mercoledì, Dicembre 8

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Inizia ufficialmente oggi, in fatale coincidenza con l’insediamento del Parlamento europeo, il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’UE. Nel pieno rispetto degli accordi fissati durante il summit europeo del 26 e 27 giugno scorsi, la presidenza dell’Europarlamento è andata al socialdemocratico tedesco Martin Schulz, al suo secondo mandato: dei 723 parlamentari presenti, 409 hanno votato a favore della sua elezione, mentre 111 sono state le schede bianche e nulle. I voti rimanenti sono andati al candidato conservatore Sajjad Karim (101), alla candidata dei Verdi Ulrike Lunacek (51), al candidato della GUE Pablo Iglesias (51). Da notare che Schulz ha raccolto ben 70 voti in meno rispetto ai potenziali 479 su cui può contare la coalizione delle larghe intese composta da PPE, S&D, e ALDE. Ad ogni modo, durante il suo discorso d’insediamento, il neo-rieletto Presidente del Parlamento europeo ha ribadito l’applicazione della flessibilità prevista dal Patto di stabilità e dalle altre regole della governance europea. Proprio sulla flessibilità, ha anticipato Schulz, verterà l’intervento di domani del premier italiano Matteo Renzi a Strasburgo.

Intanto, al Parlamento europeo sono in atto manovre da parte di popolari, socialisti e liberaldemocratici per impedire l’elezione del candidato dell’EFDD (il gruppo guidato dall’Ukip di Farage a cui hanno aderito gli eletti del M5S) alla vicepresidenza del Parlamento, il 5Stelle Fabio Massimo Castaldo. Interpellato dai cronisti sulla questione, il Presidente Schulz ha fornito una risposta alquanto stridente rispetto al suo ruolo: gli euroscettici «sono arrivati qui con il dichiarato intento di distruggere il Parlamento europeo dall’interno: certo non possiamo permetterglielo». Castaldo, 27 anni e doppia laurea in giurisprudenza italiana e francese ha commentato le manovre in atto con estrema pacatezza: «A noi sembra giusto che una forza di oltre 50 parlamentari sia rappresentata tra i vicepresidenti. Ma come diceva De Coubertin, l’importante è partecipare».

Durante la cerimonia d’ inaugurazione dell’ottava legislatura del Parlamento europeo, ha suscitato non poche polemiche la anti-europea inscenata da Nigel Farage e dei parlamentari dell’UKIP, che hanno voltato le spalle mentre veniva eseguito l’inno europeo. I parlamentari del M5S, che appartengono allo stesso gruppo EFDD, hanno opportunamente scelto di non aderire a una protesta che appare più che discutibile anche alla luce del sacro rispetto imposto dall’Inno alla Gioia di Beethoven.

Al termine del Consiglio dei Ministri di oggi, il Premier Matteo Renzi, assieme al Ministro della Giustizia Andrea Orlando, ha riferito durante la conferenza stampa i 12 punti essenziali della riforma della giustizia che dovrebbe essere varata a settembre. «Sono 20 anni» ha esordito il Primo Ministro «che sulla giustizia si litiga senza discutere. Noi vogliamo cambiare metodo e discutere nel merito e possibilmente senza litigare». Il primo obiettivo del Governo è ridurre drasticamente i tempi del processo civile, portando a 1 anno la durata del primo grado di giudizio, e dimezzare il numero dei processi arretrati, che hanno superato la vertiginosa cifra di 5 milioni. Per conseguire l’ambizioso risultato, le parole chiave fatte proprie dal CdM sono ‘semplificazione’ e ‘degiurisdizionalizzazione’, vale a dirimere le controversie attraverso la negoziazione assistita e le camere arbitrali, anziché davanti al giudice. A tale specifico riguardo, il ministro Orlando ha precisato che «per separazioni e divorzi, se consensuali, non servirà più andare davanti al giudice». Renzi ha anche annunciato che la riforma concernerà anche del CSM. Il claim che condensa la riorganizzazione dell’organo di autogoverno della magistratura è “Chi giudica non nomina, chi nomina non giudica”: in sintesi le funzioni verranno distinte, in omaggio al principio secondo il quale «si fa carriera per merito e non per appartenenza di corrente». In merito al tema della responsabilità civile dei magistrati, Orlando ha sottolineato che il Governo intende adeguarsi al modello europeo, quello in vigore «non ha funzionato, dobbiamo togliere quei tappi che hanno portato a questo». Il Ministro della Giustizia, inoltre, si è detto contrario alla responsabilità diretta dei magistrati, prevista dall’emendamento Pini. Altri punti nodali della riforma, ha aggiunto Renzi, riguarderanno la prescrizione e i reati economici, in particolare il falso in bilancio e l’autoriciclaggio. Smentendo le ipotesi circolate negli ultimi giorni, il premier ha precisato che «le intercettazioni sono l’unico argomento su cui non abbiamo pronta la norma. (…) Nessuno vuole bloccare le intercettazioni dei magistrati» ma valutarne l’utilizzo anche assieme ai direttori dei quotidiani.

