giovedì, Maggio 6

Giustizia la via stretta del PNRR Liberare subito i tribunali delle troppe cause pendenti facilitando e finanziando la soluzione arbitrale; proibire i rinvii salvo casi rarissimi e accelerare l'informatizzazione e il processo a distanza; aumentare il numero dei giudici

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In un silenzio, in tutta franchezza, un po’ troppo plumbeo, sembra che Mario Draghi stia affrontando il problema di farlo partire il piano (il PNRR) da 248 miliardi. Dico subito perché lo giudico plumbeo. Perché io sono convinto che, alla fine, gli italiani siano meno pessimi di quanto pure non appaia alla vista, ad esempio, di quegli sciagurati, scalmanati, imbecilli, volgari, buffoni manovrati, in piazza a Milano per celebrare la vittoria dell’Inter: puah! E siccome sono convinto di ciò, penso che agli italiani è venuto il momento di parlare chiaro e di dire le verità vere. Durante l’epidemia si è visto che la massa degli italiani capisce e si comporta di conseguenza, anche se poi i mestatori non mancano mai e gli imbecilli che si lasciano manovrare, anche.

E, dunque, per realizzare quel piano, lo si voglia o no, ci sono due problemi di fondo, sui quali, dipendesse da me, mi chiuderei in cantina e non risponderei più al telefono. Perché si tratterà, innanzitutto, di ottenere che la parte peggiore del nostro Paese faccia qualcosa e subito. La parte peggiore, e lo abbiamo visto in pratica in questa pandemia, sono le Regioni e i loro capataz, spesso controllati da Matteo Salvini e abituate da sempre a spendere malissimo e in grande ritardo. Del resto è di questi giorni, la incredibile dichiarazione di Nello Musumeci circa il fatto che siccome gli 80nni sono ‘riottosi’, lui farà vaccinare i cinquantenni: uno che parla così, dovrebbe concludere con due parole semplici: ‘mi dimetto’ … ma figuriamoci! Ripeto, basta questo.

L’altro problema alla base è lasemplificazione‘, che, spero, non deve e non può limitarsi a eliminare i controlli. Al contrario, dovrà renderli più efficienti e rapidi, magari seguendo la via indicata da Vittorio Colao: collaborazione prima e controllo dopo. Ma se c’è una cosa che la nostra amministrazione non sa, ma specialmente non vuole, fare, è collaborare, anche perché per farlo dovrebbe sapere e condividere un interesse generale, del quale in genere non si preoccupa. Forse mi sbaglio, ma non credo che tutta la PA sia fatta solo di gente senza orgoglio del proprio lavoro e piacere di fare bene qualcosa, ma certamente ce ne è una grandissima parte, specie ai vertici, ma allora si deve coinvolgere attivamente; se ci si limita a dirgli cosa fare, non lo farà e non dirà mai ciò che sa benissimo che non funzionerà. Questo dovrebbe essere l’abc, ma non pare finora. E per di più, la PA è permeata, intrisa, di connivenze politiche intese come politicanti, e quindi può accadere di tutto.
Sento che la cosa verrebbe affidata a Roberto Garofoli, per quanto ne so persona seria e capace, ma il fatto è che i freni e i saltafossi possono essere miriadi sulla strada del risultato: perché è il risultato quello che conta. Auguri, ma sinceri!

Altro tema su cui si misurerà il piano sarà la giustizia, mai come oggi nella bufera. Qui, certamente, Draghi ha un vantaggio, perché per poter valutare se certi interventi funzionano, occorre tempo, molto tempo. E quindi la UE potrebbe non riuscire a capirlo che troppo tardi! Spero ardentemente che non sia così, ma se così, tanto meglio.

