venerdì, Maggio 14

Giovani: promuovere la lettura

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Giovani troppo distratti e poco seguiti dagli adulti con bassi livelli registrati nei confronti della lettura di libri e di giornali, delineano un serio rischio della crescita culturale del Paese. E’ utile sottolineare quanto possa incidere negativamente un simile scenario sociale sull’economia italiana. Per cambiare l’approccio culturale verso la lettura è necessario un forte investimento, capace di promuovere opportunamente una maggiore curiosità letteraria, specialmente nei giovani. Le nuove generazioni devono essere costantemente supportate e sostenute dalla lettura dei giornali e dei libri, perché altrimenti si perde quella buona crescita culturale, rischiando una preoccupante omologazione della società.

I dati sulla lettura in Italia non sono confortanti e devono fare riflettere la politica italiana: oltre 800 mila persone sono uscite dal mercato della lettura di libri; più della metà della popolazione legge meno di un libro all’anno; oltre 1,9 milioni di persone hanno smesso di leggere abitualmente un quotidiano e 3,6 milioni di persone un periodico.

Questo desolante scenario sociale è solo parzialmente imputabile alla crisi economica generale, poiché c’è da registrare una costante diminuzione del consumo dell’offerta culturale rispetto agli altri beni. La brillante iniziativa di introdurre un bonus lettura che consentirebbe ai giovani, di età compresa tra i 18 e 25 anni, di acquistare libri e abbonamenti a quotidiani e periodici, pagando solo il 25% del prezzo (il restante 75% verrebbe corrisposto con il bonus fino a un massimo del contributo pubblico di 100 euro a persona), vuole incentivare i giovani alla lettura e al consumo di prodotti culturali. Acimga, Aie, Anes, Argi, Asig, Assocarta, Assografici e Fieg, otto associazioni della filiera carta, editoria, stampa e trasformazione, avanzano la proposta ma resta soltanto un’iniziativa provvisoria che non può incidere con determinazione sull’approccio culturale dei giovani, perché occorrono serie politiche educative nei confronti della lettura. Queste azioni sporadiche, seppure meritevoli nella loro natura e nel loro obiettivo, rischiano di vanificare quella opportuna promozione, trasformando il bonus lettura in un semplice e banale sconto per acquistare prodotti culturali.

C’è una particolare preoccupazione per la disaffezione al libro da parte dei giovani, causata soprattutto dagli adulti. La lettura non è più quel buon veicolo culturale da conoscere sin da bambini, diminuendo lentamente la fondamentale crescita dei giovani.

La lettura nei giovani è fondamentale per la nostra cultura, per i nostri giovani e per la futura società. E’ recente la notizia di una ennesima indagine“, commenta Bianca Spadolini, Ordinario di Pedagogia Generale presso l’Università di Roma Tre, “realizzata negli Stati Uniti d’America nella quale emerge la preferenza dei giovani per il libro cartaceo rispetto a quello elettronico. Le principali ragioni di questa scelta possono essere rintracciate sia nella possibilità offerta dal cartaceo nella personalizzazione dello strumento libro, sia perché tale personalizzazione facilita la memorizzazione e sviluppa la riflessione. I bambini, nella primissima infanzia, amano il libro che risponde ai loro bisogni di esplorazione e scoperta del mondo, attraverso le loro modalità di apprendimento basate sulla immaginazione, fantasia, creatività. Gli adulti hanno spento questo aspetto ludico della loro esperienza di crescita e impediscono ai bambini di svilupparla e favorirla“.

La Buona Scuola proposta da Matteo Renzi vuole stravolgere l’insegnamento scolastico, forse troppo antico e poco proiettato verso la società del XXI secolo, dove la modernità deve essere al centro delle scelte quotidiane degli insegnanti e degli studenti. La lettura nei giovani deve essere una priorità da seguire per una buona crescita culturale, mentre nella proposta di Matteo Renzi non emergono in modo chiaro queste necessità pedagogiche. Sarà un’ennesima distrazione?

Anna Angelucci, docente di italiano e latino presso il liceo scientifico statale Louis Pasteur di Roma, esponente dell’associazione nazionale “Per la scuola della Repubblica”, solleva una dura critica riguardante la proposta di Matteo Renzi della Buona Scuola, specialmente sulle scarse politiche riguardanti una maggiore promozione alla lettura dei giovani.

