sabato, Giugno 19

Giuseppe Civati: "Servono scelte economiche chiare" "La politica deve assicurare una programmazione delle azioni di Governo. Avanti con le riforme"

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La politica italiana è al banco di prova con i conflitti aperti sulle nuove regole del mercato del lavoro. Ma in quale clima politico saranno completate le altre riforme strutturali del Paese? La giustizia, il fisco, la Pubblica amministrazione, la legge elettorale devono subire pesanti trasformazioni per riuscire a interpretare correttamente le nuove esigenze della popolazione. Le resistenze presenti nella società italiana aumentano quotidianamente.

Non è affatto brillante la situazione politica nell’Unione europea, la quale vive una delle stagioni più difficili in conseguenza della profonda crisi strutturale dovuta, in larga parte, alle mancate riforme politiche. Ma cambierà seriamente l’architettura costituzionale dell’Europa?

Le riforme strutturali per conferire una maggiore governance all’Unione europea sono ancora da discutere e da approvare da tutti gli Stati membri. Per il momento restano soltanto dei buoni propositi, nulla di più. La situazione si complica ulteriormente poiché l’Europa è una potenza che con difficoltà potrà avere quella giusta credibilità internazionale, capace di incidere pesantemente nel momento di rivedere le alleanze commerciali con gli altri Stati. Ma l’Italia quali iniziative intende adottare per riprendere la strada della crescita economica?

Il passo troppo lento della nostra economia, inferiore a quello europeo da un decennio a questa parte, sarà ulteriormente ridotto dalle restrizioni fiscali, dai maggiori oneri per interessi che si diffonderanno nel settore privato e dal ciclo negativo degli investimenti in costruzioni. La domanda interna continua a soffrire mentre a ridurre il tasso di crescita contribuirà il rallentamento della crescita della domanda estera.

Il Governo italiano continua a promettere crescita ed occupazione mentre mancano i pilastri fondamentali di una opportuna affermazione economica, duratura e ben radicata. C’è una forte sofferenza del mercato domestico come dimostra l’indagine dell’Ance sulle imprese di costruzione italiane presenti all’estero.

«Il fatturato prodotto all’estero», si legge nel documento dell’Ance, «è più che triplicato in meno di 10 anni (dai 3 miliardi del 2004 ai 9,5 del 2013), la produzione è aumentata dell’8,6%, il portafoglio delle commesse si è arricchito di 319 nuovi lavori per complessivi 17 miliardi di euro. Sono numeri sui quali è bene riflettere, specie se confrontati con la difficile situazione del mercato a livello nazionale. Nel periodo 2004-2013 le imprese che hanno partecipato al Rapporto Ance hanno visto diminuire la propria attività in Italia del 7,2%, mentre al di fuori dei confini nazionali è cresciuta del 206%. Negli ultimi anni si sta assistendo, per molte aziende, a una sostituzione tra le attività nazionali e quelle estere. Se nel 2004 il fatturato prodotto in Italia rappresentava il 70% mentre quello estero pesava poco più del 30%, attualmente la situazione è quasi ribaltata: 60,1% il fatturato estero, meno del 40% il fatturato prodotto nel mercato interno».

Con Giuseppe Civati, deputato del Pd, esaminiamo la situazione politica ed economica costantemente in contrasto, con forti resistenze politiche.

 

Il quadro macroeconomico italiano non è rassicurante. Quali sono le priorità da affrontare e da risolvere in tempi rapidi?

E’ necessario adottare una maggiore chiarezza sulle politiche economiche messe in campo dal Governo. Purtroppo l’Italia non ottiene quei grandi risultati tanto attesi dalla politica condotta in Europa, mentre la situazione si tramuta in un problema gigantesco da risolvere. Servono scelte chiare e decise accompagnate da discorsi aperti e maggiormente lineari, meno conflittuali con tutti gli altri Paesi. Ciò che è totalmente assente è un’indicazione determinata e ben precisa sulle politiche di sviluppo e sulle politiche industriali da adottare con semplicità e con rapidità. L’Italia deve seguire una linea economica con un chiaro progetto per il futuro della nazione.

La società è in continua trasformazione con crescenti emergenze da fronteggiare. Qual è la risposta adeguata del Pd secondo Giuseppe Civati?

L’Italia ha un grande problema causato dalla criminalità economica. La minoranza delle persone affronta e discute tranquillamente questo argomento ma è una realtà troppo presente nel Paese. Stiamo assistendo a un’enorme fatica portata avanti dal Governo per inserire il reato di autoriciclaggio. Può sembrare un piccolo intervento ma, secondo il Ministero dell’Economia, l’autoriciclaggio è stimato dai 2 ai 3 miliardi di Euro. Purtroppo non c’è chiarezza nell’azione di Governo. E’ sicuramente fondamentale il ruolo dello Stato come regolatore nelle scelte di economia, ma può incentivare e disincentivare comportamenti opportuni, al fine di agevolare una migliore crescita economica. Il tema dell’efficienza energetica torna prepotente nell’attualità economica italiana, come quello riguardante le politiche di rete per lo sviluppo delle imprese.

Quali cambiamenti subiranno i diritti nel terzo millennio, a seguito delle riforme strutturali?

C’è troppa flessibilità nel mondo del lavoro italiano introdotta ormai da molto tempo. Sono il primo promotore del contratto unico ma deve essere realmente unico, altrimenti diventa pericoloso e può tramutarsi in un serio danno per i lavoratori. Tutto ciò riguarda anche la polemica ideologica sull’articolo 18 perché sappiamo bene che è stato già riformato ampiamente due anni fa dalla legge Fornero, con il Governo guidato da Mario Monti. I diritti civili devono essere affrontati senza posticipare la discussione, magari per affrontare l’argomento in un secondo momento. Sui diritti elettorali e su quelli istituzionali stiamo facendo troppi passi indietro. Non ho alcuna difficoltà nel riconoscermi nel programma delle primarie di Matteo Renzi. Ma in questo periodo è proprio Matteo Renzi a cambiare il programma per il quale è stato votato nel Partito democratico. Tutto ciò sta alimentando un clima pesante, poco chiaro, poco obiettivo, sicuramente molto difficile da sostenere. Il problema alla base di questi stravolgimenti resta quello di capire come fare a reggere una scelta politica, la quale si basa su diversi argomenti così complessi e così rilevanti per il Paese. Purtroppo Matteo Renzi è convinto di costruire la nuova sinistra italiana ma invece sta facendo la vecchia destra in alcuni casi specifici. Matteo Renzi vuole ispirarsi alla destra liberista un po’ privinciale, squisitamente all’italiana, ben rappresentata da Maurizio Sacconi, da Maurizio Lupi, da Denis Verdini. D’altronde sono gli attuali protagonisti di questa stagione politica.

Come giudica il ruolo condotta dalla Banca centrale europea?

Mi sembra che Mario Draghi stia vivendo un momento molto complicato e sicuramente difficile. Il Presidente della Banca centrale europea ha avuto delle buone intuizioni su alcuni temi economici, proprio per provare ad aprire una stagione completamente nuova. Le Istituzioni politiche, quelle che dovrebbero accompagnare determinate scelte, si sono messe di traverso, impedendo qualsiasi azione economica capace di portare buoni risultati a tutta l’Europa. Sarebbe comunque auspicabile trattare questi argomenti con cautela e con maggiore pacatezza perché c’è un uso troppo frequente di toni eccessivamente roboanti. 

 

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