domenica, Novembre 28

Giuda è fiorentino e si chiama Feysal

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Un brano interpretato in perfetto inglese.

Sì, certo, lo avevo ben preparato. Mi sono perfezionato nelle lingue. Devo aggiungere che la produzione era andata anche a Londra a cercare per questa versione speciale un Giuda di colore che potesse rivestire i panni che per tanti anni erano stati indossati dal mitico Carl Anderson, l’amico del cuore di Ted Neeley, scomparso nel 2004. Poi si resero conto che il Giuda di colore lo avevano in casa.

 

E parla fiorentino, con la stessa ‘c’ aspirata dei fiorentini e la passione viscerale per la Fiorentina, non è così?

Esatto, è proprio così. Prima la squadra la seguivo non solo allo Stadio ma talvolta anche in trasferta e, quando posso, non ne perdo una di partite. Quanto alla ‘c’, nel mio inglese ovviamente sparisce.

 

Ho letto che la tua pronuncia perfetta, tua e di tutti gli altri giovani interpreti, ha colpito anche  l’autore del testo originale, Tim Rice.

Era a Londra e ha manifestato il suo entusiastico apprezzamento per l’interpretazione, una bella soddisfazione per me, per noi giovani interpreti italiani ricevere i complimenti di uno dei due grandi autori di quest’Opera Rock – così mi piace definirla, poiché musical lo trovo riduttivo. Sì, è rimasto estasiato della versione italiana.

 

A Milano e all’Arena di Verona ti sei trovato in mezzo a tre mitici interpreti come Yvonne  Elliman e Barry Dennen, oltre che a Ted. Ti tremavano le gambe?

L’emozione è stata grande, ma ho affrontato la prova con serenità. È stato bellissimo poter cantare e recitare fra l’indimenticabile Maria Maddalena dell’opera originaria e del film e il grande Pilato.

 

Che emozione ti dà lavorare fianco a fianco con Ted Neeley, il mitico Jesus del dramma originario e del film? 

Una grande emozione: è un momento magico che si rinnova ogni sera, per tutti noi è una grande esperienza di crescita, umana e professionale per noi giovani di varie età. Dal direttore d’orchestra alla band, ai ballerini e cantanti, poter lavorare con Ted e con un regista come Piparo, vivere quest’avventura, è una cosa molto bella. Una bella magia.

 

E lui, Ted, ti dà dei consigli?

Sì, certo, sopratutto mi dice di stare tranquillo, di lasciarmi trasportare dalla bellezza della musica che porta la firma di Andrew Llyod Webber, mi dà sicurezza.

 

Immagino sia una prova assai impegnativa che va ben al di là dei vari Talent di cui è piena la TV e che rivestono carattere effimero.

È un’esperienza di crescita e di arricchimento notevole. E di vita. Unica.

 

Che cosa è cambiato o sta cambiando nella tua vita?

Be’, qualcosa sì: è accresciuta la notorietà, sono piovuti vari premi che ovviamente fanno piacere e danno più sicurezza nei miei mezzi, ma io rimango il ragazzo di sempre, con i piedi ben piantati per terra, legato alla famiglia che mi ha sempre assecondato e sostenuto, che crede nel lavoro, nell’impegno, nel sacrificio.

No, se è quello che vuoi sapere, non mi sono montato la testa!

 

E finita quest’avventura straordinaria, cosa c’è nel tuo orizzonte? Ci sono proposte?

Qualcosa, ma ora sono immerso in questa tournèe e non penso ad altro. Certo, il mio sogno è quello di costruire nella e con la musica il mio futuro.

 

Per concludere: come ti senti nei panni di Giuda – una figura tragica, che porta su di sé un peso enorme: quello del tradimento?

In quest’Opera rock Judas è una figura importante, personaggio contraddittorio e combattivo su cui grava l’eterno conflitto amore-odio e che si interroga del perché il destino (Dio) gli abbia riservato quel compito crudele e ingrato, di cui poi lui stesso sarà vittima. Tom Rise ha scritto un capolavoro in cui la vicenda umana e spirituale del Cristo è vista dall’ottica di Giuda, è lui la voce che apre e narra la storia di un martirio simbolo della tragedia dell’umanità. Ci voleva coraggio ad affrontare questa storia così emblematica e fondamentale dall’angolazione di Giuda, giocando sulla contrapposizione tra lui e Cristo e sull’alternanza tutta umana dei sentimenti.

 

E della speranza. Credo che il successo strepitoso, intenso, con continue standing ovation di questo spettacolo, sia anche una risposta non solo emotiva a quanto sta avvenendo in questo periodo nel mondo. Ne parlate tra voi ?

Sì, certo, non viviamo fuori dal mondo e ciò che sta avvenendo è grande motivo di turbamento e preoccupazione. Non è un caso che la scenografia e le immagini  proiettate sullo sfondo contengano non solo riferimenti alle tragedie umane di ieri e di oggi: dallo sterminio degli ebrei alle vittime delle guerre e delle disperate migrazioni attraverso il mare, il cui simbolo è dato dall’immagine del piccolo Aylan, il bimbo siriano morto sulla spiaggia di Bedrun in Turchia.

 

Quando ho chiesto a Ted Neeley cosa pensasse del momento attuale, mi ha risposto: ‘Terrible’. Ma  il Jesus a cui lui presta voce e anima è anche una risposta di speranza, a mio avviso.

È un’opera pacifista, d’amore illimitato, che dà un forte messaggio di pace, fratellanza e misericordia.


Feysal e Ted

 

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