro voce. I Fratelli Musulmani hanno perso la popolarità che avevano guadagnato con la caduta del regime di Mubarak, pare a causa degli errori fatti in un anno di potere, e che hanno avuto un forte impatto sulla loro immagine e nella mente collettiva egiziana, con la fine di una simpatia che avevano costruito in oltre 80 anni di impegno, fin dagli esordi del movimento. Per quanto riguarda il terzo gruppo, che nutre opinioni impopolari, non sono stati in grado di articolare le loro preoccupazioni né di farsi sentire chiaramente, a causa dei metodi finora usati. Questi metodi sono stati limitati alle proteste e ad assumere toni di sfida, ma non sono bastati per operare in un paese logorato dalle agitazioni politiche. Le prossime elezioni dimostreranno se siano in grado di costruire una forte opposizione, e di restare all’interno del processo democratico. 

El-Sisi ha definito un programma ambizioso per il paese, e ha chiaramente indicato che le sue tre priorità sono la sicurezza, lo sviluppo economico e la coesione sociale. Lui ha promesso di guidare ogni aspetto di questo programma con un notevole impegno personale. Per esempio, ha dichiarato che ristabilirà la stessa pace sociale che gli egiziani hanno già sperimentato nel 1970, insistendo in particolare sull’importanza della lotta contro l’intolleranza religiosa, e sostenendo di poter dare l’esempio assumendo un comportamento moralmente inflessibile. El-Sisi è stato criticato per l’uso della retorica, in particolare per quanto spesso parla del suo amore per l’Egitto e per gli egiziani, usando toni sensibili e in contrasto con l’immagine di un militare.

La parte più ambiziosa del suo programma è quella relativa alla situazione economica del paese. El-Sisi ha in progetto di costruire 8 nuovi aeroporti, 26 nuove città e centri turistici, e 22 città minerarie, oltre all’intenzione di distribuire 4.150.000 acri di terreno agricolo pronto alla coltura destinandoli a giovani egiziani, a prezzi minimi. Ciò aumenterebbe la porzione di superficie del paese attualmente abitata, un misero 7 per cento dell’intera superficie. Ha detto che il finanziamento di questi progetti sarebbe venuto da tre fonti, vale a dire dalle donazioni che il governo ha invitato gli egiziani a fare, da donazioni di partner dell’Egitto, soprattutto dall’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait, e da investimenti nazionali ed esteri, con riforme volte ad aumentare l’attrattiva del paese.

Nel suo stile di leadership tipicamente personalistico, El-Sisi ha detto che i suoi progetti ambiziosi richiederanno i sacrifici di tutti gli egiziani. Usa spesso un’espressione, ormai tipica dei suoi discorsi, “Non dormirò, e neppure voi lo farete”, per evidenziare lo sforzo richiesto.

L’equilibrio tra il programma economico di El-Sisi per il paese e il bilancio dell’Egitto sarà estremamente difficile, specie per quanto riguarda la questione del deficit egiziano, che per il 2013 ha toccato il 14,1 per cento del PIL.

Il nuovo presidente ha rifiutato di firmare il bilancio propostogli per l’anno fiscale 2014/2015, in quanto farebbe troppo affidamento sui prestiti, e ha dichiarato che avrebbe fatto ricorso a misure di austerità. Ha donato metà della sua ricchezza personale e metà del suo stipendio per finanziare i suoi progetti, e ha invitato tutti gli egiziani a fare altrettanto. A dimostrazione di quanto sia popolare, il suo gesto ha generato un’ondata di donazioni da parte di molti egiziani ricchi e famosi, e di piccole donazioni da parte dei meno fortunati.

Donazioni importanti sono inoltre arrivate dall’estero. Il Re Abudllah dell’Arabia Saudita, forse la più forte sostenitrice degli attuali sforzi dell’Egitto per emergere dalla crisi, ha convocato una conferenza dei donatori per aiutare l’Egitto a raccogliere più fondi da destinare ai piani in questione.

La sfida di El-Sisi

L’Egitto è a un bivio. El-Sisi è molto popolare e appartiene ad un’istituzione che è vista dalla maggior parte degli egiziani come il loro protettore principale, ma da altri è vista come autoritaria, in un paese dove la legge e l’ordine sono ancora da ripristinare. Anche se è stato eletto con un ampio margine, l’affluenza alle urne è stata bassa (47,5 per cento), e ciò potrebbe essere attribuito all’apatia politica causata dalla stanchezza degli egiziani nei riguardi della politica, o da problemi di sicurezza nel recarsi alle urne nell’attuale situazione di instabilità. El-Sisi adotta una retorica molto personalistica, che mette radici nelle tradizioni dell’esercito nazionale, e che fa appello alla tipica sensibilità del popolo egiziano. E chiede agli egiziani di fare sacrifici, a partire da sé stesso. In breve, ha trasformato la sfida in un fatto personale e ha legato la questione al suo nome, il che lo sta aiutando e conferisce un notevole appeal alle sue riforme, che si avvantaggiano della sua popolarità e dei suoi vincenti sforzi di comunicazione.

Se il programma del presidente El-riuscirà, il successo sarà attribuito a lui, in primo luogo. E se fallisce, il fallimento sarà suo. El-Sisi è ancora un debuttante, nel ruolo di presidente d’Egitto ma, nonostante la sua retorica romantica, gli si riconosce una proattività, che finora ha fatto effetto sugli egiziani, un popolo emotivo. Le persone emotive sono imprevedibili, ma se si attinge alle loro riserve emozionali positive, possono scatenare una forza notevole. E questo è ciò sul quale il presidente El-Sisi ha puntato la sua scommessa.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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