domenica, Maggio 9

Giustizia: riforma necessaria in Cambogia Il processo sui genocidi dei Khmer Rossi ed il desiderio di una nuova Nazione

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BangkokQuattro anni di genocidio terminati nel 1979 e 35 anni di giustizia differita. In questi due punti temporali, si fissa la memoria collettiva cambogiana, oggi riportata sotto la luce dei riflettori della memoria, attraverso la condanna per crimini contro l’Umanità contro due alti papaveri dei Khmer Rossi che hanno segnato con rosso sangue le vicende della Nazione. I campi di sterminio caratterizzarono quella parte d’Umanità, così come oggi siamo davanti all’orrore della decapitazione di un reporter mentre negli anni dell’assedio asfissiante e feroce posto su Sarajevo durante la guerra civile in Jugoslavia la follia degli uomini assunse –tra gli altri- i volti di Ratko Mladic  e dei cecchini. “The Song Remains The Same” intitolarono una propria canzone i Led Zeppelin negli Anni ’70, “La Canzone Rimane La Stessa”, una canzone di sangue e morte.

Il dramma della Cambogia oggi potrebbe apparire sbiadito, soprattutto alle giovani generazioni che potrebbero immaginare che tutto questo appartenga ad un altro contesto spazio/temporale. Ma nella genia di un popolo le cose non passano invano e così facilmente così si potrebbe credere a prima vista. Basterebbe rileggere con maggior calma ed attenzione un poderoso volume come “Massa e Potere” di Elias Canetti per rendersi conto e coscientizzare che in un Popolo certe cose si muovono nel profondo, con velocità molto diverse da quel che appare in superficie, vi sono andamenti carsici i cui esiti successivi sono alquanto complessi da decifrare, anche per i più attenti studiosi di fenomenologia sociologica.

E così, la condanna ai due gerarchi autori di crimini contro l’Umanità oggi condannati dalle Camere Straordinarie presso le Corti di Cambogia ha portato alla luce dell’attenzione delle nuove generazioni cambogiane il resoconto vivido di un vero e proprio genocidio, che magari qualcuno troppo semplicisticamente avrebbe voluto ascrivere solo alle nere divise delle SS naziste. Così non è, la vicenda cambogiana è allegoria dei mondi infernali dell’Uomo, quelli che la Storia ti ripresenta nudi e crudi perché sono oltre le barriere dello Spazio e del Tempo.

Le esecuzioni sommarie, insieme con la fame sempre più diffusa e le malattie hanno portato ad un tragico bilancio di 1.7 milioni cambogiani morti, più o meno un quarto della popolazione, nel momento in cui i Khmer Rossi hanno preso il Potere. La vastità della tragedia ha invocato nel 2006 un intervento diretto e netto presso le Nazioni Unite le quali hanno risposto con l’avvio di un lavoro di inchiesta sui crimini di guerra che è durato almeno nove anni.

Finora vi sono state solo tre condanne alla carcerazione in tutto, a partire dal Caso 001 ed al caso 002, a fronte di più di 200 milioni di Dollari USA investiti da parte di donatori internazionali a sostegno delle ricerche per dare una risposta alle atrocità commesse dai Khmer Rossi e perché esse non andassero deserte nelle risposte contemporanee della Giustizia degli uomini. Le deboli operazioni della Corte con base a Phnom Penh, la corruzione di fatto sistemica dello staff cambogiano, e l’ostruzionismo ufficiale e manifesto hanno reso parecchio complesso un cammino di chiarificazione e coscienza nazionale su quelle atrocità, impedendo di fatto una rilettura più rapida di quella fase drammatica del vissuto nazionale in Cambogia. I giudici internazionali hanno rassegnato le proprie dimissioni, una certa disillusione serpeggiante ha finito con l’isterilire gli afflussi delle donazioni internazionali a sostegno delle indagini processuali e molti potenziali imputati nel frattempo sono deceduti oppure non sono stati ritenuti adatti a sostenere un processo o che meritassero persino di finire sotto processo.

Il tempo che rimane al Tribunale perché continui ad operare e funzionare dovrebbe essere usato dai cambogiani per ponderare il peso delle prolungate deficienze emerse ed accogliere le critiche degli osservatori internazionali sul ruolo debole assunto dalla Legge e la altrettanto debole applicazione che se ne fa nella loro Nazione.

E’ ormai evidente per tutti che vi è grande necessità di riforme nel sistema legale e giudiziario perché si possa dare finalmente una risposta equa e vicina al cuore delle richieste della popolazione. Ad esempio, permangono parecchie difficoltà a proposito della risoluzione dei casi connessi con le morti irrisolte degli attivisti a guida dei movimenti ambientalisti e circa le morti di giornalisti impegnati nel giornalismo d’inchiesta, tutti morti nell’adempimento del loro dovere e nella loro professione.

Una applicazione della Legge trasparente ed effettiva potrebbe aiutare la Cambogia ad attrarre investimenti stranieri man mano che la Cambogia stessa si apre sempre di più all’esterno ed all’economia globale sulla strada della modernizzazione economica.

Tanto per un esempio anche in questo caso, la riforma terriera è necessaria per sostenere lo sviluppo della classe media cambogiana, solo il 20 per cento dei cambogiani hanno diritti di proprietà terriera e tutto questo sarebbe di grande aiuto per la risoluzione dei conflitti terrieri e per attrarre maggiormente investimenti esteri.

Vaste aree terriere –tema che riguarda 400.000 soggetti impegnati in attività agricole- sono state dati in affitto o in gestione si dice a persone che hanno vari tipi di collegamenti più o meno scoperti con il sistema politico cambogiano. E la cosa non è riferita da persone spinte da particolari interessi di parte, i dati –infatti- giungono all’attenzione degli osservatori internazionali da parte delle associazioni cambogiane composte da attivisti e ambientalisti, proprio quelli che vanno a fare compagnia ai giornalisti nei casi dei decessi oscuri e che vengono codificati come casi irrisolti da parte delle Forze di Polizia locali.

Coloro che possono con diritto reclamare di aver subito danni ed aver visto danneggiati i propri diritti legali hanno bisogno di vedere difeso il proprio ambito di Diritto, vogliono vedere un accesso meno vincolato e limitato alle Corti di Giustizia e vogliono anche vedere una rapida applicazione della Giustizia stessa.

 

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