domenica, Ottobre 24

Giustizia: Marta Cartabia dà una lezione di diritto ai magistrati “I magistrati devono recuperare disciplina e onore”

0

Le cifre valgono più di qualunque discorso: negli ultimi tre anni, a carico di magistrati giudicati negligenti dal Consiglio Superiore della Magistratura, ci sono state appena quattro censure. I procedimenti, nel solo 2020, per chiedere la riparazione per ingiusta detenzione, 1.108. Le ordinanze di pagamento emesse, 750, per circa37 milioni complessivi. Dati contenuti nella Relazione al Parlamento per il 2020 predisposta dal ministero della Giustizia.

Un migliaio i procedimenti introdotti; ‘appena’ 283 gli accolti. La maggior parte delle pronunce accolte riguarda La Corte d’appello di Reggio Calabria, con 43; seguono Napoli, con 40; Roma con 36; Palermo con 34; Catanzaro con 32. In un’ottantina di casi il riconoscimento della riparazione nasce dall’illegittimità dell’ordinanza di custodia cautelare; in 203 da sentenze di proscioglimento.

  Per il solo 2020 l’esborso complessivo è stato di 36.958.291 euro; nel 2019 è ammontato a 43.486.630 euro.

  La Relazione dà conto anche dei procedimenti disciplinari che hanno coinvolto i magistrati per le accertate ingiuste detenzioni. Con un’avvertenza: “Appare evidente come il riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione non possa essere ritenuto, di per sé, indice di sussistenza di responsabilità disciplinare a carico dei magistrati che abbiano richiesto, applicato e confermato il provvedimento restrittivo risultato ingiusto. Gli istituti riparatori hanno presupposti e obiettivi diversi e operano su piani distinti ed autonomi rispetto a quello della responsabilità disciplinare dei magistrati“.

  I numeri evidenziano che le azioni promosse nell’ultimo triennio sono state in tutto 61, quasi esclusivamente dal ministero della Giustizia (57; le altre le ha avviate la Procura generale della Cassazione). Gli esiti:le assoluzioni sono state 12, le censure 4, i non doversi procedere 17; i restanti sono procedimenti in corsoNumeri che possono giustificare più di qualche perplessità sull’efficacia dello strumento disciplinare.

  Accanto a questi dati, il duro, preciso monito del Ministro della Giustizia. Marta Cartabia, forte del suo passato di presidente della Corte Costituzionale, non a caso a ridosso delle accese polemiche sui referendum sulla giustizia fra Associazione Nazionale Magistrati che preannuncia una ‘ferma reazione’ e i leader del Partito Radicale e della Lega, ha pronunciato frasi inequivocabili: non solo la necessità di una riforma profonda della Giustizia; soprattutto un salto di qualità morale dell’intera categoria. Cartabia non usa metafore: “Diciamolo pure: la magistratura sta attraversando una fase di crisi, una crisi di credibilità e, soprattutto, ai miei occhi più grave, di crisi della fiducia dei cittadini…”.

  Cartabia non nasconde la sua preoccupazione per le ripercussioni sul rapporto fra magistrati e opinione pubblica: “Tante volte in questi mesi mi sono sentita porre una domanda che fa tremare le vene ai polsi: Ministro, come possiamo tornare ad avere fiducia nella giustizia? È una domanda che non si può liquidare come qualche parola di consolazione, è una domanda che dobbiamo guardare con attenzione. Che fare? Il ministro indica sillaba: “Dobbiamo fare di tutto perché il giudice torni ad avere quella statura che la Costituzione gli chiede, nel momento del giuramento. L’articolo 54 chiede disciplina e onore. Sembrano parole d’altri tempi ma oggi sentiamo che abbiamo bisogno di potere identificare dei giudici così.

  Guanto di velluto, che avvolge pugno di ferro: “Possiamo discutere su ogni riforma possibile, e lo stiamo facendo. Cambieremo tutto quello che deve essere cambiato. Ma tutto questo, dobbiamo esserne consapevoli, potrà al più aiutare a contrastare le patologie, ma nessuna cornice normativa, per quanto innovativa e radicale, potrà di per sé generare quello stile e quella statura che i cittadini si attendono dal giudice.

  Una vera e propria lezione di diritto: “L’indipendenza del giudice è nella credibilità che il giudice riesce a conquistare nel travaglio delle sue decisioni e in ogni momento della sua attività…Soppesiamo ogni parola: indipendenza, credibilità, travaglio.

  Ne saprà fare tesoro l’intero arco di forze politiche rappresentate in Parlamento? E la magistratura associata, i giuristi e tutto il mondo che ruota attorno alla complessa macchina del potere giudiziario? Augurarselo è doveroso; ma è lecito e giustificato nutrire più di un dubbio.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->