giovedì, Ottobre 28

Gli antagonisti insorgono

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Si definiscono ‘anti sistema’, contestano la politica istituzionale e la loro distanza dai cittadini e dai problemi reali del Paese. Alcuni non ammettono compromessi e irrompono nelle strade scatenando vere e proprie guerriglie urbane, come è accaduto venerdì scorso all’inaugurazione di Expo 2015, prima camuffandosi nelle manifestazioni studentesche, poi uscendo dal corteo e attaccando con una precisa strategia paramilitare, infine per rientrare indisturbati nella massa. Ci riferiamo alle frange di black bloc, provenienti dall’Italia, dalla Grecia, dalla Spagna e da alcune aree del nord Europa, che hanno messo a soqquadro alcune vie del centro storico di Milano, distruggendo auto e vetrine, contrapponendosi in modo violento a chi rappresentava in quel momento l’istituzione: le forze dell’ordine.

Naturalmente esiste un’area del movimentismo sociale meno facinorosa, facente parte di un sostrato culturale che agli occhi dell’opinione pubblica rimane nell’ombra e che spesso si impegna sul territorio, tra rabbia, sogni e speranze in un futuro migliore. C’è chi poi cerca di tramutare l’indignazione in azioni concrete.

Uno dei movimenti che ha cercato nelle ultime elezioni politiche del 2013 di portare le ragioni dei cittadini nelle istituzioni, non riuscendoci, è stato Casapound. In quell’occasione ha ottenuto circa 26.000 voti (0,12%) e ora ci riprova avvicinandosi alla Lega Nord di Matteo Salvini.

Leggendo sul sito ufficiale, si tratta di un’organizzazione peraltro dotata di un ufficio stampa i dati forniti sono i seguenti: 2000 tesserati e migliaia di simpatizzanti, 25 redazioni in Italia, 10 all’estero, una web tv, un mensile ‘Occidentale’ e un trimestrale ‘Fare Quadrato’. Oltre 150 conferenze organizzate in tutta Italia con i più grandi nomi della cultura nazionale.

Nel 2008, Casapound si disgiunge dalla Fiamma Tricolore, e torna a proiettarsi sulla ribalta nazionale con l’intento di difendere, tra gli obiettivi prioritari, il diritto alla prima casa per tutti gli italiani, rivendicando anche la lotta contro le occupazioni abusive. Per il resto c’è un ‘mare magnum’ di movimenti sia di destra sia di sinistra difficilmente identificabile e rintracciabile. È impossibile quantificare il numero degli iscritti. Per questo motivo capire la taglia del fenomeno movimentista in Italia è un’impresa ardua. Dobbiamo far riferimento, per quanto riguarda la destra all’Osservatorio Democratico, per quanto riguarda la sinistra a siti web come il Collettivo Isola della Rete, dove vi è un elenco di centri sociali autogestiti, seppure incompleto e non ufficiale, che abbraccia tutte le province d’Italia da nord a sud.

Su questo sito ne abbiamo contati circa 143, da Milano a Torino, Da Verona a Vicenza, da Treviso a Udine, da Taranto a Terni, da Salerno a Savona, da Piacenza a Pisa, da Roma a Ravenna, da Alessandria a Perugia, da Palermo a Padova, da Napoli a Modena, da Lecce a Livorno, da Genova a Foggia. Alcuni hanno dei nomi stranissimi come ”Talpa e L’orologio”, “Babilonia”, “Immensa”, “Godzilla”, “Ragnatela”, che hanno una connotazione tipicamente territoriale. Ci sono poi altri siti che propongono una mappatura sul movimento di sinistra come quella presente sul sito.

Sui movimenti sociali di estrema destra e sinistra e sulle loro connotazioni anti sistemiche che talvolta possono confluire in derive violente, talaltra in semplici manifestazioni all’interno delle quali si esprime il libero pensiero di chi vuole contestare lo scollamento tra istituzioni e cittadini, ne parliamo con Francesco Germinario, ricercatore e storico politico presso la Fondazione Luigi Micheletti e presidente del comitato bresciano ‘Casa della Memoria’ ed Emanuele Toscano, ricercatore e docente in Scienze sociali e politiche presso l’Università Guglielmo Marconi.

Entrambi conoscono molto bene le dinamiche interne del movimentismo. Francesco Germinario ha condotto studi sull’Antisemitismo e sull’ideologia del Novecento; Toscano è un sociologo, studioso ed esperto in Movimenti sociali ed estremismi sia di destra sia di sinistra. Cerchiamo di capire quali relazioni possano intrecciarsi con la politica tradizionale.

