domenica, Luglio 25

Giustizia in Italia, dove tutto può accadere

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Molti lo ricordano certamente ‘Un giorno in pretura’: il film di Steno con un grande Alberto Sordi, un altrettanto bravo Peppino De Filippo; e Sophia Loren, Silvana Pampanini, Walter Chiari, Leopoldo Trieste; ambientato nella seconda sezione della pretura di Roma, davanti al giudice Salomone Lo Russo, si presentano gli imputati di diversi, piccoli reati. Un film che parla, in chiave ‘leggera’, ma al tempo stesso serissima, della giustizia cosiddetta ‘minore’: quella chiamata a confrontarsi quotidianamente con le vicende umane più comuni e disparate.

Qui mancano De Filippo, Sordi, Chiari; ma sono comunque episodi che possono far parte di quella galleria, una sorta di ‘Un giorno in pretura due’; e rivelano più di qualsiasi convegno o trattato giuridico, lo stato della giustizia in Italia. Per esempio: un detenuto, riconosciuto innocente, e nonostante ciò in carcere. Non per un giorno, una settimana, che può capitare, anche se non dovrebbe. In carcere per ben 72 giorni: oltre due mesi. Non tanto per il classico ‘errore giudiziario’; perché non c’è giudice ‘competente’ sul suo caso.

Incredibile? Bene, vediamola, la storia di Diallo A., 28 anni, originario della Guinea, piccolo spacciatore. Per questo viene condannato; patteggia, e si vede commutata in obbligo di firma. A questo punto viene – si fa per dire – il bello. Diallo è in carcere; per svista amministrativa, per burocrazia inerte, per quel che si vuole, resta in cella, non viene liberato. Finalmente si accorgono che non dovrebbe starci; a questo punto i portoni del carcere si aprono? Proprio no. Nessuno firma l’ordine di scarcerazione, e Diallo continua a stare in quella cella dove, per ‘disguido’ (giustificazione della questura) è stato rinchiuso. L’avvocato difensore si rivolge al giudice, per ottenere lo sblocco della situazione; il giudice, pur comprensivo, risponde con un ‘non luogo a provvedere’: ha ammesso il patteggiamento, commutato la pena in obbligo di firma tri-settimanale; lui a questo punto esce di scena. L’inghippo sta nel fatto che a causa di quel disguido, gli atti sono stati trasmessi alla Procura. Il Pubblico Ministero competente, qui entra in campo Franz Kafka, dovrebbe concedere la sospensione dell’esecuzione della pena; ma il provvedimento si applica a chi è in libertà, proprio per evitargli la galera. Ma in questo caso, Diallo in galera già c’èPotrebbe intervenire il Giudice di sorveglianza; però la cosa non è ancora nella fase delle sue competenze, la sentenza definitiva non è a sua disposizione; solo dopo quella, il difensore può proporre istanza di misure alternative.

Ora tutta questa labirintica e tortuosa situazione ci si augura di averla raccontata come si è verificata; non si esclude di aver commesso qualche imprecisione; come si può immaginare, capire, e spiegare, come sia potuto accadere quello che è accaduto, è complicato. Prima o poi la vicenda si risolverà, se già in queste ore non si è risolta. Non è questo il problema; il problema è che è potuto accadere.

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