lunedì, Giugno 21

Gli Aghori di Varanasi che vivono con i morti

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Che tipo di rituali magici fanno?
Dicono di poter prevedere il futuro, di far profezie, di poter camminare sull’acqua e di riuscire a vedere la Dea Madre, come nel caso di Vimalananda, un Aghori che ha lasciato degli insegnamenti sulla disciplina, riportati da Robert E. Svoboda nel libro ‘At the Left Hand of God‘, che dice di aver visto Smashan Tara, una delle sembiamze della Dea Madre, che danza sui morti, descrivendola così: «alta, dalla pelle meravigliosa e di colore blu dopo la mezzanotte, dagli occhi bellissimi, una lunga lingua rossa, avvolta dal sangue che beve in eterno, indossa una collana fatta di teste umane insanguinate, ha 4 mani che impugnano rispettivamente un paio di forbici, un teschio umano, una spada ed una corda e indossa una gonna fatta di braccia umane. Per me è meravigliosa perché è mia Madre».

 

Come si diventa un Aghori a tutti gli effetti?
Innanzitutto si inizia dalla base, con l’apprendere le informazioni necessarie per poter iniziare il cammino di iniziazione. Poi viene richiesto all’allievo di compiere delle ‘missioni’ per verificare la vera volontà di far parte della setta, perché è come entrare in una grande famiglia e la fiducia è importante. «Il diploma si conquista solo acquistando la fierezza e la totale mancanza di paura», come disse Vimalananda.

 

Come si riconoscono?
Non hanno un’’uniforme’ riconoscibile, ma spesso indossano un turbante arancione, hanno capelli lunghi, si adornano di collane e amuleti. Spesso sono completamente nudi, eliminando così la vergogna ed il peccato. Durante i loro rituali entrano in una specie si trans e chi li ha visti dice che sembrano pazzi, indemoniati e sotto l’effetto di droghe o alcolici. Come disse Vimalananda «il vero Aghori non può essere riconosciuto da segni o marchi esterni visibili, perché è interamente un’appartenenza interiore».

 

È una disciplina molto praticata? E, dove soprattutto?
No, non ci sono molti Aghori, ma la maggior parte si trovano proprio a Varanasi. In tutta l’India dovrebbero essere 100, solo a Varanasi 20, ma non sono numeri certi. So solo che in passato, a inizio del 1900, erano 300 solo in questa città. Presenze sono state attestate anche in Nepal, ma non so dirne il numero essatto. Comuque di solito si trovano dove vengono cremati i corpi e nei pressi di cimiteri.

 

Come vivono gli Aghori?
Non essendo amati dal resto della popolazione, e tenuti a distanza per i loro riti ‘macabri’, di solito stanno tra loro e non hanno una fissa dimora, si spostano continuamente. Al termine della Puja, che può prolungarsi anche per molte ore nella notte, stremati, si rilassano facendo un bagno nel Gange e ricominciano la giornata. Usano teschi umani come bicchieri per bere alcolici e altre bevande. Spesso meditano sopra corpi umani per cercare di liberare la mente da futili pensieri ed avvicinarsi a Shiva.

 

Ha mai assistito ad una loro Puja rituale?
Personalmente no, ma me ne hanno parlato in un ghat, dove vengono bruciati molti corpi, e mi è stato detto che si appostano aspettando che il corpo bruci e poi prendono delle parti ancora non diventate cenere e le divorano. È una pratica nauseante anche per loro, infatti, credo che vomitino subito dopo aver messo in bocca la carne.

 

Da antropologo trova l’Aghora interessante?
Quando sono arrivato a Varanasi per la prima volta e ne ho sentito parlare ne sono subito rimasto affascinato, tanto da comprare libri sull’Aghora, cercare gli Aghori mentre passeggiavo per le strade della città, chiedere ai locali di parlarmi di loro e andando al loro tempio di tanto in tanto. Non sono spaventato dai loro rituali, non mi fa ribrezzo il fatto che possano mangiare carne umana, li rispetto perché, a loro modo, cercano la stessa cosa che cerchiamo tutti in India, la salvezza attraverso la ricerca di Dio, e gli Aghori hanno trovato il loro cammino in questo modo.

 

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