domenica, Aprile 18

Giustizia: appuntamento al buio L'opposizione deserta la riunione col Governo per la riforma della giustizia

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L’incontro fissato oggi dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando con i capigruppo di opposizione delle commissioni Giustizia di Camera e Senato per discutere i capisaldi della riforma della giustizia e raccogliere eventuali proposte non è stato propriamente un successo: assenti SEL, Lega Nord e M5S, era presente solo FI. Più della scelta di riunirsi in piena pausa estiva, lascia perplessi il fatto che il Governo abbia deciso di concedersi solo pochi giorni per confrontarsi con le forze politiche: il 29 agosto, infatti, il Consiglio dei Ministri presenterà ufficialmente il DL di riforma. Ad animare le placide acque di una politica ancora presa nel clima vacanziero hanno pensato i 5Stelle, che in un comunicato hanno esposto in una lettera aperta indirizzata al ministro Orlando e pubblicata sul blog di Beppe Grillo le ragioni della loro assenza all’incontro. Il titolo dello scritto già dice tutto: “La riforma della giustizia di Berlusconi”. Nel documento il MoVimento rimprovera a Orlando la mancata risposta a una loro mail in cui chiedevano «di conoscere più dettagliatamente i contenuti dell’incontro, giacché non siamo disponibili a una chiacchierata ferragostana sul più ed il meno». «Siamo contrari agli incontri ‘di facciata’ al chiuso delle stanze» hanno proseguito i 5Stelle«riteniamo che in Italia la Giustizia necessiti di un impegno serio e trasparente». Poi la frase più sferzante: «Il presidente Renzi ormai parla soltanto di giustizia civile: proviamo un senso di ribrezzo nel constatare che un presidente del Consiglio possa ancora scendere a patti con Silvio Berlusconi sulla giustizia».

Al documento del M5S ha risposto per primo il presidente del PD Matteo Orfini con un tweet: «I grillini rifiutano il confronto sulla riforma della giustizia… Coi terroristi bisogna interloquire, ma guai a farlo col Governo…». Il messaggio di Orfini, che rilancia la fiacca e pretestuosa polemica scatenatasi nei giorni scorsi contro le dichiarazioni del grillino Alessandro Di Battista sul conflitto iracheno, è stato ritweettato a stretto giro dal premier Matteo Renzi.

Entrando un po’ più nel merito e usando toni più pacati, alla lettera del MoVimento ha risposto il ministro Orlando: «Non facciamo accordi più o meno segreti con nessuno: esiste una maggioranza che fa delle proposte e che si confronta con tutti. (…) Mi auguro che questo passaggio non comprometta la possibilità di proseguire la discussione con tutte le forze politiche». «Mi spiace per le parole usate dai 5Stelle» ha proseguito il Guardasigilli «perché l’incontro che avevamo tenuto aveva dato degli spunti di cui abbiamo tenuto conto: mi riferisco in particolare al contrasto alla criminalità economica e alla giustizia civile. Le proposte che erano emerse in quell’occasione sono infatti state ritenute integrabili con le nostre».

L’impressione è che, a dispetto dell’importanza dell’argomento, nella discussione siano risuonati copiosi i toni propri della polemica da ombrellone. È anche questo il bello dell’estate?

Rimanendo sempre in tema di giustizia ma salendo decisamente di tono, entra oggi in vigore la legge 117/2014, che introduce una serie di cambiamenti nella drammatica situazione carceraria italiana. Il provvedimento era stato varato il 2 agosto scorso con il voto attraverso il quale il Senato ha convertito in legge il DL 92. Il DL era stato disposto dal Governo per adeguarsi alle indicazioni fornite dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo all’Italia: con la sentenza sentenza-pilota Torreggiani, infatti, l’8 gennaio 2013 la Corte ha sancito il malfunzionamento cronico del sistema penitenziario italiano e, in ragione della situazione di inumano sovraffollamento carcerario in cui i ricorrenti si sono trovati, ha condannato il nostro Paese per la violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. I principali cambiamenti introdotti dalla legge 177 sono:

  • la compensazione risarcitoria (nella misura di 8 euro per ogni giorno di detenzione inumana) in favore di detenuti sottoposti a trattamenti inumani o degradanti, in violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo;
  • il cambiamento della disciplina delle modalità di esecuzione del provvedimento per gli arresti domiciliari e l’ampliamento dei presupposti che non consentono l’applicazione della custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari; la nuova disciplina, tuttavia, non si applica ai reati gravi e di particolare pericolosità sociale (ad es.: associazione mafiosa, terrorismo, violenza sessuale, stalking, maltrattamenti in famiglia, usura, ecc.);
  • l’incremento dei benefici per i minori in carcere che, una volta compiuti i 18 anni, potranno scontare la propria pena in strutture di servizio fino al compimento dei 24;
  • l’incremento degli effettivi e il riordino complessivo del Corpo di Polizia Penitenziaria.

 

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