lunedì, Ottobre 18

Giustizia, oltre la prescrizione ben altro Il fatto che i processi durino troppo dipende dall’astrusità delle procedure e dalla mancanza storica, strutturale e voluta del personale. Se chi vi parla di 'giustizia' non comincia da qui, statene certi, vi sta prendendo in giro

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Parlare della ‘riforma della giustizia’, e in particolare di quella penale, è cosa da specialisti, avvocati, azzeccagarbugli e politicanti. A una persona normale, un cittadino che guarda ai problemi oggi della giustizia, un politico -che è cosa diversa dal politicante di cui sopra-, interessa chiedersi quali siano i problemi e, dopo, chiederne ai tecnicila soluzione. Poche volte come in questo la funzione dei ‘tecnici’ è fondamentale, ma la presenza di tecnici-politici è micidiale. In questa, come, purtroppo, in altri (molti) casi, quella relazione è stata invertita, e i danni sono immensi.

Partiamo dall’analisi sintetica dei problemi. Problemi che sono la durata straordinaria del processo civile, che ha come conseguenza quella di renderli inutili, salvo che si abbia torto; lo stesso per il processo penale; la farraginosità delle procedure che servono proprio a dilatare i tempi processuali; la gestione dellamacchinagiustizia, che ha due aspetti, uno di politica amministrativa‘ (strutture, personale, ecc…) e uno dipolitica giudiziaria‘, cioè di gestione della assegnazione dei giudici alle sedi e alle ‘cause’ e i controlli sul funzionamento giuridico della macchina stessa; infine, un problema di cultura e di coscienza sociale, in altre parole, l’addestramento del personale (a cominciare da quello penitenziario, ma anche di quello dei Tribunali) a svolgere il loro lavoro nel rispetto della Costituzione e in particolare della civiltà, cioè del senso del dovere, e l’addestramento dei cittadini a risolvere i propri problemi non con la solita frase ‘ti faccio causa’, ma con altri modi, ivi compresa la capacità di risolvere i problemi civilmente senza attaccarsi continuamente.

Il fatto che i processi durino troppo dipende da due motivi evidenti: l’astrusità delle procedure e la mancanza storica, strutturale e voluta (sia chiaro, voluta) del personale. La cosa è semplice, e non c’è bisogno di Zanardelli per capirlo: se ci sono molte cause occorrono più giudici, più cancellieri, ecc… O si aumentano i giudici o si riducono le cause. Su quest’ultima ipotesi, per me preliminare, ho già scritto a lungo. Per la prima, se un giudice riesce a emettere, che so, in media tre sentenze alla settimana e sulla scrivania gliene restano altre dieci, per ogni giudice ne occorrono tre. È banale. Ma non se ne parla neanche, e invece è il punto di partenza, specie aggiungendo che se un giudice ha solo un terzo di segretario e un quinto di cancelliere, se ne avesse il triplo potrebbe scrivere dieci sentenze alla settimana.
Se -lo dico chiaro e a muso duro- chi vi parla digiustizianon comincia da qui, statene certi, vi sta prendendo in giro. Non per caso, interpellato dal duo De Gregorio-Parenzo, Matteo Renzi, il solito Renzi, quello che se dice una cosa è implicito che bisogna fare il contrario, riteneva che il problema principale fosse la separazione delle carriere, cioè il sovvertimento della logica del nostro sistema e l’automatica, implicita, anche se non fatta esplicitamente, sottoposizione del Pubblico Ministero alla politica. È fatale, è inevitabile. Nessuno, Renzi incluso, forse troppo abituato al fulmineo sistema giudiziario dell’Arabia Saudita, spiega perché separando le carriere ci sarebbero meno processi. E guardate che i fautori di questa bruttura (che vuol dire che i problemi piccoli dei piccoli restano ignorati) già hanno quasi vinto con la norma per cui, sia pure solo i singoli tribunali decidono di quali questioni vogliono occuparsi. Una cosa del genere, oggi, è giustificabile solo col fatto che i giudici sono troppo pochi o che non gliene importa nulla della giustizia. Poi, volendolo, semplificare le procedure è agevole, ma non conviene prima di tutto agli avvocati.

L’altro tema su cui si discute -anzi, si urla- è la questione della prescrizione penale. Che ormai sembra l’unico problema: prescrizione sì, prescrizione no. E il Governo pessimamente risponde (al solito, nella più bieca tradizione della democrazia cristiana di Rumor, Bisgalia e simili) con una risibilemediazione‘. Già affrontare un problema di questa portata con una mediazione è fuori della realtà, sempre che sia in buona fede. Avrei capito che si dicesse: siamo sommersi dalle cause, per cinque anni facciamo così, e intanto aumentiamo il personale e tra cinque anni niente più. Avete sentito qualcuno (Renzi e Draghi in testa) dire una cosa del genere?
E infatti l’unica cosa che si dice è che l’Europa chiede questa riforma: lo dice anche Draghi, senza arrossire. Che l’Europa (cioè noi) condizioni (molto labilmente) il versamento di fondi del piano di rinascita ad una riforma della giustizia è un fatto, ma non di una giustizia che assicuri l’impunità. Non credo che l’UE (cioè noi) abbia interesse a favorire i delinquenti, o sbaglio … ? E nemmeno tutti, ma solo i più ricchi, quelli dotati di ‘avvocatoni’. Perché con il processo penale attuale (una bruttura) se hai avvocati e soldi riesci a prendere tempo, se no, no. Cioè, se hai soldi te la cavi quasi sempre (quante volte, alla fine, è stato condannato Silvio Berlusconi?), se no sei sempre, o quasi, fregato.
E invece il Governo (chiaramente non intenzionato a fare sul serio, ammesso e non concesso che ne sia capace, e comincio fortemente a dubitarne) inventa una complicazione astrusa per rimettere la prescrizione, stupidamente abolita dal Governo Conte. Stupidamente? Anche il fatto che, per il favor rei, chissà quanti processi salteranno, di questo non parla nessuno. Sì, stupidamente, perché abolire la prescrizione senza creare prima gli strumenti per abbreviare i processi e renderli gestibili, che era la precondizione, è stupido. E invece, i vari Bonafede e Conte bis hanno fatto la grande manovra, di sola e pura propaganda, abolirla. Altra stupidità, perché ovviamente i giudici e le parti non hanno alcun interesse a fare finire il processo, sapendo che tanto può durare in eterno. È evidente che la cosa rende la vita impossibile a chi si trovi con un processo sulle spalle per anni e anni, ma non è gran danno per chi ha spalle larghe (cioè soldi molti) per gestirlo. I giudici non avranno fretta, e gli avvocati anche di meno. Poi, al solito, si parla dei giudici per condannarli e non degli avvocati!

E poi il problema dello schifo cui abbiamo assistito con riferimento al Consiglio Superiore della Magistratura e alle connivenze con i politicanti. Ma, ancora una volta, ogni riforma cerca inevitabilmente di ridurre l’autonomia della Magistratura, che oggi come oggi e nonostante tutto è ancora una, benché debole, difesa per i meno forti.
E lo si vede con la rapidità con la quale è stata messa a tacere la vicenda di S. Maria Capua Vetere, la vicenda del massacro di botte ai detenuti, che non è un fatto unico, questo è evidente. È qui, che il Governo non ha minimamente reagito, salvo le solite inutili parole rituali. Eppure è un tema fondamentale, perché è un tema di civiltà, con cui questo Governo non sembra in alcun modo intenzionato a confrontarsi e meno che mai a risolvere.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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