Tuttavia, qualunque siano le motivazioni, alcune delle quali possono essere anche legittimate da una politica che non intercetta più i bisogni dei cittadini, per Germinario, c’è un punto cardine e imprescindibile: “Che possa piacere o non piacere, bisogna rapportarsi sempre con le istituzioni”, anche se, precisa, “i rapporti, se ci sono, non possono che essere conflittuali perché sia la destra estrema sia la sinistra radicale sono per definizione anti sistemiche”.

Alla domanda se, in entrambi i casi, non vi sia il rischio di una deriva populista egli risponde: “Il fatto che privilegino il sociale in contrapposizione alla politica dipende dal fatto che questi ‘pezzi’ sociali non hanno idea di che cosa sia la politica. Loro vedono in essa l’avversario da combattere, il nemico da distruggere, una specie di comando sulle società che bisogna far saltare con l’antagonismo”Dicono che con la politica non si può interloquire perché è autoreferenziale, quindi l’unica forma di rapporto è quella della ‘strada’, dell’ostilità con la politica, e nel momento degli scontri i poliziotti che devono caricare sono l’autorità del comando che va contrastata”.

Si sviluppa dunque “la predilezione del sociale come contrapposizione alla politica”. “Entrambi, sia i centri sociali di destra sia quelli di sinistra intercettano il disagio sociale prima che politico” seppure con modalità differenti “perché mancano le cosiddette’ agenzie della politica’, quei movimenti, sigle e partiti che cercano di captare le domande della società e a rapportarle all’interno delle istituzioni”.

Tuttavia è molto importante fare una distinzione tra Centri sociali autogestiti e black bloc; spesso non sono identificabili gli uni con gli altri come ci spiega il ricercatore Emanuele Toscano. Tale distinzione diventa estremamente attuale all’indomani degli scontri accaduti il 1 maggio e nei giorni precedenti all’interno delle manifestazioni dei movimenti ‘No Expo’. All’interno dei cortei studenteschi si sono infiltrate alcune frange violente identificabili con gruppi antagonisti non solo provenienti dall’Italia, ma da molti paesi del nord Europa.

Alla domanda se ci possono essere delle influenze esterne Toscano risponde: “Le infiltrazioni nei movimenti ci sono sempre state nell’ultimo quarantennio della storia italiana; sarebbe ‘naif’ credere il contrario”. Un breve percorso storico ci aiuta a comprendere chi sono davvero i Black bloc: “Il fenomeno non nasce in Italia; ha origine in Germania negli anni ’80, più in generale si sviluppa in tutto il nord Europa; in Italia fa apparizione con il G8 di Genova; da allora comincia ad essere oggetto di studio anche da parte della letteratura documentaristica italiana, sia storica sia giornalistica” commenta Toscano.

Con i No Tav assumono una competenza meno globale e più legata ai territori” aggiunge il sociologo Toscano “ma c’è sempre un’organizzazione che si scompone e si ricompone a seconda dell’occasione, come reti biodegradabili, anche se alla base sono ben strutturati”.

Essendo delle forze antagoniste e anticapitaliste è chiaro che colpiscano il cuore di Expo, esegesi del capitalismo” ha commentato lo storico. Tuttavia, precisa anche in modo fermo e categorico, “è necessario distinguere in maniera chiara che non tutti i centri sociali sono Black bloc, e viceversa. Può esserci una diversità di intenti e di finalità. Non necessariamente la contrapposizione al neoliberismo sfocia in proteste di piazza. I black bloc, a differenza dei centri sociali, hanno sempre una connotazione violenta perché, dal loro punto di vista, quello è l’unico modo per opporsi allo Stato. Per loro distruggere la vetrina di una banca non è paragonabile alla violenza perpetrata dallo Stato attraverso il capitale. I centri sociali invece hanno una connotazione creativa, di colore”.

I centri sociali che oggi prevalgono, “sono quelli che difendono le realtà occupazioni sul territorio e che hanno anche un ampio respiro nazionale, perché affrontano anche la questione dell’immigrazione; poi ci sono quelli attenti alla sostenibilità delle pratiche di coltivazione e più in generale alla questione dell’alimentazione mondiale; quelli in cui prevale la lotta al neoliberismo tout court; i movimenti femministi, quelli favorevoli alla liberalizzazione del corpo, delle droghe leggere; in genere sono contrassegnati anche da un background culturale molto ricco, fatto di attenzione alla musica, ai tatuaggi e ai fumetti” conclude Toscano.