Dopo le turbolenze registrate la scorsa settimana, il cammino della riforma del Senato in Commissione Affari Costituzionali a Palazzo Madama sembra aver ripreso ad andare senza intoppi, grazie soprattutto alla tenuta del patto tra la maggioranza, FI e Lega Nord. Al termine della seduta odierna della Commissione, il Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha commentato: «Possiamo immaginare di andare con il testo in Aula la prossima settimana, se prosegue il lavoro in Commissione in modo così spedito». «Stiamo procedendo con un ritmo buono» ha aggiunto il ministro «stiamo esaminando emendamenti e sub-emendamenti, senza sacrificare il dibattito e la voce delle opposizioni, ma con un clima buono».

Tra gli emendamenti approvati c’è anche la costituzionalizzazione del cosiddetto Statuto delle minoranze, ovvero il regolamento della Camera dei deputati garantirà obbligatoriamente i diritti delle minoranze parlamentari”. E’ quanto prevede un emendamento dei relatori alle riforme, approvato dalla commissione affari costituzionali del Senato. In questo modo viene costituzionalizzato il cosiddetto Statuto delle minoranze.

Fra gli emendamenti che hanno suscitato maggiore discussione c’è quello che prevede il mantenimento dell’immunità per i deputati e per i senatori. Il testo originario del DDL governativo abrogava l’autorizzazione per l’arresto e per le intercettazioni riguardanti i senatori, il nuovo testo presentato dai 2 relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, ripristina l’ articolo 68 della Costituzione, che impone per i parlamentari l’autorizzazione da parte delle rispettive Assemblee in caso di richiesta di arresto o di intercettazione. Dure, a riguardo, le dichiarazioni di Giovanni Endrizzi (M5S): «Mantenere l’immunità per i senatori è uno sfregio al dialogo per i cittadini. (…) Questo senza nemmeno sapere se i membri del Senato saranno eletti dai cittadini oppure nominati dalle segreterie di partito. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha abolito il ‘Porcellum’ tra l’altro come ‘padri costituenti’ di fatto siamo già ‘padri illegittimi».

Intanto sale a 20 il numero dei senatori della maggioranza che in Aula voteranno gli emendamenti per il mantenimento del Senato elettivo: Antonio Azzollini (NCD), presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, ha annunciato un proprio emendamento in favore del Senato elettivo.

È stato invece bocciato in Commissione l’emendamento dei 5Stelle che introduceva il limite 2 due mandati per i deputati e i Senatori. «Speravamo di trovare interesse verso il nostro emendamento in chi dice di volere il rinnovamento della politica» ha commentato amareggiato il pentastellato Endrizzi.

La Conferenza dei capigruppo del Senato ha annunciato che il DDL del Governo sulle riforme costituzionali dovrebbe approdare in aula il 9 o 10 luglio, dunque 6 o 7 giorni dopo rispetto alla data prevista (3 luglio). Luigi Zanda (PD) ha motivato la scelta della Conferenza dicendo che «Se lasciamo più tempo alla Commissione di istruire meglio i temi da portare avanti, poi i lavori in Aula saranno facilitati».

I fuoriusciti da SEL nelle scorse settimane hanno dato vita, all’interno del gruppo misto, a una componente strutturata che ha assunto il nome di ‘Libertà e diritti – Socialisti europei’. Durante una conferenza stampa a Montecitorio, la portavoce della componente, Titti Di Salvo, ha detto: «Abbiamo dato vita a un’associazione politica con il medesimo nome, oggi battezziamo entrambe». I parlamentari che hanno aderito a Libertà e Diritti, ha spiegato Di Salvo, «intendono ammainare la bandiera del pregiudizio e issare quella del merito» dei provvedimenti che di volta in volta arriveranno in aula e nelle Commissioni. La prima assemblea nazionale della nuova realtà politica dovrebbe avere luogo a settembre, «ma l’associazione non è un partito ne ha l’obiettivo di diventarlo, è solo un progetto che intende alimentare la cultura del centrosinistra. Noi crediamo debba esserci un campo unitario, e questo campo va coltivato e alimentato». Dal canto suo, Claudia Fava ha tenuto a chiarire i rumors riguardanti la ‘campagna acquisti’ da parte del PD: «Nessuno di coloro che entrano a far parte di questo gruppo ha ricevuto una sola sollecitazione esterna»; si tratta solo di «fantasia politica. Noi non vogliamo creare una corrente in un grande partito, ma capire se c’è un luogo che possa raccogliere tutte le buone anime del centrosinistra. Un campo che superi le somme algebriche delle sigle di partito. Il PD è egemone, ma l’immagine va mossa».

 

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