martedì, Settembre 28

Giustizia a 'tutta birra' contro il Pd

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Arriva dura e pesante come un macigno la condanna a tre anni di reclusione con l’accusa di evasione fiscale, pari a 2,6 milioni di euro, per il segretario regionale del Pd Sardegna Renato Soru. Una costante giudiziaria si è abbattuta sul Partito Democratico creando un triangolo Campania, Lombardia ed oggi Sardegna sempre più significativo e imbarazzante per il centrosinistra. Il patron di Tiscali ha commentato così la sentenza a suo carico: «Non mi aspettavo questa sentenza, mi aspettavo di essere assolto, credo sia una sentenza ingiusta» ed alla richiesta se pensasse o meno di consegnare le dimissioni rispetto ai suoi molteplici incarichi politici ha risposto: «Adesso penso a tante cose compresa questa. E’ un momento grave è molto importante della mia vita adesso andrò a casa, voglio stare un poco da solo. Non credo di aver commesso reati credo sia una sentenza che spero venga ribaltata nelle altre fasi del processo». Più tardi la comunicazione ufficiale delle dimissioni  è stata inviata dallo stesso Soru alla segreteria del Partito: «Ho già comunicato alla presidente dell’Assemblea regionale Giannarita Mele la mia decisione di rassegnare le dimissioni dalla carica di segretario regionale del Partito Democratico della Sardegna, per i necessari adempimenti». Intanto sui social network si scatena la polemica targata Movimento cinque Stelle con Alessandro Di Battista che dal profilo di Twitter «Presidente Orfini trova giusto che un evasore del fisco (appena condannato) possa continuare a fare l’eurodeputato? #SoruDimettiti» e Beppe Grillo che dal suo blog commenta: «Oggi tocca a Renato Soru, europarlamentare e capo del Pd in Sardegna: tre anni di reclusione per evasione fiscale. Dopo l’euroindagato per voto di scambio mafioso Caputo, il gruppo del Pd a Bruxelles si ingrossa con un eurocondannato. Cosa aspettano a dimettersi? L’epopea immorale del Pd continua. Chi sarà il prossimo?» scrive Beppe Grillo sul suo blog.  Agli attacchi dei pentastellati si aggiungono quelli dell’Asse Meloni-Salvini con la prima che dichiara: «La vicenda mostra che questa presunta superiorità morale della sinistra non era poi così superiore» ed il secondo che commenta « Ma sono compagni che sbagliano…» e prosegue: «Qualche mela marcia c’è in tutte le case, basta rottamarla, ma se iniziano essere 110 allora è un problema».

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