sabato, ottobre 20

Giustizia, un collasso che non si cura con tweet e annunci Il governo è consapevole della grave crisi, ma cosa intende fare?

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Tutti ricordano le parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, all’indomani della tragedia del ponte Morandi a Genova: «Non ci si può permettere il lusso di attendere i tempi lunghi, lunghissimi della giustizia italiana; e che qualcosa va fatta subito». Senza attendere che la magistratura accerti le indubitabili responsabilità per l’accaduto, occorre revocare subito alla società che gestisce quell’autostrada, la licenza. Senza indugiare, dare subito un segnale. Una posizione che non è del solo Conte: prontamente, e convintamente, l’hanno fatta loro anche i dirigenti e i leader del Movimento 5 Stelle.

Qualche giorno dopo, alla notizia di essere stato indagato per la vicenda della nave ‘Diciotti‘ e i suoi profughi, il ministro dell’Interno Matteo Salvini reagisce da par suo; e tra i vari stupori che esprime c’è quello del cittadino indignato per il fatto che in questo paese vi sono milioni di processi che non vengono celebrati, che rischiano di andare al macero per prescrizione, che per la vicenda di Genova non ci sono ancora indagati, e si perde tempo con lui.

Fermiamoci qui, e senza entrare le merito delle singole affermazioni, se non per sottolineare il fatto che Conte si mostra consapevole che i tempi della giustizia sono lunghi; al punto che non si può attendere i sui scadenzari. E il ministro dell’Interno sa che migliaia di processi vanno in fumo per questi tempi lunghi. Bene, che ci si aspetta che facciano. Magari che ci spieghino che cosa intendano fare come azione politica urgente e necessaria per superare questa situazione. E invece nulla. Dopo le prime dichiarazioni, i primi tweet, il nulla. Si è convocato un consiglio dei ministri con all’ordine del giorno: i tempi lunghi della giustizia italiana, come contenerli? Il ministro della Giustizia, per quel che è di sua responsabilità e compito, si è attivato? Ha fatto e vuole fare qualcosa? E i due partiti di maggioranza, Lega e Movimento 5 Stelle, che intendono fare, che fanno? A quel che è dato sapere, niente, non si fa nulla; dietro una valanga di dichiarazioni e tweet, non c’è nulla. Ma niente fa, niente propone e sa fare anche l’opposizione parlamentare. Nella agenda del Partito Democratico e in quella di Forza Italia non c’è nulla per quel che riguarda la giustizia e la situazione emergenziale in cui si trova.

Proseguono, intanto, le evasioni definitive dal carcere.

Il presunto boss della ‘Cosa Nostra Tiburtina’, Giacomo Cascalisci, capo di un clan sgominato in marzo a Roma da un’operazione della Direzione distrettuale antimafia, si toglie la vita uccidendosi nella sala del Reparto detentivo dell’ospedale Molinette di Torino, dove era ricoverato. Lo riferisce il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria. Cascalisci «aveva partecipato alla normale attività e non aveva dato alcun segno di squilibrio: aveva fatto anche alcuni esami e consumato regolarmente la cena».
Verso le 20,40, però, all’atto della somministrazione della terapia serale, Cascalisci non risponde alle chiamate degli infermieri e si scopre che l’uomo si è stretto al collo un lenzuolo legato al telaio del letto inclinabile, per poi azionare il meccanismo e restare soffocato.

E’ una macabra contabilità: nel primo semestre del 2018 sono stati contati nelle carceri italiane ben 5.157 atti di autolesionismo, 46 morti naturali, 24 suicidi e 585 tentati suicidi sventati dagli uomini e dalle donne della polizia penitenziaria.

Contemporaneamente in ospedale a Udine, muore dopo aver tentato di togliersi la vita in carcere, un ragazzo pachistano di 18 anni, giovane richiedente asilo che era stato arrestato solo pochi giorni prima dai carabinieri. Era accusato di stalking, lesioni personali e minacce ai danni di una giovane donna incontrata nella struttura di cui era ospite e con cui aveva avuto una breve relazione sentimentale.

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