lunedì, Aprile 12

Gli anni senesi del Pintoricchio image

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Curiosa la storia di  Bernardino di Betto Betti,  nato a Perugia nel 1452 e morto a Siena l’11 dicembre del 1513, meglio conosciuto come Pintoricchio o Pinturicchio, nomignolo  assegnatoli per la  sua corporatura minuta e che egli aveva accettato firmando spesso con tale soprannome le sue opere.  Per secoli la sua fama è stata trascurata e anche oscurata dalla critica, a cominciare dall’aretino  GiorgioVasari, il primo storico dell’arte  che gli preferì l’allievo Raffaello Sanzio, e che lo aveva messo in cattiva luce descrivendolo come persona avida e bizzarra, la cui fortuna era dovuta più ai capricci che ai meriti. Addirittura il  cantore degli artisti pare si fosse inventato l’ aneddoto secondo il quale il Pintoricchio sarebbe morto di crepacuore per aver dovuto consegnare  ai frati francescani che lo ospitavano a Siena,  i 500 ducati d’oro che teneva nascosti in una vecchia   cassapanca andata in frantumi.

L’artista morì all’età di 61 anni, debilitato dalla  malattia, in solitudine, abbandonato dalla moglie fedifraga e dai figli. E per lungo tempo, la sua opera non è stata apprezzata nella sua grandezza. La critica la rivalutò nel secolo scorso, poi ripiombò nell’ oblio. Paradossalmente, il suo nome tornò alla ribalta  delle cronache (non solo sportive) e dei media per merito di un suo singolare estimatore: Gianni Agnelli. L’ avvocato ebbe l’arditezza di  paragonare l’arte pedatoria del suo pupillo Alessandro del Piero alla raffinatezza stilistica e alla grazia  del Pintoricchio. La sua non è stata una forzatura eccessiva poiché sono indubbi sia il valore del campione, che quello  dell’artista perugino amato da Papi e Cardinali,  in particolare da papa Alessandro VI  (Rodrigo Borgia)  e dalla nobile famiglia Piccolomini di Siena. Città ove si era trasferito negli ultimi anni della sua  intensa vita d’artista, lasciando alcune opere di particolare bellezza che ora, dal 6 settembre scorso e fino al 6 gennaio del 2015 sono esposte nella Pinacoteca del Palazzo Comunale di S.Gimignano.

La Mostra si propone di rilanciare l’interesse del grande pubblico dei visitatori, italiani e stranieri, verso un artista a torto bistrattato, attraverso i suoi “anni senesi”. Si tratta di cinque opere, quattro delle quali fanno da cornice all’opera più significativa  realizzata nel territorio: si tratta dalla grande pala dipinta tra l’ottobre 1510 e il febbraio 1512 per il monastero olivetano di Santa Maria Assunta a Barbiano a pochi chilometri da S.Gimignano e rappresenta l ‘ultima opera  documentata dall’artista. La pala raffigura la Madonna in gloria fra i Santi Gregorio Magno e Benedetto,  ed è appunto a questa pala dell’Assunta che è dedicato il titolo della Mostra. Secondo Don Andrea Bechi, responsabile dei beni culturali dell’Arcidiocesi di Siena, Colle  Val d’Elsa  e Montalcino, in quest’opera “ l’immagine dipinta da Pintoricchio trasmette un convinto invito al carisma monastico, quale possibilità di anticipare la condizione celeste già durante l’esistenza terrena. Infatti – prosegue il religioso – la Madonna,  vera e propria regina degli angeli, irrompe nel paesaggio e si staglia maestosa all’interno di una mandorla, assisa sulle nubi del cielo e circondata da creature angeliche, due delle quali addirittura si abbassano al ruolo di sgabello ai piedi della Vergine. La città invece, con i suoi traffici, rimane lontana, sparisce sullo sfondo, oscurata dalla grande sagoma della Vergine in mandorla, e perde di qualsiasi interesse al cospetto della sua imponente e dolce persona.” Le altre opere sono   una Madonna con bambino o san Giovannino, la Sacra famiglia e san Giovannino e la Natività,  un’altra  Madonna con bambino e san Giovannino proveniente dal museo Diocesano di Città di Castello, a rappresentare  l ‘ambiente umbro nel quale Pintoricchio si è formato prima di recarsi a Roma.

