sabato, Maggio 15

Giustizia: riforma senza risorse

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Cosa, nell’attuale sistema legislativo, manca per garantire a un magistrato di svolgere al meglio il proprio lavoro?

Quello che manca secondo me, in questi ultimi anni, alla gran parte della magistratura è una sorta di serenità di contesto. Siamo abituati a dover gestire sempre situazioni complesse e ad avere la tempra per resistere a fortissime tensioni, ma quello che noto in questi ultimi tempi è una tendenza a drammatizzare ogni snodo processuale a enfatizzare ogni scelta. Quasi che da un singolo frammento possano derivare conseguenze anche drammatiche per la Nazione.

Invece il processo è un insieme di atti e di comportamenti per i quali ci vuole estrema serenità. Spesso arrivare alla verità è un’operazione complessa che richiede pazienza. Dunque il primo passo è culturale, si basa sul recupero del rispetto per la complessità dell’agire giudiziario. Ognuno vuole tirare il magistrato da una parte e dall’altra, ma noi rispondiamo solo a legge e verità.

Il secondo passo, secondo me, riguarda il tema della prescrizione: bisogna ragionare in termini diversi su questo istituto per garantire la ragionevole durata del processo, ma anche per garantirne la fattibilità.

 

Come andrebbe modificato l’istituto della prescrizione?

Si deve ragionare su un diverso modo di articolare la prescrizione. E rilancio qui l’idea che si propose nella Commissione di riforma del 2006-2007: a occuparsene c’era il prof. Giostra, uno dei processualisti italiani più apprezzati. L’idea che venne fuori era di una netta scissione tra il momento di consumazione del reato e il momento di inizio del processo, perché una volta esercitata l’azione penale all’interno del processo non si deve più parlare di prescrizione del reato ma di prescrizione del processo. Ci vogliono tempi massimi per il processo ma questi non devono eroderne i termini di fattibilità. Faccio un esempio, semplifico al massimo per rendere l’idea: se io scopro un reato sei anni dopo che è stato commesso, ho un anno e mezzo di tempo per fare il processo. Se invece lo scopro dopo due anni da quando è stato commesso, ho 5 anni e mezzo per fare il processo. Mi sembra evidente l’irragionevolezza.

La durata massima del processo non ha nulla a che vedere con la prescrizione del reato in quanto tale; su questo aspetto, su questa diversità bisogna ragionare. Fermo restando che andrebbero previste riforme significative anche su altri aspetti, adesso è necessario lavorare a riforme di sistema, riflettendo sulle modalità per alleggerire il processo, che non ha risorse infinite.

 

Questa riforma del processo penale agevolerà o meno il lavoro dei magistrati?

Guardi, resta la necessità di poter contare su interventi più strutturali, perché di quelli ha bisogno l’ordinamento. Si è fatto molto negli ultimi anni sul piano del miglioramento delle condizioni carcerarie: si è lavorato, ad esempio, sul tema del giudizio in contumacia. Sono dell’avviso che ci sia bisogno di riforme di un certo peso. Senza dimenticare che il nodo di fondo essenziale resta la disciplina della prescrizione. E poi c’è bisogno anche di investimenti sul personale amministrativo, che da almeno quindici anni non viene reclutato.

 

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