Per Germinario non è una novità ‘storica’ che vi sia una comunanza di linguaggio tra i centri sociali ‘di destra’ e quelli ‘ di sinistra’: “Non mi meraviglio che la destra sociale cerchi di mutuare alcuni linguaggi della sinistra radicale; storicamente ci sono stati questi intrecci, quindi non la vedrei come una novità degli ultimi anni, quelli di sinistra non condannano il capitalismo ‘tout court’ ma solo quello della finanza; per loro c’è una forma di capitalismo ‘buono’ che produce e uno cattivo che specula, mentre quelli di destra cercano la lotta per il recupero della sovranità monetaria”.

La differenza tra i centri sociali di destra e quelli di sinistra, in merito ai contenuti, è ben spiegata sia da Toscano sia da Germinario. Per Toscano “i centri sociali di destra non hanno avuto il grande riscontro che hanno avuto quelli di sinistra perché nei primi non c’è stato il grande coinvolgimento da parte dei giovani in termini di creatività e di espressività”.

Tuttavia, anche a sinistra il fenomeno non ha la portata che ha avuto negli anni Novanta “in primo luogo perché alcuni linguaggi non si sono rinnovati; in secondo luogo perché c’è stata nei loro confronti una stretta autoritaria da parte del governo Berlusconi, e oggi perché ci sono altre forze, come il M5S che hanno intercettato parte del dissenso che attraversa il Paese e che prima confluiva nei movimenti di sinistra” intercala il sociologo.

Sul discorso del contrasto all’usura portato avanti dai Centri sociali di destra Toscano dice: “In parte è vero, Casapound, ad esempio, punta sulla realizzazione di un’idea propria del Fascismo; la Carta di Verona del 1943 in cui c’è una parte legata al diritto sulla proprietà della casa da parte dei connazionali”. Tuttavia “bisogna precisare che Casapound non ha una pregiudiziale razziale, semplicemente ritiene che prima di tutto bisogna garantire al cittadino italiano il diritto alla casa e agli altri servizi essenziali, dopo, se vi è la possibilità, si aiutano gli immigrati” conclude.

Un po’ differente è la posizione di Germinario: “Su eventuali punti di contatto tra Casapound e i centri sociali, di destra e di sinistra, l’unico punto di contatto è la lotta per la casa”, spiega lo storico membro della Fondazione Micheletti, tuttavia la intendono in modo diametralmente opposto: “Mentre per Casapound l’essere proprietario di una casa è una forma di usura” e naturalmente finiscono per occuparsi di temi ad essa correlati come le speculazioni edilizie e le occupazioni abusive.

I Movimenti sociali di sinistra e di destra cercano di intercettare il disagio sociale, con una differenza ‘storica’, spiega Germinario: “La destra, un po’ come avveniva durante gli anni del primo Fascismo, intercettava soprattutto il disagio dei ceti medi, che erano lo zoccolo duro di questi movimenti; oggi invece accade che questa destra ‘radicale’ cerchi di essere presente nel disagio delle classi sociali subalterne, naturalmente entrando in concorrenza con i centri sociali”.

C’è poi un altro movimentismo, quello che sfocia nella forma partitica della Fiamma Tricolore e di Forza Nuova; lì però il discorso è completamente differente, in primo luogo perché essendo partiti sono organizzati con una leadership e una forma piramidale molto forte; il ché farebbe pensare, erroneamente, a una maggiore vicinanza con le istituzioni. In realtà, questi partiti sono talmente ideologizzati e legati a particolari simbologie da essere ancor più lontani sia dalla politica tradizionale.

Forza Nuova e la Fiamma Tricolore” dice Germinario “hanno nella loro visione iconoclasta tre parole chiavi: Dio, patria e famiglia, che racchiudono nell’immaginario collettivo un concetto appartenente a una destra quasi barbosa, perbenista, che, paradossalmente, non rientra nella grande tradizione della destra rivoluzionaria, perché ad esempio il concetto di Dio stride con la vocazione pagana di questa cultura politica”.

I motivi per cui utilizzano questa simbologia si ricollegano al “bisogno di certezze di cui l’uomo ha bisogno in un contesto storico in cui nessuno riesce più a padroneggiare la propria vita, dato che la politica non riesce più a risolvere nelle istituzioni i problemi che i cittadini vivono quotidianamente. In questo momento qualsiasi slogan è il benvenuto”; le ragioni della forte ideologizzazione di Fiamma Tricolore e Casapound, inoltre, sono storicamente definite e si ricollegano al fatto che “nel passato vi è stata una tendenza a identificare il partito a destra o a sinistra, ma l’elaborazione specifica della forma-partito non è stata mai vista come centrale nel processo rivoluzionario” conclude lo studioso.

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