La sua formazione avviene in Umbria, probabilmente non dal Perugino poiché solo 4 anni dividono  i due, ma con maestri locali (Fiorenzo di Lorenzo ?) o altri attivi nella sua terra  d’origine quali il Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, Filippino Lippi, Frà Diamante, Piero della Francesca,  poi è segnalato  a Firenze dal Verrocchio e, dopo un periodo di cui non si sa molto di lui, inizia la sua grande avventura romana  di cui è nota la presenza a fianco del  Perugino per lavori alla Cappella Sistina, in particolare agli Affreschi sul Viaggio di Mosè in Egitto e al Battesimo di Cristo. Alcune storie andranno  perdute, distrutte per far posto al Giudizio Universale di Michelangelo. Il Pintoricchio è al servizio del Cardinale  Della Rovere ( il futuro Giulio II), ne affresca il palazzo e opera in vari luoghi della città: a S.Maria del Popolo ( il suo S.Girolamo nel deserto si  fa apprezzare per i suoi colori smaltati), all’Ara Coeli,  in Vaticano al servizio di Innocenzo III: ove realizza nel complesso del Belvedere una serie di vedute di città italiane. Quindi lo troviamo alla corte di papa Borgia , ove realizza una Resurrezione con il Papa stesso inginocchiato. La sua bottega è  florida e attiva, poi le vicende politico-militari, in particolare la calata di Carlo VIII, ne vedono il ritorno in Umbria ove opera al Duomo di  Orvieto, a Spello, S.Severino e  e quindi lo troviamo a Siena al servizio della  prestigiosa  e nobile casata  Piccolomini, che ha espresso due pontefici:  Pio II (Enea Silvio Piccolomini) e Pio III (Francesco Piccolomini Todeschini),  colui che lo aveva chiamato al suo servizio. Purtroppo muore appena 10 giorni dopo l’elezione al sacro soglio. Dopo un periodo di interruzione, l’artista riprende il lavoro  che gli era stato assegnato: gli affreschi destinati ad abbellire la Libreria Piccolomini nel Duomo di Siena: è il 1505.  Nei quali, illustrando le storie di Pio II ( il Papa umanista cui si deve l’invenzione urbanistica della città perfetta: Pienza), manifesta l’idea di  reinventare temi classsici, cui ha sempre guardato con interesse (celebre il suo Viaggio di Ulisse).  

Nel frattempo si reca spesso per incarichi di lavoro in Umbria e a Roma. Tra i suoi ragazzi apprendisti  si registra anche la presenza del giovane Raffello, destinato  ad offuscarne la fama. Il Vasari ricorda alcuni  disegni e cartoni del giovane talento. A Siena Pintoricchio vive una vita agiata, con la moglie Grania, e la primogenita Clelia, cui si aggiungerà altra prole:  Adriana, Faustina Girolama, Egidia, Giulio Cesare, Camillo Giuliano. Realizza ancora storie ispirate al Battista, alla Fortuna, alla Quiete ( con Socrate che getta in mare oro e gioielli), alla Virtù. Gli ultimi anni li vive nel dolore di una moglie che lo ha tradito con un amante a cui lei ha  poi dato in sposa la figlia. Muore in solitudine abbandonato dalla moglie  e dimenticato dai figli, nella parrocchia dei Santi Vincenzo e Ambrosio, in Camollia, dove è sepolto. Senza onori e memorie.  Secoli dopo il suo talento è stato riscoperto e alcune sue opere si segnalano non solo per la grande abilità tecnica,  la raffinatezza delle figure sacre rappresentate,  ma per la bellezza ideale che esprimono.  Questa Mostra intende inaugurare – lo ha detto il Sindaco Giacomo Massi – una serie di esposizioni tese alla valorizzazione dei musei civici della città turrita.  Anche questa iniziativa è il frutto della proficua collaborazione di enti diversi  (Comuni, enti museali, sovrintendenze e Opera del gruppo Civita), volta alla valorizzazione di storie di artisti, di civiltà, di sviluppo economico che,  rileva Cristina Acidini, soprintendente al Polo museale fiorentino,  esaltano il ruolo avuto nel Rinascimento da città come Firenze e Siena e da realtà vive e operose come San Gimignano. La prossima mostra sarà dedicata nel 2015 a Filippino Lippi e ai suoi meravigliosi tondi.   Attraverso questi due eventi, S.Gimignano ambisce ad avere un suo ruolo importante  in vista della candidatura di Siena  a capitale Europea della Cultura 2019.

 

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