venerdì, Maggio 7

Il giro di denaro dietro le accuse di molestie sessuali contro Trump All'origine di tutto ci sarebbe una nota e controversa avvocatessa

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La Bloom non ha inoltre mancato di difendere la propria reputazione ricordando di aver «speso l’intera carriera a rappresentare le vittime di molestie sessuali. Sono soddisfatta del cambiamento sociale che stiamo sperimentando, per il quale un numero crescente di coloro che non sono state vittime si attiva per sostenere coloro che hanno subito violenza sessuale. Spero che questo cambiamento possa modificare radicalmente lo status quo, in modo tale che le donne non tollerino mai più di essere oggetto di trattamenti del genere». Il problema, sollevato da alcuni osservatori statunitensi, è dato dalla tempistica: perché queste donne hanno aspettato che Trump divenisse il candidato repubblicano alla Casa Bianca per farsi avanti, visto che le accuse nei suoi confronti risalgono a molti anni addietro? Forse, la risposta può essere rintracciata nella storia di Jill Harth, una truccatrice che nel 1997 accusò il tycoon newyorkese di aver tentato di stuprarla nella sua villa in Florida. Dopo essersi rivolta a Lisa Bloom, la Harth ha rilasciato un’intervista al quotidiano inglese ‘The Guardian’, ha intascato denaro per l’uso della sua immagine da parte dei media ed è anche riuscita a racimolare, tramite l’operazione di crownfounding organizzata dalla Bloom,una somma di denaro utile a permetterle di ripianare un debito legato alla propria abitazione. È inoltre la stessa Bloom a raccontare la vicenda di una sua cliente (di cui non è stato fatto il nome) che aveva accettato di farsi avanti a condizione che la raccolta fondi organizzata dallo studio legale a cui si era rivolta riuscisse a mettere insieme almento 2 milioni di dollari; di fronte a una somma complessiva di 750.000 dollari, la donna si è pertanto rifiutata di testimoniare.

Non va dimenticato che Lisa Bloom è figlia di Gloria Allred, altra specialista del foro e nota icona del femminismo statunitense che di recente ha accettato di assistere Summer Zervos, un’ex concorrente di un programma di cui Trump era presentatore che lo scorso anno accusò il magnate di averla molestata ben 10 anni prima. In alcuni casi, la Bloom ha effettivamente ricalcato le orme della madre, difendendo alcune donne che avevano trascinato sul banco degli imputati il noto presentatore della Fox Bill O’Reilly e il musicista Bill Crosby con accuse di abusi sessuali. Questa linea di condotta – così come le sue rivendicazioni contenute nella replica a ‘The Hill’ – risulta tuttavia difficilmente coniugabile con la decisione della stessa Bloom di assumere le vesti di consulente della difesa di Harvey Weinstein, il potentissimo produttore, finanziatore del Partito Democratico e amico di Obama e dei Clinton caduto in disgrazia dopo esser stato bollato come stupratore sulla base di decine di testimonianze rese da attrici più o meno famose. Ma prima che l’intero universo di Hollywood gli facesse terra bruciata intorno, Weinstein era stato osannato da alcuni dei più grandi attori del nostro tempo (tra i quali Meryl Streep, che lo paragonò a una divinita prima di scaricarlo una volta emerso pubblicamente lo scandalo) che molto difficilmente potevano non sapere delle sue ‘abitudini sessuali’, visto che già nel 2004 la giornalista Sharon Waxman aveva parlato sul ‘New York Times’ della notevole massa di indizi assai preoccupanti a carico del produttore che era riuscita a raccogliere, prima che l’inchiesta venisse insabbiata a causa delle forti pressioni esercitate dallo stesso Weinstein e di alcune star a lui vicine.

Da ciò si evince che, negli Stati Uniti, qualsiasi scandalo tende giocoforza ad assumere una forte connotazione politica, a prescindere dalla sua consistenza e fondatezza.

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