sabato, Maggio 8

Giubileo: Marino lancia l’allarme Isis Giubileo

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Continua tra i colpi di scena in Senato la discussione degli emendamenti sul ddl di riforma della Rai. Maggioranza clamorosamente sotto su un emendamento della minoranza Dem: niente delega a Renzi per la revisione del canone. Voto finale fissato comunque per domani. Caso Azzollini: il capogruppo Pd a Palazzo Madama, Luigi Zanda, non si pente di aver dato libertà di coscienza ai suoi per salvare l’alfaniano dagli arresti. Il Csm apre una pratica relativa alla vicenda delle intercettazioni Renzi-Adinolfi, ma non per indagare sul presunto golpe da operetta messo in atto dall’attuale premier, bensì su chi le abbia ‘soffiate’ ai giornalisti. Il Rapporto Svimez 2015 dipinge un quadro tragico del Sud Italia: occupati nel 2014 come nel 1977, un cittadino su tre a rischio povertà. La minoranza Dem attacca il (suo) governo. L’ex grillino Sebastiano Barbanti propone di «azzerare le tasse» al Meridione «con le risorse provenienti dalla legalizzazione della prostituzione e delle droghe leggere».

Mafia Capitale si arricchisce di un nuovo capitolo: il Comune di Roma fino al 25 giugno ha continuato a stipulare contratti con le società del gruppo La Cascina (coop coinvolta nell’inchiesta su Buzzi e Carminati e poi commissariata il 6 luglio scorso dal prefetto Franco Gabrielli). Una bazzecola in confronto al marcio che è emerso fino ad ora e a quello che ancora deve venire in superficie. Come quasi sotto silenzio è passata la ‘normalità’ di un nuovo black out nello scalo di Fiumicino. E, infatti, l’imperturbabile sindaco Ignazio Marino prova a distrarre l’attenzione dei cittadini sul ‘Corriere della Sera’ lanciando l’allarme di «rischi concreti di atti terroristici per l’Italia e Roma» in occasione del Giubileo. Anzi, il sindaco si dimostra molto più preciso ammettendo che «questo è il primo Giubileo dopo l’11 settembre 2001 e nell’epoca dell’Isis. Tutte le indicazioni che abbiamo dai servizi segreti americani, come mi hanno confermato i sindaci statunitensi con i quali ho parlato recentemente, parlano di  rischi concreti di atti terroristici per l’Italia e Roma. E io non ho la possibilità di difendere la capitale dal terrorismo con la polizia locale». Un ricorso al terrorismo mediatico, quello di Marino, che si rivela un modo abbastanza scorretto di scaricare le proprie responsabilità di primo cittadino di fronte allo squallido spettacolo della Grande Monnezza di Roma.
L’Ufficio Stampa del Quirinale smentisce (in parte) oggi con una nota ufficiale l’articolo pubblicato ieri dal ‘Fatto Quotidiano’ (ripreso e sviluppato anche da ‘L’Indro). Dalle motivazioni del processo Rostagno, infatti, emergerebbe la partecipazione negli anni ’80 del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad alcune conferenze tenute nel centro culturale ‘Scontrino’ di Trapani, presunto luogo di incontro tra massoneria occulta, mafia e apparati deviati dello Stato. «Sergio Mattarella non ha mai tenuto alcuna conferenza al circolo ‘Scontrino’», si legge nella nota, «la sola volta in cui è venuto a conoscenza dell’esistenza di questo circolo è stata, nei primi anni Ottanta, in occasione della conferenza sulla giustizia tributaria di un suo collega professore della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo che lo ha invitato ad assistervi. Mattarella si è recato ad ascoltarlo, apprendendo in quella sede che la conferenza era promossa da un circolo denominato ‘Scontrino’, a lui del tutto sconosciuto e con il quale non ha mai avuto, né prima né dopo, alcuna relazione o contatto di qualsivoglia genere». ‘Nenti sacciu nenti visti e nenti vogghiu sapiri!’, direbbero nella Sicilia dei Mattarella. Comunque sia, la notizia era stata già insabbiata da ieri, sostituita oggi sui media di Regime dalla frase «nessuno è uomo solo al comando», pronunciata oggi dal Presidente durante la consueta e noiosissima cerimonia del Ventaglio. Lo scopo è quello di farci credere che il fratello di Piersanti si stesse rivolgendo, bacchettandolo, all’uomo solo al comando del momento, Matteo Renzi. Ma è solo un’impressione, perché il capo dello Stato si è poi smentito da solo dando la sua benedizione al «processo delle riforme» che, appunto, è solo renziano e, tutt’al più, alfaniano.

Non si placano le polemiche dopo il salvataggio del senatore Ncd Antonio Azzollini ordinato (anche se non lo ammetterà mai) da Matteo Renzi per tenere in piedi la traballante maggioranza Pd-Ncd. Detto del capogruppo piddino Lugi Zanda, che, come Johnny Stecchino, non si pente più, tocca a Beppe Grillo specificare causticamente in un tweet che «Libertà di coscienza Pd = libertà di pisciare in bocca agli elettori». Libera interpretazione della frase da lord indirizzata da Azzollini verso le suore della Divina Provvidenza di Trani. Se poi ci si mette anche il berlusconiano Renato Brunetta a cianciare di «questione morale», vuol dire che il Partito della Nazione, sostenuto dall’Ala verdiniana e dagli inquisiti Ncd, sta già toccando il fondo

Sui vizi come il gioco d’azzardo, le sigarette e l’alcol lo Stato, si sa, ci guadagna, e pure molto. E più il vizio è dannoso per la salute, più le casse pubbliche si gonfiano di denaro sporco. È per questo che il M5S ha depositato nei giorni scorsi due disegni di legge sia al Senato che alla Camera per chiedere di abolire la pubblicità sul gioco d’azzardo. «Le proposte di legge depositate prevedono tre semplici punti», spiega il grillino Giovanni Endrizzi, «abolire totalmente in ogni forma la pubblicità del gioco d’azzardo, istituire severe sanzioni per chi trasgredisce, destinare le risorse delle sanzioni alla cura del gioco d’azzardo patologico». Il problema, continua Endrizzi, è che lo Stato lucra sui giocatori patologici, circa un milione, di cui molti sono giovanissimi, indotti dalle pubblicità a cadere in quella che è una vera e propria dipendenza dalle conseguenze distruttive. Che poi a spartirsi il bottino con l’Erario sia anche la ‘ndrangheta (come dimostrato da recenti indagini) è solo un particolare trascurabile.

 

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