sabato, Dicembre 4

Giustizia: riforma senza risorse

0
1 2


Quello della riforma del processo penale è uno dei temi che tiene banco nella calda estate politica. Un punto ritenuto importante nel percorso della maggioranza di Governo, una delle frecce nella faretra delle riforme del premier Renzi. Una riforma abbastanza ampia, di certo non esaustiva anzi, a ben vedere, con falle non trascurabili.

Ne parliamo con Raffaello Magi, magistrato in servizio presso la Prima sezione penale della Corte di Cassazione, ben noto per essere uno dei simboli della lotta dello Stato alla criminalità organizzata, e, tra le altre cose, estensore della sentenza contro il clan dei Casalesi nel processo Spartacus, il più grande e importante atto d’accusa alla camorra.

 

Sulle intercettazioni, qual è il pensiero di un magistrato che è stato in prima linea nella lotta alla camorra?

Le intercettazioni sono state e resteranno uno strumento investigativo di fondamentale importanza, soprattutto in contesti come quelli della criminalità organizzata (o anche criminalità economica), dove per diverse ragioni c’è un forte interesse da parte di tutti i soggetti coinvolti a non svelare le azioni che si compiono. Per la criminalità organizzata, poi, c’è il fatto aggiuntivo del clima di omertà e anche della scarsezza di denunzie; quindi sul piano della utilità, anche, naturalmente, con la necessità di utilizzare questo strumento con accuratezza e professionalità, non v’è dubbio alcuno.

 

«Più che una riforma questo è un autogol, una legge che non guarda minimamente alla realtà giudiziaria del nostro Paese». Lo dice il presidente della commissione riforme del Csm, Piergiorgio Morosini, commentando la proposta di legge che impone ai PM il limite di tre mesi, dopo la fine delle indagini, per depositare la richiesta di rinvio a giudizio, o di archiviazione, al GIP. Lei cosa ne pensa?

Si riferisce in particolare all’emendamento che propone un termine massimo di 90 giorni tra la chiusura delle indagini e le scelte del PM. Da questo punto di vista condivido le perplessità: non è attraverso ulteriori ostacoli, attraverso la tempestività, o stimoli alla tempestività che si trasformano poi in ostacoli, che si raggiunge un processo rapido. Sono necessari altri tipi di interventi, dal potenziamento degli organici e delle risorse, alla razionalizzazione nell’impiego delle risorse. Non possiamo pretendere sempre e comunque che scelte complesse vengano fatte in tempi rapidi che vanno bene, certo, per i casi semplici ma non per molti dei casi di cui ci occupiamo. Da questo punto di vista dico che è necessario tornare a riflettere su questi aspetti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->