martedì, Novembre 30

Giustizia in Italia, dove tutto può accadere

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Un caso interessante è quello del Tribunale di Prato. Un caso che diventa un ‘caso’ perché c’è un giudice gran lavoratore, ‘colpevole’ appunto di lavorare troppo. Di udienza in udienza, riesce a smaltire una quantità di procedimenti: questo singolare magistrato, una donna, spiega che “proprio non riesco a fare rinvii su certe questioni, mi sento come un medico o un’infermiera che stanno soccorrendo un moribondo e non se ne vanno se suona la campanella di fine lavoro”. Vallo a dire a cancellieri e al personale del tribunale che lavora oltre l’orario previsto senza essere retribuito… In Tribunale raccontano che la pianta organica è sotto-dimensionata, che il personale è stato ridotto del 35 per cento. A Prato, raccontano, convivono 127 etnie, la falsificazione dei marchi è ormai un qualcosa di cronico e storico; e una quantità enorme di micro, ma anche macro reati. “Dovremmo essere almeno un centinaio come a Lucca o Pisa invece siamo una quarantina”, dice Sergio Arpaia, cancelliere e sindacalista dell’Unsa. Non ha torto, beninteso. Lo riconosce anche il magistrato iper-attivo, il potenziamento del personale è necessario. Al tempo stesso, ragiona, “qui decidiamo della vita delle persone e non si può ascoltare la campanella di fine lavoro”…

Della serie: c’è sempre qualcuno che sta peggio di quanto si sta noi. La disegnatrice e attivista iraniana Atena Farghadani, 29 anni, è detenuta nel famigerato carcere di Evin a Teheran, condannata a 12 anni e nove mesi per ‘oltraggio’; ma anche per ‘attentato alla sicurezza nazionale’ e ‘diffusione di propaganda a ostile alle istituzioni’; in realtà è colpevole di pensare come non pensano gli ayatollah, e di aver disegnato alcune vignette che hanno preso di mira esponenti del regime, perfino e la guida suprema, Alì Khamenei.

Prelevata in casa nell’agosto 2014 dai pasdaran della Guardia rivoluzionaria, Atena viene malmenata e trascinata in carcere. Rilasciata a novembre, è di nuovo arrestata, dopo aver denunciato in un video i maltrattamenti in cella. Nuovo rilascio, quindi l’ultima incarcerazione a gennaio; altre denunce di percosse, uno sciopero della fame di protesta, il peggioramento delle condizioni di salute. Un giorno incontra l’avvocato difensore; alla fine del colloquio, si congeda con una stretta di mano. L’avvocato, Mohammad Moghimi, per questa stretta di mano arrestato: il gesto viene bollato come ‘al limite dell’adulterio’; lo liberano dopo tre giorni, paga una cauzione di 60.000 dollari, resta comunque sotto accusa. Atena, è accusata di ‘condotta indecente’ e ‘relazione sessuale inappropriata’; deve perfino a subire un test di verginità e gravidanza nel carcere in cui è rinchiusa.

 

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