giovedì, Giugno 17

Giustizia e sviluppo, Erdogan sotto assedio field_506ffb1d3dbe2

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USA TURKEY ERDOGAN

Non si placano le tensioni nei palazzi governativi di Ankara. Recep Tayyip Erdogan, premier turco da undici anni, tre mandati consecutivi, è stato accusato dal chierico Fethullah Gulen, in esilio negli Stati uniti, di aver portato il livello istituzionale del Paese ad una soglia infinitamente più bassa anche rispetto ai tempi del colpo di stato militare del 1980.

Le dichiarazioni di Gulen, capo del movimento Hizmet, rese durante un’intervista al quotidianoZaman, sono state immediatamente ribattute da Erdogan che lo ha, a sua volta, accusato di sfruttare la sua influenza fra gli ambienti  giudiziari e militari per minare la stabilità del governo in carica, in vista delle prossime importantissime elezioni locali che si terranno il 30 marzo, e presidenziali, previste in agosto. I due leader sarebbero quindi arrivati ad un definitivo punto di rottura dopo un percorso di sostegno comune durato anni, fin dai tempi della prima candidatura del partito Giustizia e Sviluppo (AK) di Erdogan.

La vicinanza ideologica fra i due leader, basata sulla forte religiosità e la convinzione condivisa di un ruolo più importante per l’Islam nello stato laico della Turchia,  sarebbe definitivamente collassata a seguito della reazione scomposta del governo dopo gli scontri al Gezi Park di Istanbul ed il picco sarebbe stato toccato due settimane fa, quando su YouTube sono comparse quattro registrazioni attribuite al premier, nelle quali sarebbe chiara l’ingerenza nei confronti della multinazionale Koc Holding, la più grande società del Paese accusata dal primo ministro di intromissioni negli equilibri politici, che si apprestava a presentare un ricorso in una gara d’appalto per la costruzione di sei fregate militari, vinta in seguito dai Cantieri Navali.

L’intercettazione più compromettente sarebbe, però, un’altra, pubblicata lunedì sera ed anche questa attribuita al premier, e riguarderebbe una telefonata al ministro della giustizia Bekir Bozdag per accelerare un procedimento processuale nei confronti di Aydin Dogan, laico, capo di una compagnia a conduzione familiare, da sempre in difficili rapporti con il governo filo-islamico presieduto da Erdogan.

La mancanza del sostegno del movimento Hizmet potrebbe, quindi, rivelarsi fatale per AK alla prossima tornata elettorale per ragioni dirette ed indirette: dirette per lo spostamento dei voti indirizzati dal religioso Fethullah Gulen, influente studioso islamico in esilio volontario negli Stati uniti dal 2004; indirette per via del radicamento di Hizmet: si tratta infatti di un movimento privo di reale struttura ma che, stando ai report di BBC, conterebbe diversi milioni di seguaci nel Paese (chiamati Gulenist) che per anni hanno contribuito all’ascesa di Erdogan, insediandosi in posizioni di rilievo nella struttura del paese come polizia, magistratura e nello stesso AK.

Nel gennaio di quest’anno oltre 350 agenti di polizia sono stati rimossi dai loro incarichi ad Ankara. A seguito di un’ampia inchiesta per corruzione, sono stati sostituiti i vertici dell’Ufficio Reati Finanziari, Anti-Contrabbando e Unità Criminalità Organizzata. I funzionari scelti per il rimpasto sono in gran parte provenienti da aree esterne alla capitale e la scelta è arrivata per decreto legge, varato durante la notte,  poche settimane dopo i raid dicembrini che hanno portato all’arresto di oltre cinquanta tra funzionari pubblici ed imprenditori diretti sostenitori del premier, che, a seguito di ciò, ha accusato polizia e magistratura di macchinare uno ‘sporco complotto’. Due figli di ex-ministri ed il Direttore esecutivo di HalkBank, la Banca Centrale turca, sono ancora sotto custodia.

La serie di scandali vissuti nel Paese nel corso degli ultimi mesi, ha suscitato un’ondata di proteste nelle principali città turche, Erdogan ritiene questa la principale sfida di governo degli ultimi undici anni e rilancia la sua candidatura alle presidenziali di agosto. Contestualmente la Lira turca continua a perdere terreno attestandosi ai minimi storici nei confronti del dollaro e l’Unione Europea ha esortato la Turchia ad affrontare in maniera imparziale le accuse di corruzione per poter così terminare in maniera più agevole il percorso di integrazione

 

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