 

La Buona Scuola proposta da Matteo Renzi quale politica della lettura vuole adottare per sensibilizzare maggiormente i giovani?

Nella proposta di Matteo Renzi non c’è nessun riferimento alle politiche della lettura. E questo non deve sorprendere perché in realtà l’intero pacchetto si configura globalmente non come una vera riforma della scuola bensì, da una parte, come una modifica unilaterale del contratto degli insegnanti, funzionale all’assunzione dei precari imposta dalla sentenza della Corte Europea; dall’altra come una proposta di privatizzazione della scuola statale. La Buona Scuola accenna in modo marginale e generico all’aumento delle ore di educazione fisica e di arte nel segmento primario del sistema scolastico e, con altrettanta rapidità e superficialità, vagheggia l’implementazione dell’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera nella scuola superiore. Stop. Non affronta il nodo cruciale della formazione degli insegnanti, anche in relazione ai nuovi linguaggi della comunicazione, liquida il problema della riflessione sulla didattica delle discipline, auspicando un massiccio incremento delle tecnologie multimediali. Come se quella fosse la panacea per tutti i mali. O vogliamo credere veramente che invitando i ragazzi a usare il dispositivo elettronico invece di quello cartaceo possiamo riavvicinarli alla lettura?

Le scuole nei Paesi europei quali politiche della lettura adottano rispetto all’Italia?

Quello che conta è anche l’ambiente di apprendimento in cui i giovani sono immersi. Le nostre scuole sono fatiscenti e respingenti. Non sono luoghi di aggregazione sociale e culturale. D’inverno fa freddo, perché gli Enti locali per risparmiare spengono i riscaldamenti a metà mattina; d’estate fa troppo caldo perché non c’è la climatizzazione. Negli ultimi sette anni, a partire dalla finanziaria del 2008, il bilancio della scuola statale è stato drammaticamente eroso: oggi le scuole dispongono di un terzo dei finanziamenti del passato. E il numero degli studenti non è diminuito. L’Italia è un Paese in cui la scuola non è vista come un investimento ma come una pesante zavorra. In Italia non c’è nessuna politica di promozione della cultura, men che meno per i giovani. Un esempio? Invece di finanziare iniziative pubbliche gratuite, volte ad avvicinare i giovani al nostro straordinario patrimonio artistico, archivistico e librario, il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha pensato bene di trasformare la carta dello studente ‘Io Studio’, fino a un anno fa utilizzabile esclusivamente per avere riduzioni su spettacoli, mostre e acquisto di libri, in una carta di debito prepagata aderente a un circuito commerciale internazionale. Quello economico è l’unico tipo di interesse che i giovani suscitano nei nostri decisori politici.

C’è un segmento didattico nella scuola che dovrebbe essere supportato da un maggiore coinvolgimento dei giovani alla lettura?

Ogni segmento del sistema scolastico, dalle elementari alla secondaria di secondo grado, potrebbe e dovrebbe essere supportato da risorse e proposte adeguate per promuovere un maggiore coinvolgimento dei giovani alla lettura. In questo senso appare veramente paradossale la riduzione delle ore delle discipline dell’area umanistica operata dalla riforma Gelmini. E, più in generale, la riduzione di tutto il tempo scuola. Le esigenze culturali e sociali di un Paese che, in tutta evidenza, avrebbe bisogno di più scuola sono state sacrificate sull’altare dei tagli lineari. Ma esiste un disegno di legge di iniziativa popolare depositato in Parlamento che ribalta totalmente questa impostazione economicistica, rideclinando la scuola della Costituzione: si chiama “Per una buona scuola per la Repubblica” e in tutta Italia c’è una forte mobilitazione per affermarla. Una proposta di legge che riporta al centro dell’attenzione qualità e senso dell’attività didattica.

Quale modello europeo può considerarsi migliore nella sensibilizzazione dei giovani verso la lettura?

Ancora una volta, il modello è quello dei Paesi Scandinavi e della Finlandia: programmi di lettura mirati e obbligatori fin dalle elementari, insegnanti specializzati che affiancano e supportano le attività dei docenti curricolari: esattamente il contrario di quello che avviene in Italia, dove, per risparmiare, si pretende che l’insegnante curricolare, al quale non è stata offerta nessuna formazione specialistica, sia in grado di gestire classi-pollaio, con alunni stranieri non italofoni, disabili e studenti con bisogni educativi speciali. Il tutto con uno stipendio da fame e un contratto scaduto da anni.

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