lunedì, Agosto 15

Giustizia: il 2022 sarà l’anno della svolta? Oggi, come ieri, le stesse denunce, carenze, lacune

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E’ avvilente, e anche inquietante. In occasione di questa che è l’ultima nota sui temi della giustizia per l’anno 2021, si è andati a ritroso: la prima, e poi la seconda, la terza, fino all’undicesimaIl senso di avvilimento, di sgomento, di inquietudine non deriva dall’aver commesso errori. Quelli non sono un problema, se ne fanno sempre, anche se in questo caso, per fortuna, nessuno grave e irreparabile. In nessuna delle cinquantina di note di quest’anno una smentita. Tutto bene, allora? Al contrario: tutto male; proprio per questo il senso di sgomento: praticamente nulla da emendare, nulla di che pentirsi, nulla che sia stato smentito. Quelle note le si potrebbero riproporre tali e quali, modificandone solo la data. Certo: oggi abbiamo un ministro della Giustizia, Marta Cartabia e prima s’aveva Alfonso Bonafede; ora c’è Mario Draghi, prima s’aveva Giuseppe Conte; con tutti i limiti, le lacune, le incapacità, le incomprensioni che questi personaggi, e altri che se ne possono citare, hanno; con tutti gli errori commessi e quanti ne commetteranno, non c’è dubbio che siano meno peggio di chi c’era prima. Quando si dice ‘Si stava meglio quando si stava peggio’, si fa un grosso errore: la verità è che quando si stava peggio, si stava peggio.

  Però lo sgomento, l’avvilimento sta nel fatto che ancora, come allora, ci si trova a osservare che non viene assicurato come sarebbe giusto e doveroso il diritto al diritto; ci sono temi, problematiche sistematicamente, pervicacemente eluse: la giustizia, come viene amministrata; la condizione delle carceri, la detenzione: riguarda non solo i detenuti, ma anche chi li custodisce e li assiste, la più generale comunità penitenziaria, tutta in ‘sofferenza’.

  Tra qualche mese, a Corte Costituzionale piacendo, e se le Camere non saranno sciolte, si andrà a votare su un discreto numero di referendum che hanno per tema la giustizia. Sono referendum ‘invisibili’. E’ scattato un ordine secondo il quale non se ne deve parlare? Forse no; comunque c’è un tacito, ferreo black out informativo, e massimamente nelle televisioni private o pubbliche che siano.

  In una delle prime note del gennaio scorso si è parlato di Leonardo Sciascia, in occasione del centenario della nascita: le sue coraggiose posizioni per la difesa del diritto e la giustizia giusta. Il modo migliore per ricordare Sciascia è leggerlo, fare tesoro dei suoi tanti ‘insegnamenti’, a partire dalla sua ‘ossessione’ la Giustizia, la necessità di giudicare; la cattiva amministrazione. Riflettere sui suoi allarmi, ‘ammonimenti’ validi anche oggi. 

   L’affilata, precisa analisi dell’errore giudiziario, che spesso non si può definire tale: “ E’ da dire, innanzi tutto, che la parola ‘errore’ è alquanto approssimativa…”, perché spesso è invece “un trasgredir le regole ammesse anche da loro…”, da coloro che prima le hanno elaborate e hanno poi il compito di applicarle; cosicché “L’errore è nel vagare sulla verità senza riuscire a scorgerla, nel mancare dei principi, delle regole, degli strumenti che consentono di scorgerla; ma quando i principi ci sono, le regole si conoscono e degli strumenti si dispone, di errore non si può più parlare vuol dire semplicemente, che dei principi non si vuole tener conto, le regole non si vogliono applicare, gli strumenti non si vogliono usare.

  E comunque si possono catalogare come errori giudiziari non aver controllato se non dopo settimane e mesi (fatti trascorrere dalla vittima in carcere) una data e un luogo di nascita, per accorgersi che si tratta di un’omonimia? E’ errore giudiziario aver ritardato il controllo di un alibi, di un confronto con un testimone? Ci sono persone che si sono uccise, per questi ritardi, per questo differire di indagini che si potevano risolvere nel giro di pochi minuti, e facilmente. Si può considerare un errore il caso della signora che fa un mese di carcere perché nella sua automobile i carabinieri trovano una pistola giocattolo del figlio? E’ possibile che tra le mani esperte di un carabiniere una pistola-giocattolo continuasse a sembrare una pistola vera e che per un mese intero quella finta arma abbia vagato da un ufficio all’altro senza che nessuno la riconoscesse per quello che era, mentre la signora vagava da un carcere all’altro?

  Osserva Sciascia: “Innegabile la crisi in cui versa in Italia l’amministrazione della giustizia (e crisi è forse parola troppo leggera) deriva principalmente dal fatto che una parte della magistratura non riesce a introvertire il potere che le è assegnato, ad assumerlo come dramma, a dibatterlo ciascuno nella propria coscienza, ma tende piuttosto ad estrovertirlo, ad esteriorizzarlo, a darne manifestazioni che sfiorano, o addirittura attuano, l’arbitrio. Quando i giudici godono il proprio potere invece di soffrirlo, la società che a quel potere li ha delegati, inevitabilmente è costretta a giudicarli. E siamo a questo punto.

  A quel punto si era, Sciascia vivo. A quel punto si era nel gennaio scorso quando quella confidenza si è riproposta in una delle prime note per ‘L’Indro’; a questo punto siamo ancora. E a questo punto ci si ritroverà tra un anno? Ci si deve imporre, come una sorta di dovere, l’aforisma coniato da RomainRolland: “Il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà”.

  Ma ecco che ci scivola sotto gli occhi un editoriale per il sito ‘Cremonasera.it’ scritto dal magistrato milanese, il giudice per le indagini preliminari Guido Salvini. ‘Piccola’ storia, ‘piccola’ vicenda, ma estremamente indicativa, significativa.

   “Buone notizie dalla magistratura”, esordisce Salvini con perfida ironia. C’è la prima mossa per recuperare appeal ed affrontare finalmente la crisi che l’ha tramortita. Il segretario di Magistratura Indipendente, una delle correnti più colpite dallo scandalo dell’Hotel Champagne, ha annunciato sulle mailing-list dell’Associazione una nuova ed importante iniziativa : è stato siglato un accordo con Italo grazie al quale gli iscritti avranno uno sconto del 30% sull’acquisto di tutti biglietti per qualsiasi tratta. In realtà i magistrati quando viaggiano per servizio sono già rimborsati dal Ministero. Ma ora potranno usufruire del cospicuo sconto anche quando viaggiano per diletto, per soggiorni balneari o nei luoghi d’arte, e forse l’accordo si estende anche ai familiari, chissà. Comunque da oggi iscriversi alla corrente è diventato ancora più vantaggioso, non solo per fare man bassa di uffici direttivi e di incarichi prestigiosi. I magistrati non sono sottopagati, al contrario, ma il beneficio servirà a riaffermare giustamente il loro status, diverso da quello dei comuni cittadini e dei comuni pendolari ad esempio, uno status e una credibilità che ultimamente si sono un po’ appannati. Era certamente quello che, per cominciare ad uscire dalla crisi della giustizia, tutti si aspettavano. Altro che riforma del CSM. Comunque buone feste e buon viaggio a tutti”.

  Si sarebbe tentati di pensare che i lupi, per quanto spelacchiati, non tradiscono comunque la loro natura; ma ci si intende di magistrati, non di lupiper cui questo parallelismo lo si rinnega subito. Comunque tutto depone a favore delle ragioni del pessimismo. Forza e coraggio.

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