Non posso dire di essere un esperto in materia, ma è certo che se l’unica idea resta quella di inventare l’ennesimo carrozzone dell’Ufficio del processo, dubito molto che si arrivi lontano.
Cosa sarà, questa novità se pure ci sarà, è ancora almeno a me del tutto oscuro, ma tutto lascia intendere che si tratti di uno strano ircocervo, che dovrebbe, per dir così, preparare il lavoro (cioè le sentenze) ai giudici. Che detto così, dice tutto e niente. Ma operativamente potrà diventare, intanto e innanzitutto, l’ennesimo strumento nelle mani di avvocaticchi e azzeccagarbugli vari per fare perdere tempo, per accusare il giudice di avere seguito male o di non avere seguito i suggerimenti dell’Ufficio, eccetera.
Sia come sarà, vedremo, bisognerà, però, disporre, nel farlo, di misurini di alta precisione, per evitare che il tutto generi profili di incostituzionalità, almeno nella misura in cui potrebbe apparire come qualcosa che, senza averne qualifiche, poteri e guarentigie, si sovrapponga o si aggiunga al ‘giudice naturale’. Ma anche qui vedremo. Il rischio, però, che alla fine crei ulteriori forme indirette di uso distorto o trasversale del potere giudiziario (leggi imbrogli) e di fonte diretta di precari, è alto, specie in un sistema in cui già oggi si dice spesso scherzando che per vincere una causa devi farti amico il cancelliere. È uno scherzo, certo, ma è un modo ironico per dire che spesso conta più il cancelliere dello stesso giudice. E quindi, altro punto da non trascurare, creando una nova funzione all’interno dei tribunali, si rischia di innescare conflitti di competenza, gelosie, insomma ciò che avviene in ogni burocrazia quando si introducono novità. Del resto, il fallimento del processo di pace, sta lì a dimostrarlo!

Ma ciò che mi domando, e me lo domando da tempo, è perché continuare a creare nuovi organi uffici e competenze che invece di semplificare moltiplicano gli adempimenti e le burocrazie invece di agire sul tema vero: perché il problema principale della giustizia è l’eccesso straordinario di cause e la lentezza delle procedure anche causate dalla farragine burocratica ma anche dalla voglia degli avvocati (si può dire?) di tirarla in lungo.
Se questo è ‘il’ o almeno ‘un’ problema (e sfido chiunque a dire di no), si devono fare innanzitutto tre cose. Liberare subito (subito vuol dire domani) i tribunali delle troppe cause pendenti nell’unico modo possibile: facilitando e finanziando la soluzione arbitrale della maggior parte delle cause pendenti (in moltissimi casi cose banalissime) e stabilendo che se si torna in tribunale si pagano costi elevati. Si potrebbe ben fare, per poi stabilire costi più elevati per le cause che molto spesso sono speciose o fatte solo per prendere tempo: magari assicurando una adeguata copertura ai meno abbienti, quando la causa si dimostri ragionevole. Incidentalmente (lo dico perché potrebbe diventare una fonte utile di finanziamento e di istruzione, cioè di cultura) si potrebbe riservare la cosa ai docenti a tempo pieno di discipline giuridiche nelle Università: si finanzierebbero un po’ quelle istituzioni, e si farebbero vedere agli studenti delle controversie vere.

Poi, siccome tutti sappiamo benissimo che molte delle lungaggini derivano dai rinvii, sia voluti dai giudici stessi, sia richiesti dalle parti, agire su quel tema, e agire a muso duro, semplicemente (faccio per dire) proibendo i rinvii salvo casi rarissimi e comprovatissimi, insieme ad un passo avanti decisivo sulla strada della informatizzazione e del processo a distanza. È di questi giorni l’assurdo del rinvio di un processo (già di per sé abbastanza assurdo, ma lasciamo correre) per il caso Regeni, nemmeno iniziato perché un avvocato, forse infetto da COVID, rifiutava di partecipare in video alle udienze. Finiamola, una buna volta; si è lasciato senza dire una parola che si imponesse la scuola a distanza a bambini di dieci anni, e si lasciano fare ad avvocati, imputati e parti le ‘zite contegnose’ sui processi a distanza e sulla informatizzazione delle procedure? Suvvia, ora basta!

Ma poi, come qualunque imprenditore anche il più cretino direbbe, se i processi sono lenti perché i giudici hanno troppe cause … aumentiamo il numero dei giudici, no? Certo una cosa del genere non si può fare in un anno, ma almeno si potrebbe cominciare, per cui in qualche anno il sistema si potrebbe equilibrare.

Solo idee, molto vaghe, lo ammetto, solo idee per suggerire soltanto a Draghi e a Garofalo, di non considerare il tema come troppo secondario. Forse esagero, ma io ho l’impressione che questo sarà un tema centrale.
Sempre che si voglia davvero fare dell’Italia un Paese moderno e funzionante, e non, come io continuo a temere, il luogo di vacanza economico di qualche europeo moderno.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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